Dal 2 al 6 settembre siamo a Gradisca d’Isonzo per In\Visible Cities, Festival Urbano e Multimediale organizzato dall’associazione quarantasettezeroquattro. Dando continuità al percorso iniziato nel 2023, anche quest’anno costruiamo una piccola redazione composta da ragazze e ragazzi fra i 17 e i 22 anni per allenare il nostro sguardo critico sulle arti performative.
Una chimera viola e verde
di Marianna Canfora
Le luci di Casa Festival si accendono, le persone accorrono e la musica suona: è la prima settimana di settembre 2026, e Gradisca d’Isonzo si è illuminata dei colori della dodicesima edizione di In/Visible Cities.
Un festival camaleontico i cui suoni riverberano in birrerie, enoteche, piazze, dai luoghi più inusuali alle vie percorse giornalmente da innumerevoli persone; un’attrazione al grido della diffusione di arte e teatro contemporaneo capace di riunire nei suoi spazi una comunità variegata ed emozionata.
In/Visible Cities ogni anno propone spettacoli e performance partecipative dalle tematiche più disparate, lasciando il proprio pubblico abbracciare nuovi orizzonti, scoprire culture diverse, ed anche riflettere su fenomeni naturali e sociali, ingiustizie ed argomenti tabù, tutto tramite linguaggi non convenzionali e spesso fuori posto. “Andare fuori” è il titolo dell’edizione, e rispecchia perfettamente la volontà di scoperta della folla: ri-considerare forme d’arte che spesso vengono evitate per avversione alle novità e alle stranezze. Tutto ciò tira un filo che lega un pubblico di tutte le età, nazionalità e preferenze artistiche. C’è chi si ritrova per caso a seguire il labirinto di banner viola e verdi che conducono alla prossima performance e chi, invece, aspetta la fine dell’estate proprio per potersi immergere in questo mare di cultura – come noi, gli In/Visible Critics.
Lo Young Staff di In/Visible Cities si è trovato catapultato nell’opportunità di vivere la realtà dello staff di un festival per le ragioni più disparate: chi ne è venuto a conoscenza grazie all’azione di Alessandro Cattunar, presidente dell’associazione Quarantasettezeroquattro, grazie a cui queste due fatidiche settimane si illuminano tra fari e led; chi grazie al percorso di Visioni Future, un progetto dedito alla divulgazione del processo creativo e logistico che precede la riuscita di un festival; chi invece è stato ammaliato dal passaparola dei propri amici “veterani” di In/Visible Cities ed ha voluto ad ogni costo prenderne parte.
Tra sfide all’ultimo morso di panini dalle dimensioni mostruose e costruzioni di imponenti galline in forex – e che sia chiaro, il simbolo del festival è una gallina, non un pollo -, i compiti dello Young Staff sono molteplici. Messa a punto degli spazi scenici e di archivio, restituzione dei nostri pensieri riguardanti tutte le performance che abbiamo l’opportunità di sperimentare, la gestione dei profili social, la pubblicità e il contatto con il pubblico e con i performer, sono gli incarichi che caratterizzano quella che per alcuni è la prima vera esperienza all’interno del mondo del lavoro.
Tanti giovani dai trascorsi e dalle esperienze differenti si ritrovano a condividere la propria percezione di uno stesso spettacolo, vissuto assieme ma internalizzato autonomamente: un arcobaleno di interpretazioni che, nella loro diversità, fungono da collante per il gruppo affiatato che si ritrova ogni settembre. Le conversazioni da ciò scaturite sono momenti di prezioso arricchimento, cristalli inseriti nel bagaglio personale che ognuno di noi porterà con sé nel proseguimento della propria vita. Fidandoci gli uni degli altri, fungiamo da guide reciproche – chi ormai è abituato ai ritmi del lavoro, partecipando da tre o quattro anni, e chi invece propone novità, esplorando il festival con occhi nuovi.
In/Visible Critics non è solo un team composto da nomi e cognomi, è un’esperienza corale che trascende le singole persone e connette chi ne ha fatto parte, chi tuttora la sperimenta e chi ancora non ne è a conoscenza. Una chimera che, come In/Visible Cities, rimane la stessa nonostante il perpetuo cambiamento.
Qui di seguito, i racconti dei/delle giovani giornaliste/i che hanno attraversato con occhi e orecchie attente e curiose l’edizione 2026 Andare fuori!: [elenco in aggiornamento]
- #01 Cartolina da Gorizia. Una serata in birrificio, tra performance, profumi e storie – Francesca Spanghero
- #02 Segni di Resistenza – Elena Castellan
- #03 Beat nelle vene. ‘SPEED’ di Parini Secondo – Ottavia Chiaramonte
- #04 Cuore fuori fuoco. ‘T’appartengo’ di LeNotti – Sabrina Bello
- #05 Il disagio diventa ammirazione. ‘Seeking Unicorns’ di Chiara Bersani – Maria Zucchi
- #06 Fra i venti della memoria. ‘Partshòtt di Andrea Dante Benazzo’ – Valeria Cavallero
- #07 «La prima nota del tremendo». ‘ANGELS ORDERS The Rilke Project’ di IVONA – Sara Aurora Driussi
- #08 C’è posta per noi. ‘Handle With Care’ di Ontroerend Goed – Marianna Canfora
- #09 Resistere nonostante tutto. ‘What Will We Do Without Exile?’ di Basel Zaraa – Elena Castellan
- #10 Cartolina da Gorizia. ‘Tea For Five’ Opium Clippers – Nuove prospettive storiche davanti a una tazza di tè – Francesca Spanghero
L'autore
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Redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee.


