La meraviglia, la paura e la curiosità di ciò che è sconosciuto sono tutti racchiusi in un’unica parola: unicorno. Chiara Bersani ha trovato in essa un mezzo perfetto per esplorare i percorsi della mente umana di fronte all’ignoto. L’artista ha creato Seeking Unicorns, un’esperienza di crescita del pensiero, accompagnando il pubblico nel cammino dalle prime impressioni e dai pregiudizi, alla curiosità e a un senso di agio e di coinvolgimento. La disabilità di Bersani ha fatto sì che, per tutta la vita, sguardi, giudizi e pena fossero accompagnatori costanti. Ha scelto allora di utilizzare la performance per trasformarli in forza, in un mezzo di connessione.
Lo spettacolo è stato messo in scena nella Sala Consiliare di Gradisca d’Isonzo, uno spazio molto particolare e meravigliosamente illuminato. È privo di palcoscenico, di conseguenza l’artista ha potuto costruire una relazione diretta con il pubblico, disposto a ferro di cavallo attorno a lei.
Inscenando una trasformazione sia di sé stessa che degli spettatori, passando da una creatura sconosciuta, ha trovato la sua voce “come unicorno” e ritrovato una comunità sonora. La performance prende avvio da un insieme di suoni ansimanti e quasi grotteschi, accompagnati dai movimenti della Bersani che si relaziona in maniera diretta e personale con gli spettatori, sedendosi tra di loro, avvicinandosi con sguardi, smorfie e sorrisi. L’artista trova poi una tromba, ovvero la voce di questo unicorno e passa a una ricerca di risposta a un richiamo sonoro, gutturale. Lo spazio offre un collegamento ad un terrazzo, dove i musicisti si nascondono, che ha permesso di creare un effetto di pura sorpresa alla risposta sonora e al richiamo proposto dall’artista attraverso una tromba: la voce dell’unicorno.
Il riscontro del pubblico è vario, da un senso di inquietudine, a una forte commozione, fino a un sentimento di disagio per essersi ritrovato, magari per la prima volta, davanti ad una disabilità così rara ed evidente. È qui che sta tutta l’efficacia della performance: il mutevole pensiero umano messo di fronte a ciò che è diverso o sconosciuto e l’abilità della Bersani di utilizzarne la mutevolezza a suo favore.
Camminando per la strada, come donna, si prova un iniziale timore nel vedere un uomo vestito di scuro, con gli occhiali da sole e il viso duro. Poi però si nota che sta solo ascoltando musica per i fatti suoi o ci offre un sorriso passando e a quel punto la paura e il disagio si tramutano in tranquillità. L’attimo di trasformazione, di evoluzione del pensiero, è ciò su cui l’artista si è basata per creare questo spettacolo, allungandolo e distorcendolo a suo piacimento, imponendo al pubblico una relazione diretta, causando in loro un’oscillazione di pensiero. Non lo conosco e mi spaventa, ma devo davvero averne paura?
La potenza creata dalla risposta musicale al suo richiamo di tromba ha vibrato in tutti gli spettatori. Espressioni di meraviglia, commozione e un sentimento di divenire per raggiungere la forma a noi destinata grazie all’ambiente più adatto a noi. Anche per i musicisti stessi, secondo le loro parole, si è trattato di un’esperienza così differente dal solito, così particolare – soprattutto perché priva di regole – è stata inizialmente spaesante; ma poi sono riusciti a tenere una mente aperta, permettendosi di divertirsi e di godersi la musica senza restrizioni, per una volta.
Chiara Bersani, una persona dolcissima e solare, è riuscita a trasformare un ostacolo in un mezzo di unione, a trovare la sua forza e a condividerla con tutto il mondo, mettendosi a nudo di fronte al suo pubblico, condividendo con noi le sue forme uniche e permettendoci di osservare e comprendere una piccola parte del suo lungo e difficoltoso percorso. Non è facile esporsi completamente a decine di sconosciuti, incontrandoli per la prima volta e condividendo con loro il proprio viaggio e la propria forma. Un’opera commovente, di grande potenza e molto personale, differente per ognuno di noi.
Maria Zucchi
L'autore
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Redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee.


