menu Menu
Corpo alle ombre. Conversazioni intorno alla musica di scena
di Alex Giuzio Giulia Penta pubblicato in Speciali il 24 Settembre 2022 0 commenti 4 minuti di lettura
Corpo alle ombre #1. Mirto Baliani Articolo precedente Per uno spettatore critico. Laboratorio di giornalismo a Vie Festival 2022 Articolo successivo

Tentare di definire verbalmente l’essenza di un fenomeno immateriale come il suono può sembrare un’impresa assurda. In Intervista sulla musica (Laterza 1981) Luciano Berio si rifiuta, con l’eleganza sua propria, di definire l’oggetto della sua professione.

Sig. Berio, che cosa intende lei per musica?
«Nessuno si sarebbe sognato di domandare a Beethoven che cos’è la musica. Oggi invece lo si fa. Mi sembra che un musicista possa coerentemente parlare di se stesso soprattutto parlando degli altri e di quanto gli sta intorno e alle spalle. C’è sempre una zona di irrealtà nell’opera musicale che può essere avvicinata solo attraverso la mediazione di opere assimilate e di esperienze fatte, con le quali non dobbiamo necessariamente identificarci, ma che noi avviciniamo e osserviamo – cioè amiamo – perché a noi sembra che su di esse più che su altre si sia incollata la storia e perché siamo portati a investire in esse, più liberamente, forse il meglio non realizzato di noi stessi e, più scopertamente, il nostro inconscio (musicale). Si farà allora meglio a chiedersi perché la musica? Anche definire la poesia è impossibile se non che per essa è ancora possibile distinguere tra la lingua parlata e lingua scritta, distinzione che rende individuabile un confine. Allora la musica potrebbe essere questo: la ricerca di un confine che viene continuamente rimosso».

Corpo alle ombre. Conversazioni intorno alla musica di scena, parte del progetto Turn on your ears di Altre Velocità, vuole dunque essere non solo un ciclo di interviste agli artisti che compongono musica per il teatro, ma piuttosto, come dice Berio, un «parlare d’altri e di quanto gli sta intorno e alle spalle». Un’esplorazione, quella che porteremo avanti nei prossimi mesi con una serie di conversazioni in podcast, che non nasce per delimitare con nuove parole qualcosa di già esistente, bensì per tracciare i contorni di una presenza-assenza, per provare a restituire centralità a ciò che si rifrange senza essere visto.

Corpo alle ombre nasce col timore di incagliarsi nel dare utilità all’inutile (col detto «dare corpo alle ombre» si indica infatti il preoccuparsi di problemi inesistenti), e al tempo stesso vuole riportare alla luce delle individualità spesso relegate in un cono d’ombra perché provenienti da un ambito professionale che purtroppo non viene spesso considerato per la sua incisività. Partendo dal presupposto per cui l’ascolto è una parte fondamentale del guardare il teatro, ci siamo soffermati sul significato di “suono” e su quello meno intuitivo di “ascolto”: il musicista Luigi Ceccarelli ne parla in maniera esaustiva nel dossier Teatri del suono (dall’annale 2018 di Culture teatrali), arrivando ad affermare che “suono” significa “eventi che accadono”, che decidere se ascoltare o non ascoltare è più che altro uno stato mentale e che il saper ascoltare è una condizione culturale. Ci siamo dunque voluti mettere in ascolto di quella parte invisibile ma fondamentale che genera, assieme alla parola dell’attore, la meraviglia del teatro. Nelle arti sceniche, il suono ha infatti il ruolo di circondare le immagini, farle vedere meglio, connotarle. Dalla musica lo spettatore può essere avvolto, ferito, sedotto e reso più sensibile alle sottigliezze dell’attore. Nel teatro, il suono è estetica emozionale, ma serve anche a introdurre alla visione, a costruire le scene, a donare loro una tonalità, una quarta dimensione. Per questo abbiamo ritenuto importante, in aggiunta al prezioso lavoro accademico degli studiosi che si sono occupati di indagare la drammaturgia del suono (in particolare Enrico Pitozzi e Valentina Valentini), dare un piccolo contributo con la testimonianza diretta di coloro che generano la drammaturgia sonora della scena. In Corpo alle ombre si faranno parlare direttamente i musicisti per conoscere le loro biografie, i loro percorsi e la loro poetica; per capire come funziona la creazione della musica per il teatro e qual è l’invisibile ma complesso processo di creazione.

Indice

  1. Mirto Baliani

Condividi questo articolo


Articolo precedente Articolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cancella Invia commento

keyboard_arrow_up