La testimonianza che state per leggere è un “diario di bordo” della danzatrice e artista visiva Noemi Piva dalla residenza di Giovanni Onorato nell’ambito del progetto Artists in ResidenSì 2025 all’AtelierSì di Bologna, di cui l’autrice è stata tutor. Ad accompagnare il resoconto, alcune illustrazioni composte dalla stessa Noemi Piva.
Giorno 1
— Non puoi toccare a terra con i piedi. Non tremare, non toccare a terra che è pericoloso. Non puoi toccare a terra con i piedi. Devi rimanere salda — Teseo, a gattoni, regge sulla schiena la principessa di Creta — fra le tue braccia calde / anche l’ultima paura / morì — Su queste parole, finisce il tempo della prima improvvisazione della giornata.
Ci sediamo. Di fronte a me: Claudio Molinari, Susanna Re e Giovanni Onorato, rispettivamente Teseo, Arianna e Asterione. La luce entra da una sola finestra aperta. Questa sala oggi ha le pareti, il pavimento e il soffitto neri. I tecnici Donato e Gerardo l’hanno abbigliata per l’occasione: tronchi di metallo e tavoli robusti sorreggono un proiettore, un computer, una televisione, un mixer. Ateliersi ospita il secondo periodo di residenza dell’ultimo progetto di Giovanni Onorato, ispirato al mito del Minotauro.
In questa fase di lavoro, l’improvvisazione è uno degli strumenti propedeutici alla creazione di testi e scene. Riprendiamo. Giovanni suggerisce di “mantenere le azioni e portarle fino al termine”. La scena su cui stanno lavorando prepara Teseo all’ingresso nel labirinto e mostra i due amanti in un contesto domestico. Giocano, si inseguono e fanno boccacce, esprimendo un affetto tenero da cui affiora gradualmente qualcosa di inquieto. Alla fine Susanna rivolge la schiena a Claudio, che le tiene i palmi sugli occhi. Dopo tanto chiasso resta solo il respiro di questi corpi che brancolano lenti, lo scricchiolare del legno sotto i piedi nudi. I miei occhi bassi appuntano, le mie mani disegnano. Uno dei compiti che ho questa settimana è illustrare e animare il racconto del mito, che verrà proiettato fra la seconda e la terza scena.
Giovanni segna i suoi appunti su un grande quaderno, pescando dall’astuccio pennarelli di tutti i colori — Se una compagna fa una proposta, proviamo a svilupparla, state lavorando insieme — “Cercare”, “frizione”. Le parole che emergono sono semplici, me le segno che non si sa mai.
— Fra le tue braccia calde / anche l’ultima paura / morì — ASTERIONE è stato immaginato come un musical. Andrea Veneri, Dedalo, ne cura il paesaggio sonoro, campionando e modulando i suoni prodotti da azioni, dialoghi e strumenti musicali. Fra questi una fisarmonica a bocca, una chitarra elettrica e una tastierina Casio. Parte del lavoro riguarda lo studio e rivisitazione di una selezione di brani da incastonare nella scrittura scenica. Una delle reference principali è l’album Incisioni di Danio Manfredini che include, tra gli altri, “Vento nel vento” (dall’originale di Lucio Battisti). Pausa. Dal bagno arriva la voce di Susanna — io e te / io e te / io e te / perché io e te? —
Concludiamo la giornata con l’esercizio delle “tre stanze”: in tre punti dello spazio Claudio improvvisa in prima o in terza persona, passando da uno all’altro seguendo le indicazioni di Giovanni. I temi scelti riguardano il rapporto con il potere e il maschile, partire da materiali autobiografici è il metodo scelto per incarnare i personaggi del mito. Claudio ha di recente partecipato a X-Factor e in stanza C imita Manuel Agnelli, mentre in stanza B canta le sue canzoni — Gli idoli sono finiti. Tutti gli idoli che ho conosciuto sono dei coglioni, non bisogna mai fare gli idoli. Ci sono molti uomini, pensavo —
La sincerità con cui queste persone si espongono e mettono in gioco, mi colpisce ogni volta. Questo posto è pieno di musica.

Giorno 2
Andrea è arrivato ieri sera, sta finendo di montare l’attrezzatura. Susanna, sul pavimento nero della sala, ascolta Luna diamante di Mina. Salendo le scale incontro Claudio — i tuoi occhi sono pieni di sale \ i tuoi occhi sono pie…— la canzone si sfuma con i rumori che arrivano dalla strada, mentre vado in direzione opposta. Con Giovanni discutiamo il possibile ampliamento del repertorio di canzoni nel progetto.
L’appuntamento in sala è per le 10:00. Tutto è in penombra, la luce delle finestre piove addosso ai performer una luce dorata. Brilla loro i capelli, il naso. Conduco un riscaldamento fisico a coppie che inizia con gli occhi chiusi e si conclude con una breve pratica di movimento, trasformandosi gradualmente nella terza scena. Ancora una volta vediamo Teseo portare sulla schiena un’Arianna a cavalluccio. Dalla scatola nera emergono come per magia immagini che si fondono l’una nell’altra, con il colore rosso come unico appiglio sempre presente. Andrea campiona e modula i suoni prodotti dai performer in scena, aprendo finestre su altri paesaggi e scolpendo lo spazio in architetture invisibili ma presentissime.
Il Minotauro ci accoglie nella sua casa piena di stanze. Giovanni e Andrea hanno lavorato su un immaginario spezzato e sincopato, generato dall’inconscio e dalle fantasie del mostro, “archivio” vivente della violenza che lo ha prodotto. Dedalo tiene insieme i frammenti, creando una tessitura musicale unitaria. Il lavoro si sviluppa alternando i momenti nella casa di Asterione e il mondo “fuori”. Concludiamo con un primo tentativo della scena successiva, in cui il Minotauro e Teseo si incontrano. Questa si svilupperà ulteriormente sperimentando le sue possibilità illuminotecniche, di cui si occuperà Francesco Tasselli (che segue Giovanni anche nel suo ALDE). Claudio dovrà interagire con il buio pastoso del labirinto, spezzato dall’unica luce che il Minotauro indossa sul volto.

Giorno 3
Colazione. Prendiamo il caffè mentre Claudio e Susanna leggono ad alta voce I re di Cortázar. Questa mattina riprendiamo il monologo di Arianna, imbastito nella residenza precedente. La principessa ha lasciato il filo a Teseo prima che entrasse nel labirinto, forse nella speranza che il fratello lo uccida e ritrovi la strada di casa. Divisa fra due amori, attende il ritorno di uno dei due. In questa versione del mito vogliamo far emergere la volontà di lei, emancipata dalle figure maschili che la circondano. Le sue parole nascono trattenute, scappano quasi per sbaglio e si inseriscono nella trama testuale nervose e imbarazzate, concedendosi infine al proprio orecchio e a quello di chi ascolta.
Proseguo le illustrazioni da animare. Il cortometraggio inizia con il rapimento di Europa da parte di Zeus, atto violento e fondativo. Dopo una serie di tentativi e bozzetti, optiamo per uno stile di disegno che segua questo aspetto del mito, in cui il controllo di dinastie e territori passa per quello dei corpi, e in particolare di quelli femminili. Nel video, come in scena, a dominare sono il nero e il rosso: sangue che nutre e modella anatomie e storie a venire. In questo senso, la figura di Arianna diventa nodale, ponendosi come punto di rottura di una genealogia fondata sulla violenza. Nel finale vorremmo vederla finalmente scegliere per sé, forse la morte piuttosto che l’ennesima sottomissione. Questa possibilità per ora resta aperta, attraversando il lavoro come domanda piuttosto che come risposta. I materiali testuali si inseriscono nella rivisitazione del brano “Se è vero che ci sei”, suonata con la tastierina Casio. La forma è ancora instabile, fatta di tentativi e aggiustamenti successivi.
Giovanni osserva, entra in scena, dà feedback. Questo spettacolo è un musical? Qual è il titolo? Propongo: “ASTERIONE. un musical?”

Giorno 4
Giovanni vede nella terza scena un drappo rosso. Troviamo una lunga tenda che fa al caso nostro e la utilizziamo come coperta per il sonno di Arianna. Claudio suona la sua chitarra dello stesso colore, mentre canta Battisti. Drammaturgicamente emerge sempre di più il suo rapporto con il potere e il maschile, che si confronta con la fragilità degli idoli. Teseo, il nostro antieroe. Pausa.
Sul lato opposto di via San Vitale c’è una gelateria che si chiama “Gelatauro”, nostra meta prediletta per la merenda e luogo informale per ragionare su quanto sperimentato prima di rientrare in sala. Discutiamo il lavoro scena per scena e pianifichiamo una filata pomeridiana di tutti i materiali raccolti finora. Fino a questo momento i tre hanno seguito, durante le scene, una scaletta strutturata, che ora sentiamo il bisogno di attraversare senza interruzioni.
“A chi vi rivolgete? Come dialoga la musica con quello che fate? Forse non è ancora chiaro al momento che Atene mandi ogni anno delle vittime sacrificali al Minotauro. Transizioni musicali splendide”. Questi gli appunti che prendo durante la prova. Inizia il lavoro di “scultura”, che interviene sulla musica per costruire chiari e scuri. Una delle sfide è riuscire a fare emergere la musica dalla scena in modo naturale. Per chi sono le parole? E la musica? C’è consapevolezza del pubblico? E, in quel caso, la rappresentazione è per loro?
ASTERIONE si srotola in un territorio che gioca continuamente tra rappresentazione e performance. La scena si mette a nudo, mostrando i propri cavi, attrezzature, microfoni.

Giorno 5
Oggi apriamo il lavoro ad una classe del DAMS, che assiste a una restituzione del processo. Attraversiamo lo spettacolo nella sua interezza.
La presentazione si conclude con un momento di feedback, in cui il gruppo si confronta con le studentesse e gli studenti presenti. Durante il tempo dell’apertura arriva la notizia dell’attacco alla Flotilla [attacco del 4 ottobre 2025, ndr]. Questa frattura entra silenziosamente nella giornata. Siamo qui, protette e protetti, in ascolto di quello che accade Dentro, in ascolto di ciò che accade Fuori. La sera, in città, si forma un corteo autorganizzato. Chiudiamo la residenza con la consapevolezza di questa frizione, che impregna il lavoro. Fare teatro non come sospensione della realtà, ma come pratica esposta, che assorbe ciò che accade fuori dal labirinto e ne trattiene le tracce fra i suoi corridoi.


