
Lo spettacolo “Arlecchino nel futuro” ci pone davanti a una serie di problematiche che sono già presenti nel nostro presente, ma che vengono portate all’estremo e rese ancora più drammatiche ambientandole in un futuro non troppo prossimo.
L’opera inoltre crea un contrasto efficace tra la leggerezza del personaggio di Arlecchino e la gravità delle questioni trattate.
Il primo tema trattato è il riscaldamento globale, che emerge fin dall’inizio dello spettacolo grazie alla descrizione del paesaggio circostante. I protagonisti, infatti, raccontano che le temperature durante la stagione estiva si aggirano attorno ai 65° all’ombra, che il cielo e il mare avevano assunto tonalità violacee e rosacee, innaturali e che la città di Bologna si era tramutata in una città costiera, a causa dell’innalzamento dei mari.
In questo mondo distopico la principale forma di progresso è l’intelligenza artificiale che ha ottenuto un ruolo centrale nella società, al punto da sostituire, in alcuni casi, la figura dell’uomo tramite gli androidi. Ciò viene mostrato grazie all’illustrazione del piano che Arlecchino presenta all’inizio della prima parte, ovvero quello di prendere il posto dell’androide 17-22 allo scopo di compiere un viaggio sulla Luna, realizzando così il suo sogno di cambiare vita. Questo progetto è motivato dalla situazione socio-economica del protagonista; infatti Arlecchino rappresenta la classe sociale dei servi, ovvero persone che non si possono permettere una vita dignitosa né alcuna forma di progresso a causa dell’alto tasso di povertà e alla differenza tra classi presenti in quel contesto.
La fuga sulla Luna, pianificata da Arlecchino, è illustrata nella scena del decollo della navicella ed esprime il desiderio della società di ricrearsi da zero, iniziando per l’appunto con l’abbandono della Terra.
L’emigrazione per la salvezza non è abbracciata da tutti i personaggi, fa da esempio il nonno; egli infatti rinuncia alla vita immortale, garantita dalla tecnologia, che lo avrebbe condannato a ad una costante nostalgia verso le persone a lui care che da tempo erano scomparse e verso il suo passato, rassegnandosi al fatto che il suo presente era giunto al termine.
Un personaggio che si contrappone fortemente alla figura del nonno è il pute, suo nipote.
Egli è talmente ossessionato dall’idea del futuro, che la nostalgia non la conosce nemmeno.
La sua passione per l’intelligenza artificiale è così forte che lo porta a preferire la compagnia degli androidi a quella degli altri esseri umani. Ciò lo vediamo nella scena in cui il puteo confida ad Arlecchino, prima di addormentarsi, che il suo desiderio più grande è di diventare una macchina poiché l’interazione con gli umani lo mette in difficoltà,mandandolo persino in crisi e costringendolo ad assumere delle particolari gocce che lo aiutano a calmarsi.
Il tema finale è quello più sottile e profondo, cioè come l’ambizione, se non accompagnata da lucidità e consapevolezza, a volte possa portare l’essere umano a fare scelte sbagliate.
Arlecchino, infatti, accecato dal desiderio di arrivare sulla Luna e di cambiare il proprio destino, si spaccia per un androide senza considerare le conseguenze del suo gesto.
Proprio questa mancanza di riflessione lo porterà alla morte, poiché, fingendosi una macchina, non potrà nutrirsi.
Rubbi Francesco
Colliva Andrea
Gandolfi Valentino
Montevecchi Arianna
L'autore
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Redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee.


