Verrebbe da chiamarlo esistenzialismo da camera. La vita e la morte a confronto, la scelta da compiere per decidere da che parte stare. Burattini a bisticciare sul palcoscenico della vita, mentre una mano misteriosa ha già deciso quale filo tirare. Due di notte di Francesco Pennacchia e Luca Serrani è una bella sorpresa nella nuova edizione, tra Foligno e Spoleto, di Factory Fest, giunto alla sesta edizione, diretto con cura per i dettagli e autentica passione da Elisabetta ed Emiliano Pergolari, con la collaborazione di La MaMa Umbria colpita di recente dal lutto della sua guida Adriana Garbagnati, sempre ricordata da Chiara Sabatini.
Un cinquantenne ha bisogno urgentemente di parlare con un amico, nonostante siano le due di notte. Ha necessità forse di sfogarsi e di confessarsi. “Uno che ascolta”, Pennacchia, arriva in abiti quotidiani con l’aria un po’ spiritata e stravolto dalla fatica. L’altro, “Uno che parla”, Serrani, lo accoglie indossando un kimono con impresso il simbolo del dragone cinese. In sottofondo una radio bizzosa trasmette, tra fruscii e segnali disturbati, gli improbabili consigli del famoso psicanalista Carl Gustav Jung, pronunciato “Giang”.
In un clima notturno e misterioso si innesca subito un ritmo comico, a tratti esilarante. C’è Totò e Peppino, il Grande Lebowski e il teatro dell’assurdo. E poi c’è tanta vita vissuta. L’amico logorroico è un esemplare tipico di uomo cinquantenne, bloccato in ricordi giovanili, ancorato a storie d’amore mai risolte né consumate, eppure ancora impresse nella memoria. I “viaggi” mentali tipici degli anni giovanili sembrano rimasti intatti nei suoi occhi spiritati e sognanti. L’esuberanza è ridotta a nevrosi, il pensiero è pieno di impacci. Chissà quante storie si è raccontato nella vita, concludendo molto poco. Serrani è bravo a restituire tic e incongruenti gesti ginnici, tortuosi ragionamenti e fissazioni.

L’uomo che ascolta invece combatte la stanchezza, si sforza di capire e di sciogliere le paranoie dell’amico. I due si conoscono da tempo. Amici in comune, pure una fidanzata, forse, in comune, anche se il passato sembra aver reso confusi i ricordi. La prossemica di Pennacchia è straordinaria. Le sue espressioni facciali nell’assecondare l’amico pedante sono un romanzo. Pare vedere un attore “spalla” vecchio stampo, un caratterista, con la sapienza del mettersi a servizio del compagno, assumendo in realtà un ruolo fondamentale. “Spalla” di Alfonso Santagata, “spalla” di Claudio Morganti, Pennacchia da tempo ha raggiunto una maturità attoriale che ha espresso in differenti situazioni, come ad esempio nel bel Entertainment per la regia di Gianni Farina. Forse di quel lavoro si è portato dietro, visto che interpretava lo spettatore di teatro, l’esperienza di un volto “parlante” anche quando è muto. Certo non si è fatto scappare una drammaturgia di loop, giochi di parole, surrealismo aggiornato ai nostri giorni.
Due di notte non finisce qui. Ha anche una storia precisa con un colpo di scena, che vale la pena non anticipare, perché suggestivo, incorniciando questo viaggio notturno in una situazione specifica, che potrebbe pure ricordare atmosfere ironiche e angoscianti alla Dürrenmatt. La sorpresa aggiunge quel tanto di malinconia capace di restituire alla macchietta lo spessore del personaggio e di svelare dietro la maschera del grottesco un bagliore di umanità. A questo lavoro, che ha appena debuttato, manca davvero poco per spiccare il volo. Auguri per un bel giro
L'autore
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Critico teatrale, è tra i fondatori di Altre Velocità e collabora con la rivista Gli Asini. Dal 2004 conduce una rubrica radiofonica di attualità teatrale su Rete Toscana Classica. Ha curato svariate pubblicazioni nell'ambito del teatro ed è stato codirettore del Festival di Santarcangelo per il triennio 2012-2014 e presidente dell'Associazione Teatrale Pistoiese.


