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Recensione “Arlecchino nel futuro”

di Altre Velocità

Come fingersi un androide 

(senza farsi beccare nel 2125)

Arlecchino nel futuro, spettacolo scritto e diretto da Mariano Dammacco, è una rappresentazione teatrale che tratta di diverse tematiche legate sia al progresso tecnologico sia ai problemi del nostro pianeta.

 Dammacco utilizza lo stile della Commedia dell’Arte per raccontare di una società che si avvicina pericolosamente alla catastrofe. Infatti l’autore chiude una commedia malinconica con una conclusione che vuole porre attenzione a quanto avviene attorno a noi e a non abbandonare mai il proprio razionale senso critico.

In questa rappresentazione teatrale il protagonista, Arlecchino, viaggia con la navicella del tempo dal 2125 al 2025 per raccontarci del futuro. Lavora come addetto delle pulizie in un negozio di tecnologia finché un giorno non gli si presenta la possibilità di cambiare la sua vita difficile a causa della bassa disposizione economica e della solitudine. 

Un anziano, uomo che si aggira intorno ai centocinquant’anni e che, comprando i suoi organi, è sopravvissuto più a lungo delle persone a lui care, arriva al negozio per comprare l’ultimo androide 17-22 per il nipote, un uomo di circa quarant’anni spaventato dalla società e dai canoni di perfezione che lui ritrova solo nelle macchine, che, grazie alla sua disponibilità economica e a causa dei problemi ambientali del pianeta Terra, di lì a poco sarebbe partito per la Luna. E’ in questo momento che in Arlecchino nasce l’idea di fingersi un androide per scappare dalla quotidianità. Dopo aver dialogato con il robot e aver scoperto i comportamenti e le idee di base di quest’ultimo, ci combatte per non lasciare tracce. Successivamente si presenta come regalo al nipote che quasi si accorge del suo trucco ma fa finta di niente. Per questo lo porta con sè sulla navicella per la Luna. Una volta in orbita si presentano diversi problemi: la mancanze di cibo sufficiente per entrambi, Arlecchino è incapace di guidare il veicolo e notano che tutte le altre navicelle esplodono prima di arrivare a destinazione per un problema di progettazione degli androidi. E’ in questa situazione di emergenza che entrambi si confidano l’uno con l’altro e Arlecchino rivela di non essere un androide e viene accettato finalmente per quello che è realmente dal nipote. Questo spettacolo teatrale non presenta lieto fine infatti Arlecchino morirà su quella navicella a causa della mancanza di cibo ma verrà ricordato dall’amico che gli intitolerà una città nel lato oscuro della Luna. 

Tutta la rappresentazione si svolge su una scena essenziale, priva di effetti speciali e con pochissimi oggetti, ma capace di rendere immediatamente chiaro ciò che accade grazie al lavoro degli attori, nonostante la mancanza di uno sfondo.

Arlecchino nel futuro è una favola critica alla società sempre più tecnologica e poco attenta alle conseguenze delle proprie azioni. La Commedia dell’Arte diventa uno strumento per trattare tematiche forti, alleggerendo lo spettacolo con il personaggio di Arlecchino che intrattiene il pubblico con scene divertenti. 

Tra le tematiche troviamo: i cambiamenti climatici che costringono chi può permetterselo a trasferirsi dalla Terra sulla Luna alla ricerca di una vita migliore, l’ambizione di voler ottenere troppo senza pensare alle conseguenze, la consapevolezza della morte, il valore della vita, la ricerca dell’eterna giovinezza, la solitudine e l’insostituibilità dell’umanità.

Quindi fingere di essere una macchina diventa un’ambizione, mostrando che la tecnologia non può sostituire ciò che ci rende davvero umani.

Arlecchino nel futuro fa divertire e allo stesso tempo fa riflettere sul nostro futuro con uno sguardo retrospettivo che ci ricorda gli errori del passato, e sul ruolo del teatro, che dovrebbe sempre rappresentare la realtà con criticità.

Tutto questo crea nello spettatore uno spaesamento iniziale, un misto di ansia e curiosità per ciò che succederà. Eppure, tra travestimenti, inseguimenti e maschere, la farsa riesce anche a essere divertente, capace di far ridere senza mai perdere di vista la profondità della vicenda.                        
Alla fine, ciò che permane è un senso di commozione, per la fragilità di Arlecchino e per il modo in cui, tra ironia e leggerezza, lo spettacolo ci ricorda quanto sia preziosa e insostituibile la nostra umanità.

Arianna Fini
Greta Folegani
Michele Foschi
Emma Gennaro
Isabella Parise

L'autore

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