altrevelocita-logo-nero
(foto di Mattia Belletti)
(foto di Mattia Belletti)

“Habil delle città”. Una lunga catena di inciampi

di Nella Califano

Le nostre vite sottosopra è una voluminosa e densa opera di Jandy Nelson che si è aggiudicata il premio Andersen 2026 per la categoria “Miglior libro oltre i 15 anni”. Habil delle città è uno spettacolo della compagnia Teatro dell’Argine che coinvolge giovani adulti, visto il 2 luglio alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. È stato piuttosto naturale mettere in relazione queste due creazioni. Un’opera letteraria in cui si affronta il tema della catena familiare, quella ripetizione inconscia di traumi e dolori che si insinua come una maledizione, una generazione dopo l’altra, e una performance in cui Habil e Qabil, Abele e Caino nel Corano, finiscono per andare incontro a un destino ormai scritto da millenni. I due protagonisti dello spettacolo sono l’emblema dei ragazzi di periferia caratterizzati dal fatto di essere figli di immigrati e di vivere in condizioni economiche e culturali svantaggiate. Il contrasto tra noi e loro è palese, li osserviamo attraverso un visore, probabilmente emettendo un giudizio, che lo vogliamo o no, come quando ci capita di incontrarli per strada. La scelta del visore rappresenta il tentativo di creare un momento intimo tra noi e la vicenda. Siamo coinvolti e sperimentiamo un sentimento di impotenza, di disagio, in bilico tra ciò che vorremmo o crediamo di dover provare. Siamo testimoni delle ultime ore di due ragazzi, divisi tra la quotidianità familiare e la vita fuori dallo spazio della casa, che si conclude con la morte di uno dei due per accoltellamento. Che responsabilità ha la città di fronte a queste vite e a queste morti?

Questa la grande e complessa domanda che attraversa lo spettacolo e si intreccia con la tragedia di Antigone, che vediamo materializzarsi al centro della sala una volta sfilato il visore. Sono due momenti dello spettacolo molto diversi, anche nelle intenzioni. Il riferimento ad Antigone non è casuale e lo stesso titolo del lavoro ci riporta a quella Antigone delle città del 1991, un rito civile guidato da Marco Baliani con la collaborazione alla drammaturgia di Bruno Tognolini, un’azione teatrale corale agita da cento giovani per chiedere sepoltura e giustizia in nome delle 85 vittime della strage della stazione di Bologna. L’antecedente storico è citato anche dai giovani attori e dalle giovani attrici di Habil delle città, che spiegano quale sia l’unica arma a nostra disposizione per tentare di raccontare una storia che non possiamo comprendere, vale a dire utilizzarne un’altra, che siamo invece in grado di codificare.

Nel farlo amplificano quel sentimento di impotenza e disagio provato in precedenza, perché stavolta si rivolgono direttamente a noi, raccontano altri fatti di cronaca che somigliano all’omicidio al quale abbiamo assistito e chiamandoci in causa, perché siamo responsabili e siamo responsabili perché siamo agli antipodi di quelle esistenze. Antigone muore per offrire degna sepoltura al corpo di suo fratello Polinice, che ha ucciso il fratello Eteocle e ne è stato a sua volta la vittima. Ma chi è la “vera” vittima, chi ha affondato la lama o chi giace riverso sulla strada? Habil delle città ci pone di fronte a questioni scomode ed estremamente complesse, alle quali siamo quotidianamente esposti, ci mette letteralmente davanti a un cadavere lasciandoci con le domande di Antigone, ma anche con la colpa di Creonte.

(foto di Mattia Belletti)

Come si possono rovesciare le sorti che sembrano già scritte? I protagonisti del libro di Nelson riescono a cambiare quello che sarebbe diventato anche il loro destino perché comprendono che l’odio è alimentato da chi ne trae vantaggio. È interessante che a spezzare la catena familiare nel romanzo siano delle donne, che semplicemente iniziano ad amare i propri fratelli incondizionatamente e per quello che sono. Spezzare la catena! Sembra anche l’urlo disperato di Antigone, che non ha davanti solo il corpo di suo fratello, ma quello di tutti i Caino e Abele che hanno attraversato e attraversano da millenni la storia dell’essere umano. Spezzare la catena. È un bel finale, semplice, lineare, giusto. Ma quale potrebbe essere davvero il nostro margine di azione? E in che modo le politiche delle città e degli Stati potrebbero concretamente intervenire? Habil delle città ha certamente il merito di sollevare una questione sempre più scottante sulla quale spesso ci si esprime con poca o nessuna reale conoscenza dei meccanismi profondi che generano il disagio giovanile e la conseguente percezione di insicurezza nelle città. Il cerchio nel quale siamo stati disposti fin dall’inizio, suggella una sorta di patto (“Qui, nel cerchio, non ci si scrolla di dosso il problema”) e la risposta alla grande domanda iniziale sembra stare tutta in questo spazio, che definisce i confini delle nostre responsabilità.

Seguendo la vocazione del progetto Politico Poetico che intreccia teatro e cittadinanza attiva e in cui si inserisce la performance, il Teatro dell’Argine decide di dialogare direttamente con quell’adolescenza che non ha voce, difficile da avvicinare. Il lavoro di costruzione dello spettacolo comincia infatti 18 mesi prima del debutto, tra quartieri e centri giovanili di Bologna in cui vengono intercettati proprio quei ragazzi che sono oggetto e soggetto dello spettacolo. Qualcuno si lascia coinvolgere e incontra per la prima volta il teatro, da spettatore, nella Sala Stabat Mater dell’Archiginnasio di Bologna. Il problema sollevato da Habil nelle città è troppo grande e complesso per poterlo vedere in un solo colpo tutto intero e con tutte le sue sfumature, e a volte, purtroppo, neppure assumersi le proprie responsabilità è sufficiente. Quello che è certo è la necessità di una presa di coscienza collettiva, che è la direzione nella quale il Teatro dell’Argine ha tentato di incamminarsi.

L'autore

  • Nella Califano

    Studiosa di teatro, formatrice e critica teatrale. Si è laureata con una tesi sulla narrazione della fiaba nel teatro per le nuove generazioni ed è specializzato sulla scena per ragazzi e ragazze.

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

articoli recenti

questo articolo è di

Iscriviti alla nostra newsletter

Inviamo una mail al mese con una selezione di contenuti editoriali sul mondo del teatro, curati da Altre Velocità.