altrevelocita-logo-nero
(foto di Luca Del Pia)
(foto di Luca Del Pia)

“Un po’ meno fantasma”. Alla goffa ricerca di una precisa giustezza

di Anita Fontana

Voce sottile ma costante, presenza leggera ma persistente. Marcello è invisibile agli occhi dei più, ma sul palco di Campo Teatrale, dal 19 al 21 maggio, è diventato Un po’ meno fantasma, grazie a Kronoteatro e al corpo e alla voce di Tommaso Bianco. Francesca Sarteanesi e Tommaso Cheli hanno cucito sul personaggio dello spettacolo un monologo al contempo equilibrato e scomposto, che riflette la modalità con cui il protagonista affronta la vita e le sue sfide, con una caotica calma.

Marcello entra in scena lentamente, indossa un costume ingombrante e dolcemente goffo, tante piume azzurre sul busto e aculei incapaci di pungere. Prende posto sul palco accovacciato, formando un grande cuore con il piumaggio rosso che gli ricopre le gambe. Prima di iniziare chiede permesso battendo gli alti stivali rossi sul palco, poi comincia a parlare e non si ferma, quasi senza prendere fiato. Marcello sul palco e nella vita si muove appena, ma proprio per questo ogni suo impercettibile movimento diventa necessario. Un semplice sospiro provoca la vibrazione di tutto il suo costume, che diventa cassa di risonanza per comprendere il suo stato d’animo: triste, frustrato, rassegnato.

Tommaso Bianco dà voce anche ai diversi accenti delle persone che Marcello incontra nel corso della vita; i parenti, l’insegnante, il datore di lavoro, il proprietario di casa. Attraverso il dialogo con loro Marcello ce li descrive indirettamente, li presenta nella loro mancanza di empatia, nella loro volgarità e incapacità di comprendere la diversità dell’altro. Attraverso di loro cogliamo la delicata ironia con cui Marcello descrive e sceglie di vivere la realtà, senza ribellarsi alle prepotenze ma continuando a stare fermo nelle sue scelte, con scanzonata educazione. Potremmo scambiare la sua lentezza per mestizia, se non ascoltassimo lo scambio con il venditore di bottoni, che si stupisce della ferma volontà di Marcello di trovare un preciso bottone, non uno che assomigli agli altri, ma uno che sia esattamente uguale. In questa ricerca dell’esatto, del giusto per sé, comprendiamo chi è Marcello, che continua a infilare una parola dietro l’altra nel suo modo goffo e a volte ingombrante, anche se è consapevole di risultare scomodo per molti.

Anche se sa che così facendo può diventare un po’ fantasma. Alla fine dello spettacolo però, mentre torna ad accucciarsi, è l’immagine del suo grande cuore rosso a rimanere nella mente dello spettatore. Che si accovacci perché è così che vuole stare nel mondo, o perché siamo noi a relegarlo in un angolino, Marcello lascia il segno, tocca e (com)muove con delicatezza. Allo stesso modo Tommaso Bianco gli dà dignità e voce, in uno spettacolo preciso e minuto, come Marcello.

L'autore

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

articoli recenti

questo articolo è di

Iscriviti alla nostra newsletter

Inviamo una mail al mese con una selezione di contenuti editoriali sul mondo del teatro, curati da Altre Velocità.