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Un antico ingenuo. "Questi fantasmi!" di Elledieffe

di Altre Velocità

Insieme a vari appassionati di Eduardo, all’Arena del Sole c’erano molti giovani a vedere Questi fantasmi!, spettacolo della compagnia Elledieffe di Luca de Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi, con la regia affidata al non napoletano Marco Tullio Giordana. In effetti è difficile per la nostra generazione prima di allora essersi imbattuti a teatro in un classico del repertorio eduardiano e lo è ancora di più cercare di riconoscersi in un mondo ormai andato. Una sala già sorridente nel vedere una scena alla quale non siamo più abituati: balconi, finestre di un antico palazzo, ci accolgono nel quartiere napoletano. Dopodiché, ci troviamo all’interno di una barocca stanza del tutto borghese. Il portiere Raffaele, facendo strada ai facchini. I vestiti signorili degli attori sembrano usciti da un armadio che è rimasto chiuso dalla fine degli anni ‘40 e tutti sembrano essere terrorizzati a restare soli in casa, per via della leggenda. La recitazione degli attori è accentuata, quasi caricaturale per certi versi. I protagonisti hanno reso giustizia al testo di Eduardo De Filippo. Da ricordare Nicola Di Pinto, il portiere da un sorriso furbo e occhio umile, che ci fa spesso ridere con le sue beffe, Massimo De Matteo, il fantasma-amante, e Maria, interpretata da Carolina Rosi, che invece ha una presenza confusa, non sa bene come agire. Però è anche una donna dal carattere deciso. Alla fine con grande dignità diventa padrona di se stessa, sceglie di essere una donna libera e rinuncia sia al marito che all’amante. Gianfelice Imparato nei panni di Pasquale Lojacono, per convincere l’opinione cittadina della scomparsa della maledizione, su consiglio del portiere, prova a dare l’impressione di essere stato molto fortunato. Ai lati del proscenio ci sono due balconi su cui molto spesso si intrattiene, chiacchierando disinvolto con il suo vicinato. Come nella scena famosa in cui Eduardo beveva il caffè e parlava con il “professore” rivolgendosi al pubblico, riesumando il metateatro di Pirandello. Infatti i rapporti con il grande maestro sono ben noti. Nel ‘35-’36 Eduardo aveva elaborato una versione napoletana del Berretto a sonagli. E, a detta dei critici, fu il successo definitivo della sua carriera. La ripropose per tutte le stagioni degli anni ‘30 e ‘40, con tre sole interruzioni. Una delle quali fu la stagione in cui nacque Questi fantasmi! nel ‘45-’46. Ma Eduardo ebbe l’accortezza di restare fedele alla sua identità di attore e al suo processo creativo sull’identità con il personaggio. Ne vennero dei fantasmi di natura diversa: guardando a Pirandello come un super-autore ma agendo da attore-autore, ne diede una sua interpretazione. Senza il filtro pirandelliano la commedia non sarebbe cresciuta, sarebbe diventata la farsa di un uomo grottesco. Ma una volta assimilato tale filtro, lo spettacolo arrivò a costruirsi la sua cifra peculiare.

Eduardo agiva perché si rompessero le contrapposizioni canoniche fra teatro d’autore e teatro d’attore e fra teatro nazionale e teatro dialettale. Con Questi fantasmi! è palese l’intenzione di rigenerare il teatro italiano per via attorica e dialettale. Si tratta di una delle prime commedie di Eduardo a essere rappresentate all’estero, all’epoca si ispirò a un “monaciello” che la sua famiglia trovò nella nuova sistemazione in cui li portò il padre.

Con il suo riadattamento Giordana ci fa rivivere le stesse debolezze e meschinità descritte dagli intellettuali del novecento, ci ricorda che l’inettitudine si ripete anche nell’uomo contemporaneo. La combinazione di classici e teatro, e specialmente dei classici a teatro, ha il potere e dovere di farci “ri-conoscere” ogni volta qualcosa di nuovo. Facendo scomparire a mo’ di fantasma la distanza che divide gli anni di quest’opera con la nostra generazione millenial. Emergono delle sottili somiglianze, le incertezze e la povertà di mezzo secolo fa vengono messe in discussione insieme a quelle di oggi. I personaggi di Eduardo hanno disturbi d’ansia, paura, crisi d’identità. Si possono mettere a confronto con le crisi odierne: nuove e diverse debolezze, disegnate su destini più freschi, i nostri. Gli attori in scena vivono malintesi e ostacoli, in uno stato di continua insoddisfazione. Quasi sempre questi imprevisti sono collegati alla macchina della società. Per Eduardo «I fantasmi non esistono… li creiamo noi, siamo noi i fantasmi!»

Intrighi e storie si sovrappongono, un misunderstanding lascia a Pasquale fino alla fine della commedia la credenza in quelle creature: quando Alfredo tornerà dalla propria moglie, rimarrà convinto di essere stato abbandonato dagli spiriti. Pasquale vende tutto ciò che aveva ricevuto, nell’attesa di un miracolo. Afflitto saluta la moglie facendole credere di andare a contrattare con un amico, invece passa la notte a dormire sul terrazzino. All’improvviso riappare Alfredo sull’altro balcone comunicante, tornato a riprendersi Maria. Solo in quel momento, il monologo finale di Pasquale rivela a Alfredo la verità sul suo conto.

Martina Saulle

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