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[Radar] Cronache dietro le quinte #1: incontro con Teatro Ebasko
di Ilaria Cecchinato Pietro Perelli pubblicato in Interviste il 4 Maggio 2019 0 commenti 3 minuti di lettura
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È una bella giornata, si respira aria di primavera. Non è stato difficile come pensavamo raggiungere il Parco campagna di via Larga, quello che ospita Villa Pini, la sede delle residenze artistiche dei sette gruppi selezionati dal bando Radar promosso da Emilia Romagna Teatro. È proprio il motivo per cui siamo qui: sbirciare il lavoro della prima compagnia all’opera, Teatro Ebasko.

I suoi componenti ci accolgono con grande ospitalità, ci offrono un caffè: sembra di essere a casa, tra vecchi amici. Iniziamo a chiacchierare con Simone, il regista della compagnia. Gli chiediamo di raccontarci il progetto su cui stanno lavorando, Ciao mamma!, e le tipiche modalità di lavoro del gruppo. Nel tepore primaverile, ci risponde così:

Lasciamo Simone, deve confrontarsi con il sound designer. Rubiamo allora un po’ di tempo alle attrici di Teatro Ebasko: Marzia e Martina. Sono loro che tengono le redini della compagnia assieme a Simone, loro a coordinare i momenti di riscaldamento e training (anche attraverso pratiche di teatro di strada), parte essenziale del processo creativo. Insieme a loro Silvia, una delle nuove arrivate, ci racconta il suo ingresso nel gruppo e dell’inedito rapporto che ha iniziato a instaurare con la musica grazie a Teatro Ebasko.

Eccole le ragazze, sedute in questo prato dagli alberi in fiore:

Non ci basta un girono per capire le dinamiche di una residenza e così siamo tornati altre due volte a “disturbare” i nostri amici. Li osserviamo silenziosi. Il tempo questa volta non è molto promettente, le nuvole oscurano spesso il sole e il vento è freddo. Raggiungiamo allora Ilaria in una delle sale di Villa Pini, al chiuso. Anche lei è una nuova arrivata del gruppo e le chiediamo di raccontarsi. Per ultimi teniamo invece quelle figure che si vedono poco ma si sentono molto. Domenico, il sound designer, e Gian Luca, il drammaturgo. Mentre parliamo con loro, il sole fa nuovamente capolino:

Ci spostiamo al piano di sopra, abbiamo molto materiale su cui lavorare e non vogliamo disturbare. Al piano terra la compagnia sta provando. Noi li ascoltiamo. I movimenti, il rumore dei barili, le musiche ormai sono diventati familiari, li riconosciamo e ci fanno da colonna sonora durante il lavoro. Dalle scale dietro di noi ogni tanto fa capolino un’attrice: sorride, prende un pezzo di cioccolata e ne offre uno anche a noi. Poi giù, di corsa, di nuovo a sfinirsi di prove, ma senza perdere la gentilezza (e il sorriso). È una convivenza particolare, siamo stati accolti come non sempre succede, stralciando quel velo che spesso divide artisti e giornalisti. Siamo arrivati alle 9 e ormai sono le 18. È la terza volta che veniamo qui, a Villa Pini, e ogni giorno ci restiamo un po’ di più. Ma ormai è veramente tardi. Dalla finestra davanti a noi vediamo il cielo nuovamente grigio, anche se ancora il sole si lascia intravedere da dietro le nubi. Scendiamo e aspettiamo che il gruppo vada in pausa, salutiamo quasi pensando di rivederci il giorno dopo, prendiamo il viottolo sterrato continuando a pensare a questi video e a come raccontare le giornate, finché l’autobus non ci riporta a casa.

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