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[Radar] Cronache dietro le quinte #6: Rimini
di Sofia Longhini Valeria Minciullo pubblicato in Interviste il 5 Luglio 2019 0 commenti 4 minuti di lettura
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Cosa ha da raccontare una città? Come la si descrive? Come se ne indagano gli odori, gli abitanti, le usanze, le abitudini? Come si racconta del mare, del mercato del pesce, dei negozi del centro, delle strade vuote e di quelle affollate? Gli attori Chiara Sarcona, Leonardo Bianconi, Giulia Quadrelli, Leo Merati e Luisa Borini, assieme all’assistente alla drammaturgia Francesco Tozzi e al regista Mario Scandale, tutti uniti appositamente per il bando “Radar” di Emilia-Romagna Teatro, hanno scelto di porre la loro lente di ingrandimento su Rimini, città della riviera romagnola e punto di partenza della Via Emilia. Un luogo complesso, in cui la vita degli albergatori e dei marinai si mischia a quella dei turisti e bagnanti. Una località che muta dall’estate all’inverno, pare si spenga, ma in realtà, gli occhi attenti lo sanno, sta solo finalmente riposando.

Appena arriviamo a Villa Pini, ad accoglierci c’è Leo Merati che ci invita subito a salire al piano di sopra, dove gli altri ci attendono dopo la pausa di pranzo. Una volta tutti insieme non possiamo che chiederci a cosa si deve il motivo di questa scelta tematica, e soprattutto perché focalizzarsi proprio su Rimini: perché proprio lei? Cos’ha più delle altre? E soprattutto, dopo aver iniziato a lavorare al progetto, come è cambiato lo sguardo di ognuno sulla città? Che ricordi si guadagnano, quali si offuscano? Loro ci rispondono così:

Le singole esperienze però devono convergere in un obiettivo comune, e proprio come la città di Rimini, così multisfaccettata, creare un insieme in cui tutti gli elementi coesistano armonicamente, nonché uno spettacolo che arrivi il più possibile vicino a quello che è il nucleo di questo luogo. La parola viene data a Giulia Quadrelli, scherzosamente definita dagli altri “la referente” del gruppo. È lei a spiegarci il metodo di lavoro che hanno deciso di utilizzare, ispirato al romanzo Rimini di Pier Vittorio Tondelli. Quello che vogliono mettere in scena è in parte uno spettacolo-documentario dove verrà ripreso lo strumento dell’intervista, come nell’opera dell’autore emiliano. I ragazzi, dunque, si sono recati a Rimini in tre periodi differenti dell’anno per capire come cambia la città in base alla stagione e intervistando di volta in volta singoli individui o gruppi di persone. A fine giornata, poi, si riunivano a qualsiasi orario per mettere a confronto le idee e far nascere nuovi spunti di riflessione. Perché una cosa che ci tengono a sottolineare è il fatto che, in questa compagnia, nessuno pesa più dell’altro e, pur con le specificità di ciascuno, i ruoli sono estremamente fluidi e si modellano a vicenda, convergendo in una visione collettiva. Potremmo definirla una metodologia prettamente riminese, che riescono a rendere benissimo con una metafora durante l’intervista:

Il lavoro in sala prove ci chiarisce ulteriormente la forma che hanno intenzione di dare allo spettacolo. Capiamo meglio come si inserisce il romanzo di Tondelli, attraverso la lettura di un testo dal taglio giornalistico che viene discusso e revisionato dalla compagnia, e che probabilmente farà da introduzione o accompagnerà in itinere lo spettacolo. Vengono fuori nuove immagini per identificare la città, come quella dell’Italia in miniatura, a cui non avevano accennato durante l’intervista, e Rimini diventa “il teatro”, proprio come l’aveva già definita Francesco Tozzi. E soprattutto, vedendo questi primi esperimenti, ci è più facile comprendere il modo in cui la frivolezza e la dimensione del gioco trovano posto sulla scena: per esempio le quattro bottiglie di plastica colorate, che pensavamo fossero lì solo per delimitarne i confini, diventeranno, a sorpresa, passatempi da spiaggia sempre diversi.

Ma Rimini non è soltanto divertimento e vita mondana, e i ragazzi, che lo sanno bene, non vogliono assolutamente che predomini quest’ultima faccia. Così, mentre loro continuano a sperimentare, noi andiamo via con la curiosità di vedere come sarà il lavoro una volta compiuto, e di scoprire tutti gli altri aspetti della città che ancora non conosciamo.

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