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[Radar] Cronache dietro le quinte #3: Le notti di Emilia
di Ilaria Cecchinato Vittoria Majorana pubblicato in Interviste il 9 Giugno 2019 0 commenti 3 minuti di lettura
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Cosa accade a un luogo quando si fa buio? Come una maschera, il giorno sembra scivolare via per svelare il mistero della notte, celato fino a poco prima dal sole. Eppure luce e buio, giorno e notte, altro non sono che i volti di una stessa medaglia, della natura duplice di un luogo. La Via Emilia appare in questo modo agli occhi degli attori Nicole Guerzoni, Alice Gera, Flavia Bakiu e Nicolò Collivignarelli, colleghi e amici che, unitisi appositamente per il bando RADAR di Emilia Romagna Teatro, hanno percorso un viaggio, di notte e di giorno, proprio lungo la strada che collega Bologna e Modena.

Dalla fascinazione per la personalità doppia di questo luogo nasce il progetto Le notti di Emilia, incentrato proprio sul lato “oscuro” della strada emiliana che di notte vede protagonista un’intensa attività di prostituzione. Decidono così di avvicinarsi a queste «creature», le prostitute della Via Emilia, iscrivendosi prima di tutto come volontari all’associazione ViaLibera, da anni impegnata nell’assistenza sociale e sanitaria in strada. Il lavoro dei giovani attori da mera indagine sul campo si trasforma in un investimento in prima persona che arricchisce non solo la loro ricerca artistica, ma anche, e forse soprattutto, se stessi. Ce lo hanno raccontato Nicole e Alice, che incontriamo in una giornata di sole, nell’appartamento dove hanno convissuto per i giorni della residenza. Dopo averci offerto un buon caffè e mostrato il materiale documentario su cui stanno studiando, iniziamo un’intensa chiacchierata.

Sorprese e incuriosite dalla scelta di un tema complesso ma allo stesso tempo denso di suggestioni e spunti di riflessione per la ricerca teatrale, siamo andate a sbirciare le loro prove. Se l’incontro con le prostitute ha permesso ai giovani attori di conoscere le loro storie e percepire l’emotività di queste donne, la difficoltà risiede poi nel riportare questo materiale in sala. Nel non violare l’intimità e la sensibilità dei corpi fragili di cui hanno scelto di farsi attori, interpreti, portatori.

Dopo un riscaldamento fisico, ogni attore a turno improvvisa sul personaggio che si sta costruendo a partire da sollecitazioni date dagli altri fuori scena. La regia si fa così collettiva, la creazione orizzontale. Tutti e quattro, inoltre, provengono dallo stesso percorso di studi, la scuola Alessandra Galante Garrone, che permette loro di avere un metodo di base comune, da arricchire poi con le loro singole personalità. Nonostante la stanchezza data dalle lunghe prove in sala, Flavia e Nicolò ci hanno raccontato nello specifico le loro modalità di lavoro e la loro organizzazione interna.

Ci dispiace lasciarli. Stare in mezzo al loro ha permesso di respirare un’aria di grande intesa e di collaborazione che non si sente spesso. La loro amicizia dentro e fuori la scena, unita alla loro passione comune, sembra essere capace di alimentare la creazione. Ma anche questa volta a Villa Pini si è fatto tardi. Li lasciamo allora alla loro notturna via Emilia, mentre noi torniamo a casa ancora affascinati dai loro sguardi.

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