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Oscuri e problematici. Due mondi a confronto in "Mario e Saleh"

di Altre Velocità

A distanza di molti anni dall’evento, circa 10, si ritorna all’Aquila sui luoghi martoriati dal terremoto con lo spettacolo Mario e Saleh andato in scena al teatro dell’Arena del Sole. Lo spettacolo scritto e diretto da Saverio La Ruina ci riporta a quei giorni di sofferenza e dolore con la storia di un incontro/scontro di un musulmano e un cristiano, principali e unici protagonisti interpretati da Saverio La Ruina stesso e dall’attore Chadii A Loi che si trovano a coabitare in un tenda allestita all’indomani del sisma. Il testo mette in scena un vero e proprio confronto di pregiudizi tra due uomini, due culture, due religioni e che, in quanto tale, fa riflettere sui rapporti umani in generale su quanto siamo prevenuti nell’approcciarci con l’altro, con il diverso.
Si tratta di uno spettacolo dalle tante sfaccettature, che ci porta a ragionare sulla eterna contrapposizione tra il “noi” ed il “loro”, sui rapporti con chi può essere considerato “diverso” ma che si trova, però, nella nostra “terra” e magari nelle nostre stesse condizioni.
I due personaggi si affrontano duramente e soprattutto Mario, il “cristiano”, non vuole accettare le abitudini, la religione e i silenzi di Saleh, il “musulmano”. Le liti, i pregiudizi di Mario riguardano per esempio alcune azioni poste in essere in scena come il pregare inginocchiato sul proprio tappeto di Saleh, la diversa lettura di testi sacri come la Bibbia e il Corano, o di eventi storici come l’attacco alle Torri Gemelle, una pagina drammatica della storia americana e mondiale.
Continue le contrapposizioni, le diversità, i pregiudizi tra i due, fino a quando nascono segrete intese, il tendersi reciprocamente una mano, fino alla notte fuori dalla tenda, con il racconto che Mario fa della neve.
Lo spettacolo presenta continui ribaltamenti di situazioni esterne che mutano lo stato d’animo, la coesistenza di Mario e Saleh ma con il passare dei giorni si scopre che entrambi sono segnati da traumi che ne hanno condizionato l’esistenza e a poco a poco i due imparano, nel piccolo spazio della tenda, a comprendere le rispettive usanze, abitudini, fino a quando si fanno compagnia, si scambiamo i loro segreti e si ritrovano accomunati dalla stessa sorte e solitudine. Quella dei nostri oscuri e problematici giorni.

Federico Miceli

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