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Oppure sono già morti. L'Amore di Scimone Sframeli

di Altre Velocità

Amore di Spiro Scimone, presentata a Castel Maggiore il 24 febbraio al teatro Biagi D’Antona. Uno spettacolo ricco di richiami teatrali tipicamente novecenteschi, come quelli di Beckett o Pinter: la forma dell’attesa, il silenzio assordante, la dimensione esistenziale, le lunghe pause. I personaggi ci parlano subito di questioni futili: i vecchietti di pannoloni da cambiare e dentiere da lavare, il pompiere cerca di spalmare una crema per alleviare le irritazioni del suo comandante. Lo sfondo di questo scenario, tuttavia, è fortemente dissonante. La scenografia infatti è costituita da due tombe marmoree, di grandezza naturale, poste simmetricamente una di fianco all’altra, ricreando così un ambiente severo e macabro. Forse siamo in un cimitero, ma in un tempo indefinito e sospeso. È un contrasto che diventa sempre più evidente quando le due coppie, con ironia, cercano di ritrovare la fiamma del loro amore spenta ormai da diverso tempo. Lo fanno chiacchierando sui due sepolcri, come se fossero comodamente distesi nei loro letti. Pian piano ci viene rivelato qualche aneddoto del loro passato: la vecchietta, più vivace e arzilla, ricorda al marito svampito la loro ultima notte d’amore, la stessa in cui il loro albergo s’incendiò. Il pompiere ci svela invece le scappatelle avute con il suo comandante, come quelle dietro l’autobotte, mentre cerca di sedurlo ancora un volta sotto gli occhi di noi spettatori. Sono battibecchi talvolta ripetitivi, come se avessero tutta un’eternità per continuare a parlare. Oltre a questo, tuttavia, non ci è dato sapere più nulla. Non conosceremo neanche i loro nomi. Ogni tanto le due coppie interagiscono tra di loro, altre volte sembrano ignorarsi totalmente. Sappiamo solo che entrambi soffrono per un amore represso e che cercano di ravvivare in quel letto di morte, mentre il presente e il futuro rimangono un’ incognita. Forse stanno per morire. Oppure sono già morti, pensa qualcun altro. Fanno in tempo a scambiarsi un ultimo bacio e poi, lentamente, il buio li inghiottisce. Un’esperienza teatrale che pone l’amore in un contesto di morte, una condizione estrema che coinvolge l’amore in tutte le sue forme. Ottima l’interpretazione anche da parte degli attori Gianluca Cesale, Giulia Weber, Francesco Sframeli (nonché regista dello spettacolo) e Spiro Scimone, autore del testo. Una compagnia teatrale messinese e indipendente, solida conferma nel panorama teatrale contemporaneo italiano, come dimostra la collezione di diversi Premi Ubu accumulati negli anni passati.

Camilla Fiore

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