altrevelocita-logo-nero
kazimir-malevich-black-square

Nel dissenso totale alla guerra, no al boicottaggio culturale

di Altre Velocità

Come critici e critiche di teatro, come persone impegnate da anni nella cultura, nelle politiche culturali ed educative, e come semplici cittadini e cittadine, sentiamo il dovere non solo di prendere parola su quanto sta avvenendo oggi in Ucraina, in Russia e in Bielorussia, in est-Europa e nel mondo intero, ma anche di fare qualcosa a sostegno di coloro che reclamano la pace, attuando così – nel nostro piccolo e nelle nostre specificità – un atto di resistenza e solidarietà.

Da giorni è in corso una guerra atroce, frutto di un’aggressione imperialista da parte del presidente russo Vladimir Putin. Una guerra che in questo momento si sta pagando col sangue di chi si trova sul territorio ucraino, dai soldati in battaglia ai civili, alle brigate resistenti. Una guerra che non intende placarsi, in una escalation di violenza arrivata ormai – senza troppa sorpresa – alla minaccia nucleare, questa volta non più solo a parole. Una guerra che si combatte anche sul campo della disinformazione, delle fake news, della propaganda, confondendo e depistando. Una guerra in cui siamo coinvolti tutti, tutte e tuttə noi.

Per quanto l’Italia e gli stati europei non siano formalmente impegnati nelle operazioni belliche, sono state approvate dal parlamento e sono iniziate operazioni di deterrenza e supporto al paese ucraino, quali sanzioni economiche alla Russia e invio di armi all’Ucraina. In questo contesto, si sono mossi anche i settori del teatro e delle istituzioni culturali (oltre che sportive), con l’assurda decisione di mettere in atto una sorta di boicottaggio di tutto ciò che proviene dalla Russia o che viene ritenuto (spesso con grandi approssimazioni) “russo”. Il motivo? Evitare dissensi.

Troviamo questo atteggiamento e le sue giustificazioni semplicemente inaccettabili, sotto ogni punto di vista: etico innanzitutto, perché in tal modo non si fa altro che alimentare uno sciovinismo a cui mai (e ancor più in questo momento) si dovrebbe dar spazio; e politico, perché si vanno a tradire gli impegni impliciti ed espliciti a cui dovrebbero sottostare le nostre istituzioni. Si potrebbe continuare, perché in un certo senso una simile reazione è contestabile anche dal punto di vista strategico, se ci è consentito usare questo termine. Crediamo dunque che oggi le persone che si occupano di cultura ed educazione, che lavorano a vari livelli in campo teatrale e non, chi dirige festival e chi li osserva, chi scrive, chi è o ambisce a essere un/a “intellettuale”, siano chiamate a un compito più alto, che non può in alcun modo appiattirsi sulla logica della contrapposizione frontale, delle ritorsioni, delle generalizzazioni crasse e improduttive.

Come Altre Velocità possiamo e vogliamo manifestare il totale dissenso alla guerra, facendo circolare idee, pensieri, notizie o denunciando – come in questo caso – comportamenti aberranti e controproducenti. Ma questo non può bastare, e lo affermiamo con forza.

Pensiamo che tutte le istituzioni e le realtà culturali del nostro territorio e del paese tutto debbano prendersi la responsabilità di impegnarsi innanzitutto a costruire azioni di solidarietà simbolica e concreta con chi si sta opponendo alla guerra di Putin. Ovvero: la Cultura ha il dovere morale, etico e politico di schierarsi al fianco del popolo ucraino, ma anche dei cittadini e delle cittadine russi/e che in questo momento manifestano e che dissentono (siamo a oltre 7mila arresti). In più di 15 anni di attività, come gruppo di osservatori critici, siamo stati presenti a numerosi festival e numerose rassegne (come il festival di Santarcangelo o Vie a Modena) in cui più di una volta abbiamo incontrato artisti e compagnie spesso provenienti dalle aree geografiche che sono interessate dal conflitto. E l’invito di quegli artisti e di quelle compagnie – ci si diceva – avvenivano anche in solidarietà alla loro attività politica, al coraggio di esprimere il dissenso in contesti dove quest’ultimo è fortemente scoraggiato e troppo spesso punito, in nome di un “altra” idea di Europa in cui lo sforzo culturale di tutte le popolazioni fosse uno sforzo comune e condiviso.

Che fine hanno fatto quelle parole?

Crediamo che la strada da intraprendere non sia quella del “boicottaggio culturale”, come suggeriscono assessorati e grandi istituzioni. Pensiamo, anzi esigiamo, che l’opposizione alla guerra in Ucraina si traduca in solidarietà e supporto attivo verso chi vi resiste. Elena Kovalskaya, direttrice del Meyerchold Center Theater di Mosca, ha dato le proprie dimissioni di protesta al conflitto. Perché come teatranti non le mandiamo un messaggio, una lettera di sostegno? Perché la comunità teatrale italiana non pensa intanto di assegnarle un premio, un’onorificenza? Perché, anche con il supporto delle Istituzioni delle nostre regioni, dei comuni e nazionali, non ci stiamo ancora impegnando in un movimento non di boicottaggio ma di pressione culturale, traducendo e condividendo le lettere che artisti, critici, giornalisti, scienziati stanno indirizzando a Vladimir Putin per opporsi alla guerra? Perché non proviamo, insieme, a dar voce ad artisti russi, ucraini e bielorussi e diffondiamo il loro pensiero su quanto sta avvenendo? Perché non immaginiamo borse e finanziamenti ad hoc, che possano servire da sostegno economico a quelle strutture artistiche e culturali che hanno preso una posizione chiara e precisa contro il conflitto? Perché non facciamo pressione, partendo da chi nel teatro italiano fa parte di network europei, da chi è abituato alla progettazione europea, dialoga per capire se è possibile aprire dei canali di dialogo e di ospitalità con l’est?

Noi come gruppo di critici, educatrici, giornalisti e giornaliste mettiamo a disposizione le nostre risorse per provare a dare forza a queste altre azioni di resistenza attiva.

Bologna, 6 marzo 2022.

A seguire, e in aggiornamento, una serie di link che pensiamo sia importante diffondere:

  • Lettere aperte russe per chiedere la fine delle ostilità, tradotte da Dinamo Press
  • UA: The day that we survived, podcast realizzato da giornalisti ucraini in lingua inglese, che racconta quanto sta avvenendo dando voce a cittadini e cittadine coinvolti negli scontri o in fuga dalla guerra.
  • Ukrainian Artists Speak Out As Invasion Intensifies «“We’ve been screaming into the void for years,” said artist Luba Drozd, who’s been active in raising awareness about the crisis in her home country», dall’articolo di Hakim Bishara in “Hyperallergic”, 25 febbraio 2022.

L'autore

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

articoli recenti

questo articolo è di

Iscriviti alla nostra newsletter

Inviamo una mail al mese con una selezione di contenuti editoriali sul mondo del teatro, curati da Altre Velocità.