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Da Madrid, un “microteatro” che pensa in grande

di Agnese Doria

Nel centro della capitale spagnola, in una stradina pedonale nel quartiere Malasaña, sorge il “microteatro”: quattro sale in cui contemporaneamente vengono messi in scena 4 spettacoli della durata di 15 minuti l’uno per 8 spettatori alla volta, a ciclo continuo per tutta la serata. Abbiamo assistito a due spettacoli e incontrato Veronica Larios, una delle direttrici artistiche che ci racconta un’esperienza internazionale. Un ritratto asciutto di uno spazio teatrale, un possibile modello di offerta culturale su cui interrogarsi.

L’idea di un “microteatro” è nata nel 2009 con l’intento di trasformare uno spazio degradato della città attraverso la cultura. All’oggi il quartiere di Malasaña si presenta infatti come una zona molto animata e vivace, ricca di offerta culturale e di sale teatrali. Quali sono i principi che hanno guidato le vostre azioni nel corso degli anni?

La presenza della nostra sala teatrale nel quartiere ha rappresentato al momento della sua apertura una sorta di “rivoluzione culturale” e ha fatto sì che la vita notturna della zone si animasse e che si generasse una maggiore affluenza di persone. In questo modo, abbiamo dato un contributo affinché l’area diventasse più frequentata e vivace, con un’identità maggiormente legata alle attività di stampo culturale e ricreativo come la nostra. Parallelamente, si è sviluppata anche una nuova offerta di strutture d’accoglienza nella zona e il tutto ha permesso a Malasaña di diventare dunque un punto di riferimento in ambito ricreativo all’interno della città.

Ogni anno Microteatro Madrid un lavoro di rinnovamento della programmazione attraverso chiamate aperte rivolte agli artisti e ogni mese la programmazione si articola attorno a un tema specifico con il debutto di una ventina di spettacoli. Come funziona questo processo?

Le compagnie e gli artisti possono inviare le loro proposte attraverso la chiamata aperta della nostra pagina web. Da parte nostra, ogni mese proponiamo una tematica diversa (per soldi, per amore, per il futuro, ecc.) e le persone sono invitata a scrivere opere inedite a partire da questi temi. Tali opere vengono poi lette e valutate da un comitato composto da quattro persone che seleziona fra le 12 e le 20 opere da programmare mensilmente in sala. Ci sono diversi criteri che orientano la scelta: la qualità del testo, la messa in scena, l’originalità del punto di vista sullo stesso tema e la varietà di generi e stili.

Come vengono invece selezionati i temi? Si tratta di un modo, da parte di vostra, di comporre una visione del futuro?

Abbiamo una lista che comprende circa 200 temi e che è stata redatta già da molti anni. Alcuni di questi temi vengono ripetuti ogni anno, per esempio: “per loro (esse)”, nel mese dalla donna, “per orgoglio”, nel mese di celebrazione dell’orgoglio gay, “per soldi”, che è il tema ufficiale con cui siamo nati, oppure “per gli altri”, tema che viene esplorato in collaborazione con la fondazione Anesvad che si occupa di diritto alla salute nei paesi dell’Africa subsahariana.

(foto dal sito di Microteatro)

La forma del microteatro è qualcosa che già in sé spinge gli artisti a ripensare e a innovare il proprio linguaggio scenico. C’è un particolare tipo di ricerca in questo ambito da parte vostra?

Ospitiamo ogni tipo di linguaggio e stile scenico, perché crediamo fermamente che la ricchezza teatrale sta nella diversità di opinione e di modalità della messa in scena. Similmente, cerchiamo di instaurare un rapporto con ogni tipo di pubblico, per quanto vogliamo avvicinare soprattutto il pubblico giovane al nostro formato, perché pensiamo che rappresenti il pubblico del futuro. In questo senso, il microteatro è dal nostro punto di vista un linguaggio molto vicino e adeguato allo stile di vita contemporaneo e alle tendenze di consumo culturale.

Già dai primi tempi di attività, avete avuto un afflusso di pubblico paragonabile ai teatri convenzionali. Qual è la vostra relazione con altre istituzioni teatrali e non della città?

Riceviamo il sostegno di alcune istituzioni, come la municipalità, ma la nostra principale fonte di finanziamento resta il botteghino. Allo stesso tempo, ci stiamo concentrando su come trovare nuove modalità di fruizione che possano avvicinare le nostre opere a un pubblico più generalista e a diffondere maggiormente il formato che ospitiamo nella nostra sala: perciò abbiamo creato una piattaforma audiovisuale online in cui raccogliamo alcuni degli spettacoli registrati come fossero cortometraggi. In questo momento, ci serve soprattutto come piattaforma per garantire visibilità alla nostra struttura e al nostro lavoro ma auspichiamo che in futuro possa rappresentare anche una fonte di finanziamento e che possa continuare a svilupparsi in tal senso.

Nella nostra programmazione mensile abbiamo previsto anche una sezione chiamata Microfusión, in cui cerchiamo di potenziare la rete dei professionisti del settore, dando spazio alle opere create nel master di sceneggiatura della Università Carlos III e offrendo l’opportunità di interpretare queste ultime agli attori che studiano nelle diverse scuole di recitazione della città, con cui manteniamo dei rapporti di collaborazione. Pensiamo che Microteatro sia uno spazio dove creare e scoprire talento, una palestra per attori e una fucina artistica da cui sono usciti autori oggigiorno molto rinomati e conosciuti.

L'autore

  • Agnese Doria

    Classe 78, veneta di nascita e bolognese d’adozione, si laurea in lettere e filosofia al Dams Teatro e per alcuni anni insegna nelle scuole d'infanzia di Bologna e provincia e lavora a Milano nella redazione di Ubulibri diretta da Franco Quadri. Dal 2007 è giornalista iscritta all’ordine dell’Emilia-Romagna. Ha collaborato con La Repubblica Bologna e l’Unità Emilia-Romagna scrivendo di teatro e con radio Città del Capo.

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