altrevelocita-logo-nero

L'Amleto in pigiama di Punta Corsara

di Altre Velocità

Hamlet travestie della compagnia Punta Corsara (regia di Emanuele Valenti), in scena il 9 aprile al Centro Universitario La Soffitta, all’interno della personale a loro dedicata. Sono le cinque del mattino, come ci rivelano le quattro figure in scena, grottesche e dai tratti caricaturali. Parlano tra loro in dialetto napoletano: sono Amalia, la madre di Amleto (Giuseppina Cervizzi), lo zio (Christian Giroso), la svampita fidanzata Ornella (Valeria Pollice) e il cognato Ciro (Carmine Paternoster). Lamentano del silenzio e dell’inoperosità di Amleto (Gianni Vastarella), mentre si preparano per andare a lavorare alla loro bancarella al mercato. Sorridiamo, sembra di assistere a una commedia familiare nella Napoli odierna, una farsa. Divertente. Ma che c’entra l’Amleto di Shakespeare in tutto ciò? Amleto Barilotto (questo il cognome della famiglia) legge Amleto a seguito della morte improvvisa del padre, parrebbe in un fortuito incidente d’auto, e si identifica nel re danese. Crede che il padre sia stato ucciso, si chiude in se stesso, vuole trovare il colpevole, si comporta da pazzo e respinge Ornella, futura sposa e novella Ofelia, che aspetta un bambino da lui. Amleto tenta di parlare con il padre: perché gli avrebbe dato questo nome se il suo spettro non si manifesta? Deve pur apparirgli! In questo delirio il gruppo familiare, in gita al mare, tra creme solari, pettegolezzi, atteggiamenti chiassosi e superficiali, si chiede come far rinsavire Amleto e liberarsi dalle grinfie di Don Gennaro, che li minaccia per debiti. Lo zio, da buon Claudio shakespeariano, vorrebbe semplicemente incassare la pensione del defunto padre di Amleto, non curante del nipote, così da risolvere i problemi col pizzo e tenersi stretta la sua attività, ma Amalia lo fa desistere più volte. Ad aiutarli sarà «‘O Professore», ossia Don Liborio, il padre di Ornella e Ciro, che proporrà loro di inscenare proprio l’opera shakespeariana per far tornare alla ragione il loro Amleto. Si susseguono una serie di scene esilaranti, come la “apparizione” dello spettro del padre, con lo zio dietro il plexiglass di una porta da doccia, ‘O professore a farne la voce con un megafono e Ciro con un telo in testa a trascinare il carretto su cui fingono di fluttuare; o come la scena del finto matrimonio di Amalia-Geltrude con lo zio-Claudio, tra battute dimenticate e gaffe comiche, fino ad arrivare all’incontro di Amleto con la madre, nella stanza in cui avviene la (finta) uccisione di Don Liborio-Polonio, e al falso suicidio della Ornella-Ofelia. Finalmente Amleto Barilotto pare essere tornato in sé, si rende conto che «‘O 47 nun arriva in Danimarca!». Comunica alla famiglia di aver affrontato il problema, di esserne finalmente uscito: ha ucciso Don Gennaro, boss del luogo che tiranneggiava la famiglia e presunto assassino del padre. La farsa cade. Sono tutti sconvolti, temono Amleto e lo lasciano solo a rinchiudersi nella tomba di Ornella-Ofelia, ormai cella della sua anima, mentre la famiglia, che ha perso tutto, è costretta ad andarsene. La comicità che attraversa l’intero spettacolo alla fine si rovescia nel suo contrario: ci troviamo di fronte a un dramma esistenziale, quello di Amleto Barilotto che, incapace di spiegarsi la morte del padre, ricerca pace nella vendetta; ma c’è anche il dramma collettivo, quello della sua famiglia, resistente, seppur annaspando, a ricatti e minacce per gravi debiti, ma costretta infine a soccombere a causa di Amleto che di fronte al male risponde col male stesso. Il classico shakespeariano viene riabilitato all’interno di un contesto più attuale, in una Napoli governata dal potere del denaro, arma amministrata da un tale, di certo non legittimato a farlo, ma che pare meritarsi l’appellativo di “Don” (possiamo forse vederci un riferimento alla camorra?). A partire dalla riscrittura burlesca di John Poole e passando per il Don Fausto di Antonio Petito, l’Amleto di Shakespeare e la tradizione partenopea, Punta Corsara ci restituisce, come è solita fare, uno spettacolo che parla a noi e di noi. Ci coinvolge attraverso una resa farsesca molto divertente, ma che, dietro al riso, cela qualcosa di amaro, un’instabilità, una contraddizione, un’ombra che sentiamo appartenerci. È forse la doppiezza propria dell’essere umano e di ogni cosa in generale, quella paradossale e inspiegabile presenza di luce e ombra, parti contrarie che costituiscono il tutto. Esse necessitano di convivenza ed equilibrio per non cadere e soccombere insieme al soggetto, come invece accade ad Amleto. Capiamo allora anche il ribaltamento della farsa in tragedia: il comico contiene in sé il suo contrario e si mescola continuamente con esso; a volte la commedia si rovescia in dramma e viceversa, mantenendo un perfetto equilibrio tra dolcezza e amarezza. Hamlet Travestie nasce nell’ambito del festival Tfaddal del Teatro Franco Parenti, che, in occasione dei quarant’anni dell’Amleto di Testori, ha proposto a 13 compagnie under 40 di lavorare su una variazione di Amleto. Lo spettacolo di Punta Corsara ha debuttato nel 2014 al Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari. Identikit – Punta Corsara L’indagine sull’uomo, sulla società, sul nostro Paese, Napoli e la Campania in particolare, è da sempre il punto di partenza di Punta Corsara, che ormai da una decina d’anni porta in scena le contraddizioni dei nostri tempi attraverso un teatro di tradizione rinnovato, vivissimo e coinvolgente. Punta Corsara nasce nel 2007 nel contesto di Arrevuoto a Scampia e si forma per tre anni all’interno dell’omonimo progetto “Punta Corsara” che coinvolse Marco Martinelli e Debora Pietrobono, direttori artistici della compagnia fino al 2009. L’anno successivo Punta Corsara si costituisce come associazione culturale, la cui direzione è affidata a Emanuele Valenti e Marina Dammacco. I loro spettacoli nascono dal confronto con la tradizione (si riprendono Shakespeare, Petito, Blok e Molière) ma anche da scritture originali (come Io mia moglie e il miracolo di Gianni Vastarella e Il cielo in una stanza di Valenti e Pirozzi, entrambi in scena ad aprile a Bologna in occasione della personale dedicata alla compagnia). Il gruppo indaga inoltre il lavoro dell’attore, tentando di mescolare biografia e personaggio, senza mai perdersi in esso, ma contribuendo con la propria personalità a definirlo ulteriormente. Punta Corsara è vincitrice di diversi riconoscimenti, come il Premio IN-BOX 2013 per Il Convegno, i premi Ubu Speciale (2010) e Ubu Nuovo Attore Under 30 (2012) e Premio Hystrio – Altre Muse (2010).

Ilaria Cecchinato

]]>

L'autore

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

articoli recenti

questo articolo è di

Iscriviti alla nostra newsletter

Inviamo una mail al mese con una selezione di contenuti editoriali sul mondo del teatro, curati da Altre Velocità.