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“La prima periferia” di Pathosformel

di Lorenzo Donati

Un refrain melodico triste, battuto con poche note elettroniche di pianoforte. Rumori di fondo, chiacchiere soffuse, gente che discute come ai tavolini di un bar di una metropoli nordafricana. Ci sono tre scheletri gialli – grandi marionette di finto osso costruite con legno e metallo – e tre manipolatori nerovestiti che osservano il centro della scena. Li ospita una piattaforma rialzata, con un suolo rettangolare centrale e un allungamento che si solleva come un cube di Skate. Potremmo essere in uno dei molti Paranoid Park di una imprecisato luogo suburbano, perché lì sul cubo si attende. I tre scheletri sono condotti in pose rannicchiate, “chiuse”, a tratti ossessive. I tre uomini li adagiano nello spazio, piegano loro gli arti, ne orientano la testa. Qualcosa di ineffabile li lega, come fossero loro estroflessioni, come se un invisibile contatto interiore li muovesse entrambi. Dei piccoli frammenti forse cadono dagli scheletri, e l’ipotesi è d’obbligo perché ne La prima periferia di pathosformel molto aleggia dietro a ciò che si vede, molto si percepisce sotto a ciò che si sente. Le tre figure sembrano momentaneamente guardarsi, uno s’avvicina a un altro ma il passo cede insieme a un arto che si piega. D’un tratto, mentre sale un martellante ritmo elettrificato, in cui un tappeto glitch tesse l’ansia di un qualche accadimento, a terra si anima una minuta composizione di particelle, potrebbero essere i frammenti caduti, o sciami di automobili osservati dalla cima di una torre di trenta piani. I sei si chinano, forse attratti, allungano gli arti come ad afferrare gli insetti. Poi la quiete, il ritorno delle voci e del refrain iniziali.

Nell’aria s’effonde l’odore di una resistenza surriscaldata. Forse qualcosa è successo davvero, dopo l’attesa i tre uomini siedono i tre scheletri, qualcosa è successo ma si è dissolto nell’aria come una melodia triste, che non si afferra eppure t’abbraccia, scalda i pensieri, sprona i desideri.

(foto di Paolo Rapalino e Federica Giorgietti)

L'autore

  • Lorenzo Donati

    Assegnista di ricerca, è docente, critico e progettista culturale. Presso Unibo insegna Discipline dello spettacolo al CdL in Educazione professionale, Laboratorio di regia teatrale al DAMS e Nuove progettualità nella promozione e formazione dello spettatore al Master in Imprenditoria dello spettacolo. Insegna anche Teatro e formazione nel sociale al Corso di alta formazione in Mediazione Artistica Interculturale. Studia i meccanismi di “scrittura con la realtà” intrecciati con il racconto delle poetiche della scena contemporanea, il rapporto tra teatro e cura e il teatro argentino nel post-dittatura. Sta attualmente conducendo una ricerca sulle forme di fruizione emergenti (Dipartimento delle Arti, tutor Matteo Casari). Fra le sue pubblicazioni: "Scrivere con la realtà. Oggetti teatrali non identificati" 2000-19 (Cue Press, 2023) e "Aristofane nel caos del presente" (a cura di, con F. Bortoletti), n. monografico di «Stratagemmi», 48, 2025. È tra i fondatori di Altre Velocità e dal 2020 co-dirige «La Falena», rivista del Teatro Metastasio di Prato. Fa parte del Direttivo dell’Associazione Ubu per Franco Quadri, che organizza i Premi Ubu.

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