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[Ipercorpo 2022] Cartolina #4 – L'autorimessa di EXATR è una foresta
di Damiano Pellegrino Francesca Lombardi pubblicato in Materiali il 30 Maggio 2022 0 commenti 4 minuti di lettura
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L’ultima giornata del primo fine settimana di Ipercorpo si è conclusa con la perfomance di circo contemporaneo Deux Secondes! della Compagnie du Petit Monsieur nell’ex deposito ATR. Poi poco prima di cena siamo corsi alla stazione per lasciare Forlì e riprendere il treno che ci riporta a casa.

Sono le ore 18:00 e con l’ultima luce del sole lo spazio della vecchia autorimessa perde l’atmosfera industrial che gli conferiva la notte e, abitato dal clown Ivan Chary, diventa un palcoscenico, un bosco incantato per le risate dei bambini, rapiti dalle sue disavventure. Il signor Tutto-il-mondo è un clown un po’ impacciato, viaggia con una grossa valigia che fa fatica a trascinare, la giacca nera del suo completo è troppo corta e deve sempre stare attento a sistemarla per evitare che le signore del pubblico ammirino le sue grazie. Chary deve provare a ripiegare una grande tenda rossa che non ne vuole proprio sapere di restare dentro alla valigia, per farlo chiama in soccorso i bambini, piccoli assistenti che lo aiutano ad orientarsi e a portare a termine la sua missione. Le tende si moltiplicano dalla valigia: ne esce prima una, poi un’ltra e poi un’altra ancora, il signor Tutto- il – mondo non sa come fare, è sopraffatto dagli oggetti che sembrano avere vita propria. Inscena una lotta con la tenda che lo mastica e risputa, restituendogli i pantaloni mangiucchiati. I bambini ridono rapiti, gridano dalla platea indicazioni. Quando Chary, in piedi su una tenda finalmente ripiegata, prova a chiamare come si fa con un cane la valigia troppo lontana da raggiungere, un bambino urla: la valigia non è magica come la tenda!

A divertirsi è il pubblico tutto: genitori, anziani, ragazzi. Tutti rapiti dalla capacità di Chary di non perdere mai il contatto con la platea. Finita la performance ci avviciniamo ai bambini, curiosi di sapere cosa hanno da dirci su ciò che hanno appena visto. In pochi secondi ci ritroviamo circondati. Il telefono che usiamo per registrare, al centro di questo cerchio improvvisato, è diventato un nuovo spettacolo. Qui di seguito vi lasciamo l’audio integrale del nostro incontro con il piccolo pubblico: 

Chi l’avrebbe mai detto. Gli spazi del lavoro di quel capannone e le sue cavità, un tempo fredde e respingenti, si concedono allo sguardo dei più piccoli in una dimensione di raccoglimento, di visione e di gioco profondamente intima. Le pareti imbrattate e incrostate dall’intonaco blu marino e dal colore bianco trattengono una loro memoria che non è possibile cancellare. Nei confronti di questa eredità del passato la direzione di Ipercorpo sta cercando di capire come avvicinarsi, fiutando con rispetto una compatibilità d’uso del tutto nuova per quei locali nella consapevolezza che le sorti di una città si aprono a proiezioni del tutto inattese. La questione, al centro della prima settimana di Ipercorpo, può ruotare attorno alla capacità dei corpi di tornare ad abitare gli spazi urbani attraverso un doppio movimento, di salvaguardia e trasfigurazione, dopo che negli ultimi due anni le strade si sono svuotate della nostra presenza. I corpi non sono mai neutri, specialmente quelli dei bambini, corpi impertinenti, chiassosi e vivaci. Il corpo, dello spettatore in questo caso, reca la possibilità di riattivare la memoria di un luogo abbandonato, facendolo rivivere, come nel caso di questa vecchia rimessa, e attivando un’esperienza di senso che ne modifica la percezione. 

Prima di andare abbiamo incontrato Claudio Angelini, fondatore del gruppo teatrale Città di Ebla e uno dei curatori della sezione danza e teatro del festival. Nella conversazione ci siamo soffermati su alcuni temi che riguardano la ‘spettatorialità’ intesa come cittadinanza attiva, lo stato di salute dello spettacolo dal vivo dopo la pandemia, il pensiero che si cela dietro al titolo di questa diciottesima edizione e infine il suo auspicio di un coinvolgimento diretto degli artisti nei tavoli decisionali promossi dalle politiche culturali.

L’obiettivo è che l’ideazione si spanda finendo per appartenere un po’ a tutti. Alla fine, la persona che raccoglie deve solo rendere coerente un sistema che è già nell’aria, che è emerso. Deve essere semplicemente in ascolto.

Una parte del dialogo, che potete ascoltare alla fine di questo testo, ha preso avvio da questa citazione, che abbiamo scovato nel volume Iperscene. Città di Ebla, Cosmesi, gruppo nano, Ooffouro, Santasangre curato da Mauro Petruzziello, in cui è lo stesso Angelini a parlarci della ricezione di un’opera a teatro e di uno dei possibili compiti a cui è chiamato lo spettatore. La parola aria, che oggi compare nel titolo di questa edizione del festival, risuona già in questo frammento dei primi anni del Duemila.

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