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Il tumulto infernale di Chiara Guidi: gli Esercizi per voce e violoncello sulla Commedia

di Altre Velocità

«Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti d’ira, voci alte e fioche, e suon di man con elle facevano un tumulto, il qual s’aggira sempre in quell’aura sanza tempo tinta, come la rena quando turbo spira.»

Così Dante descrive lo scenario che gli si presenta al suo ingresso nella «città dolente», nel Canto III dell’Inferno. Le sue prime impressioni sono esclusivamente uditive: un tumulto di lingue straniere, parole di dolore, accenti di rabbia, suoni di mani che colpiscono. L’Inferno ha una forma, un colore, ma prima di tutto una voce. Il 24 gennaio è approdato a Teatri di Vita Inferno. Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Dante di Chiara Guidi, produzione Socìetas. Cofondatrice negli anni Ottanta della Socìetas Raffaello Sanzio, compagnia di Cesena che dalla sua creazione ha assunto una posizione sempre più di spicco nel campo del teatro d’avanguardia a livello nazionale ed internazionale, il lavoro di Guidi dentro e fuori la compagnia è sempre stato improntato sullo studio e l’utilizzo della voce. Dopo quasi quarant’anni di ricerca vocale l’approdo alla Divina Commedia di Dante, testo notoriamente caratterizzato da una sua specifica musicalità e modulazione melodica. Lo spettacolo si apre su una scena inanimata, oggetti che attendono il proprio “padrone”: a sinistra un leggio, a destra un violoncello, sullo sfondo cerchi metallici pendenti dal soffitto che sembrano richiamare – ma si tratta forse di una lettura troppo semplicistica – i cerchi infernali danteschi. Le due postazioni vengono presto riempite dall’ingresso in scena di Chiara Guidi e Francesco Guerri, compositore e violoncellista: l’una a sinistra, l’altro a destra, per i 70 minuti seguenti i due non lasceranno mai il proprio posto vuoto se non per pochi secondi. Poi l’attesa si spezza e la voce di Chiara Guidi riempie la scena con quelle parole, «Nel mezzo del cammin di nostra vita», che abbiamo tutti sentito migliaia di volte ma su quel palco prendono vita come se venissero pronunciate per la prima volta. Così tutto il resto scompare e ci troviamo a seguire il viaggio di Dante nei canti più iconici della Divina Commedia: il I, il V (Paolo e Francesca), il XXVI (Ulisse), il XXXIII (Ugolino) e il canto XXXIV (Lucifero). La declamazione di Chiara Guidi, le sonorità elettroacustiche di Francesco Guerri che a essa si sovrappongono e alternano e un disegno illumino-tecnico dotato di una chiara valenza drammaturgica ricreano perfettamente le atmosfere dantesche. I vari personaggi infernali trovano una propria specifica caratterizzazione: la passione di Francesca è accompagnata da una luce rosso sangue che investe tutta la scena, la volontà di Ulisse risuona attraverso un megafono e il disperato monologo di Ugolino è enfatizzato da un ripetitore che registra e distorce la voce dell’attrice. La voce di Chiara Guidi non è semplicemente un mezzo trasparente attraverso cui emergono le terzine di Dante. Lungi dal farsi promotrice di un intellettualismo che trascende e nega la corporeità, Chiara Guidi continua a dimostrare che non c’è nulla di più corporeo della voce umana. Le parole dantesche sembrano nascere direttamente dal basso ventre, dalle viscere: scorrono nel sangue, risalgono il corpo dell’attrice, trovano nei polmoni un impulso vitale fino a essere pronunciate, facendosi strada tra la salivazione e il respiro scostante. Il teatro è arte in presenza. C’è uno spazio tra scena e sala, vuoto ma allo stesso tempo carico di elementi: il magnetismo di Chiara Guidi è uno di quegli eventi teatrali che occupa questo vuoto solo apparente. Non capita spesso di vedere un intero auditorio pietrificato: corpi in tensione, immobili, muti, il cui respiro si fonde con l’unico che conta, quello dell’attrice in scena. Una tensione accumulata in 70 minuti che si scioglie in un lunghissimo applauso finale, durante il quale ognuno ha modo di ritrovare il proprio battito e il proprio respiro. «E quindi uscimmo a riveder le stelle.»

Valeria Venturelli

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