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Fra condivisione e interdisciplinarietà: la nuova stagione de La Soffitta

di Altre Velocità

brevitas docet) ha reso molto più chiaro l’esposto. Bisogna ammettere però che c’era da temere il peggio, date le premesse dell’accoglienza: prima l’attesa obbligata (forse per un ritardo dell’organizzazione) nell’atrio freddo e austero che dà sull’imponente scalone di Via Barberia 4; poi il classico ritardo di circostanza nel salone Marescotti, dove la conferenza si è tenuta effettivamente, tra affreschi, sfondati e stucchi baroccheggianti, candidi eppure inquisitori, aspettando che si consumassero gli scambi di cortesia tra presentatori e astanti. Ha esordito in modo molto sintetico Marco Antonio Bazzocchi, professore ordinario del Dipartimento di Filologia classica e Italianistica, delegato dal rettore per i saluti dell’Alma Mater, che ha sottolineato l’importanza per l’Università di un organo come La Soffitta, la cui funzione fondamentale di uscire dai confini accademici (e quindi di comunicazione) permette una visione esterna di ciò che si “produce” all’interno dell’Università stessa. Successivamente ha avuto premura di complimentarsi la Regione Emilia Romagna, nelle veci di Gianni Cottafavi, responsabile del Servizio Cultura e Giovani, che, nonostante i saltuari ricorsi al politichese, riconferma la fiducia al progetto del DAR e al «programma ricco e denso» anche per questo 2019. Ha tenuto sottolineare inoltre il ruolo che ha la Regione nel sostegno (soprattutto economico) anche di progetti come il DamsLab e La Soffitta: «abbiamo dimostrato un’attenzione crescente alla cultura», ha ammesso Cottafavi, «abbiamo raddoppiato i finanziamenti in quattro anni nel settore culturale, soprattutto per cinema e musica» evidenziando anche come questi progetti abbiano una duplice importanza, in quanto «terreno fertile» sia per gli artisti che per chi ci investe. In questo senso, a confermare anche gli ottimi risultati secondo lui raggiunti dalla Regione, derivati da un impegno continuativo e fattuale, Cottafavi cita l’esempio di importanti compagnie di danza che hanno deciso di trasferire la loro sede a Bologna. «La progettualità», conclude riferendosi al programma stagionale discusso, «è un contesto di formazione da condividere con artisti, entità culturali e pubblico territoriale». Hanno preso poi parte all’introduzione del programma le altre due figure di riferimento de La Soffitta: Natalino Mingrone, a rappresentare Emilia Romagna Teatro Fondazione (ERT) e in particolare la sezione bolognese (Arena del Sole e Teatro delle Moline), e Giacomo Manzoli, direttore del DAMS. Non hanno sostanzialmente aggiunto nulla di particolare da quanto detto negli interventi antecedenti, se non rimarcarlo. Nello specifico però, Mingrone ha fatto notare come si riscontri un sottile «filo rosso» leggendo i nomi delle rassegne, trovando una «identità delle idee», di ciò che si è fatto nelle edizioni precedenti e di ciò che si farà in quella corrente; Manzoli, invece, annuncia con soddisfazione l’allargamento da quest’anno del Centro Promozione anche alle discipline di Storia-Società e Arti Visive, coordinate dai professori Daniele Benati e Lucia Corrain, e le conseguenti annessioni di importanti rassegne, come I mercoledì di Santa Cristina. Il programma, nucleo centrale della conferenza stampa, è stato illustrato in modo sintetico da Gerardo Guccini. Il responsabile scientifico de La Soffitta non ha ripercorso passo-passo gli appuntamenti in modo cronologico, cioè con una sorta di «elencazione», che sarebbe d’altronde risultata oltre che controproducente anche inutile (il programma è scritto chiaramente con una bella impaginazione nella brochure di riferimento); ma si è limitato a suggerire le principali figure che si esibiranno, i progetti di rilievo e le principali novità. La «centralità dell’artista», come l’ha definita Guccini, è un punto cardine di tutta la programmazione, insieme all’interazione tra arti e studenti resa grazie ai laboratori, e il percorso di ricerca verso una fruizione sempre più partecipata della comunità. Saranno presenti, per esempio, nomi del calibro di Armando Punzo, che quest’anno festeggerà i trent’anni dalla nascita della Compagnia della Fortezza, da lui creata; Cesare Ronconi (Teatro Valdoca), al secondo anno a Bologna, che sarà a capo di tre laboratori; Lucia Calamaro, nota drammaturga, regista e attrice, che porterà in città uno particolare «sguardo tragico sulla vita», tipico del suo teatro (per il suo spettacolo all’Arena del Sole dal 17 al 19 aprile sarà presente tra gli altri Silvio Orlando). Un’attenzione particolare sarà data anche agli spettatori, riferisce Guccini. In questa politica di «avvicinamento» volta «all’allargamento del pubblico», si aggiungono anche altre realtà importanti, come l’associazione Gli Amici di Luca, capace di «riempire i teatri»; loro lo spettacolo su Amleto, il 23 maggio. Nomi di rilievo anche in altri ambiti, come il jazzista Bill Evans, ricordato attraverso un dialogo tra il jazz e gli strumenti musicali antichi il 26 marzo; o ancora, Michelangelo Pistoletto (11 aprile), artista di fama mondiale che parlerà di comunicazione dell’arte, o il danzatore Marco D’Agostin (6 marzo) che si esibirà con First Love, un amore appunto in veste maschile per la danza. L’apertura della stagione è stata ufficializzata domenica 27 gennaio, in concomitanza con la giornata mondiale della Memoria. Nell’occasione si sono succeduti 2 diversi spettacoli in ricordo dell’Olocausto, tutti nella sede di Piazzetta Pasolini: alle ore 19 l’evento teatrale di piazza La Notte, organizzato e prodotto dal Teatro delle Ariette; in conclusione di serata è seguita presso il Cinema Lumière la proiezione di 1938 Diversi (regia di Giorgio Treves), un film che ha permesso un ulteriore riflessione sulle leggi razziali introdotte in Italia dal fascismo.

Damiano Perini

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