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Favole per badanti e vecchi disgraziati: Ugo Cornia al San Leonardo

di Altre Velocità

Favole per badanti e vecchi disgraziati, spettacolo visto il 3 aprile nello storico Teatro San Leonardo, ora sede di Angelica-centro di ricerca musicale, all’interno della rassegna Lune del lunedì – letture con strumenti a corda e senza corda, a cura di Ermanno Cavazzoni. Ugo Cornia, prolifico scrittore modenese recentemente edito da Feltrinelli con Buchi (2016), è uno dei protagonisti di questa serata. L’autore legge alcune sue favole inedite, che saranno poi raccolte in volume, con un tono che sta fra il “barzellettiere” e il “finto tonto”, stile che si addice perfettamente all’umorismo delle storie narrate, che di tonto però non hanno niente. Gli animali del bosco, il cacciatore, il contadino, si scontrano con i problemi della nostra attualità in chiave paradossale e surreale. Tutto si antropomorfizza: oggetti inanimati e bestie feroci parlano tra loro di faccende quotidiane, e chi ha il gusto del paradosso e dell’assurdo non potrà non sorridere davanti al lupo che salta e gracida perché in ufficio di collocamento gli hanno trovato solo un posto da rana part-time. [caption id="attachment_1477" align="alignleft" width="960"] ph Ifigenia Faye Kanarà[/caption] Si parla anche di crisi economica, di discriminazione, di paura e di amore, ma attraverso il codice della favola, che tratta le tematiche “serie” tra le righe del racconto, in questo caso umoristico, e per questo gradevole. Ascoltare il dialogo che, nel letto, lenzuola coperte e mutande conducono tra loro, criticandosi a vicenda a causa delle diverse fibre di cui sono composte è indiscutibilmente divertente. È anche un modo efficace per evidenziare la stupidità del razzismo, senza annoiare. L’altro protagonista della serata è Cheikh Sadibou Fall, musicista e studioso di strumenti tradizionali usati nei rituali africani, che nel 2015 ha pubblicato il suo primo album solista Afrique Unite. Si esibisce suonando la Kora, uno strumento a corda ricavato da una grossa zucca, dal suono cristallino simile a un liuto medievale. I brani sembrano il risultato dell’innesto non invasivo di influenze jazz, afro e reggae, in un solido tronco di musica tradizionale africana. Il timbro dello strumento incuriosisce, e affascina la perizia con cui Cheikh ne pizzica le corde in passaggi di grande virtuosismo. Le favole di Cornia si alternano ai brani suonati e cantati da Cheikh, che quindi non fanno da sottofondo alla lettura, ma si manifestano come momenti autonomi. L’effetto complessivo non è scontato: I brani sembrano evocare ritualità lontane, un poco mistiche, le letture invece si impongono come interventi ironici e divertiti. Due diverse forme d’arte con diverse tonalità espressive dialogano tra loro, accomunate da un’impressione di semplicità, che però rivela impegno e valore estetico. Quale modo migliore per trascorrere il lunedì sera?  

Alessandro Carraro

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