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Cavalleria Rusticana e Voix Humaine secondo Emma Dante, al Comunale di Bologna

di Altre Velocità

Voix Humaine di Poulenc con Cavalleria Rusticana di Mascagni. Quest’ultima, infatti, è generalmente accompagnata da Pagliacci di Leoncavallo ma rischia di essere «un accostamento di mercato», come dice il sovrintendente del Teatro Comunale Nicola Sani in un incontro che si è tenuto lo scorso 30 marzo presso il Foyer Respighi della Fondazione. Insieme a lui c’è anche una grande e talentuosa regista, oggi tra le più importanti nel panorama teatrale europeo: Emma Dante. Ci presentano questa nuova produzione e il bizzarro accostamento che sarà allestito presso il medesimo teatro nei giorni 9, 11, 13, 15 e 18 del mese di aprile. La ragione di questa scelta sta nel fatto che, anche se le due opere sono estremamente lontane l’una dall’altra sia dal punto di vista temporale e quindi anche estetico, condividono un sentimento assai comune nel mondo del teatro musicale: il dolore amoroso di una donna quando viene abbandonata dal suo uomo. Emma Dante approfitta delle vicende di Santuzza, soprano e giovane contadina in Cavalleria e di “una donna”, unica protagonista di Voix humaine per esprimere un universo tutto femminile, che racconta prima la pazzia e poi la liberazione, prima la solitudine e poi la morte dei loro amanti. Tuttavia, la regista non ignora il forte contrasto che caratterizza le due composizioni ma decide di renderlo ancora più evidente: in Voix Humaine gioca con un’atmosfera intima, totalmente immersa nel bianco e ricca di silenzi, in Cavalleria Rusticana invece si lascia trascinare e meravigliare dalla grande energia della scrittura musicale tingendola di nero. Un gioco di contrari attraverso i quali vuole raccontare la verità dei personaggi e le difficoltà sentimentali delle protagoniste. Voix Humaine è un’opera in un atto unico del 1959 su libretto di Jean Cocteau il quale, diversi anni prima, aveva già scritto un testo teatrale con il medesimo soggetto, una donna che parla al telefono con il suo amante dopo essere stata lasciata. Un’opera psicologica che segue la forma di un monologo e che richiede, per questo, una grande interpretazione. Nicola Sani ci fa notare come la musica di Francis Poulenc, rispetto alla sua celebre composizione I dialoghi delle Carmelitane, sia più intima ed essenziale e riesca a trasmettere il senso di un’atmosfera solitaria e appartata, resa ancora più precaria dalla comunicazione telefonica che spesso s’interrompe. «Emma Dante immerge la vicenda in un mondo di fantasmi» dice ancora Sani, così che si passi da una monodia a una polifonia inquietante. L’ uomo, infatti, è una figura evanescente e non compare mai, possiamo capire quello che dice solo attraverso le lunghe pause di lei. La regista ci confida che in quest’opera «c’è molto teatro tanto che, talvolta, le prove si sono tenute anche solo recitando e quindi senza la musica». Il dramma della protagonista, dunque, viene comunicato spesso attraverso il silenzio. Anche Cavalleria Rusticana prevede un unico atto ma in un’ atmosfera tipicamente verista: infatti la vicenda è tratta da una novella popolare di Giovanni Verga, ripresa poi dai librettisti Giovanni Targioni – Tozzetti e Guido Menasci. Siamo in una Sicilia di fine ‘800, come oggi in attesa della Pasqua. La vicenda si snoda attraverso l’amore e i tradimenti di quattro personaggi: Turiddu, Lola, Alfio e Santuzza. Si tratta della prima e più famosa composizione operistica di Mascagni, che si esprime attraverso un’esplosione musicale ricchissima e vivace. È questa una caratteristica che la regista non ha voluto ignorare ma che, al contrario, l’ha profondamente colpita. Considera invece il libretto «troppo da cartolina» e che «rischia di mettere contro le donne», un disegno desueto per la donna siciliana. «La musica non va vissuta come un vincolo ma come un suggeritore», continua Emma Dante mentre ci racconta il suo lavoro: nel teatro c’è sicuramente più libertà, a differenza dello spartito musicale che comporta necessariamente una propria dinamica in scena. Tutto questo ha stimolato la sua creatività e il suo originale estro artistico.  

Camilla Fiore

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