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Baci dalla provincia. Notizie teatrali dal mondo, marzo 2016

di Francesco Brusa

Con questa uscita inauguriamo una nuova rubrica a cadenza mensile in cui proveremo a indagare, in modo certamente sintetico e senza pretese di esaustività, lo “stato generale” delle pratiche teatrali a livello internazionale. Raccoglieremo notizie dalle scene di vari paesi prestando attenzione sia a eventi più “istituzionali” che a esperienze marginalmente significative, nella speranza che aprano brecce su mondi e contesti spesso a noi poco conosciuti.
In particolare vorremmo che questo spazio fosse anche una sorta di bussola per orientarsi nella crisi, una mappatura di quello che succede nel campo delle riforme e delle politiche culturali nonché delle “piccole resistenze” che con esse dialogano e si confrontano. Con un occhio fuori e l’altro idealmente dentro ai confini nazionali, cercando voci e spunti che possano magari farsi esempi.

Convegni, premi e riconoscimenti

«C’è bisogno di teatro?». Se lo chiede il drammaturgo russo Anatoli Vassiliev nel messaggio composto per la Giornata mondiale del teatro del 27 marzo 2016 promossa da ITI – International Theater Institute.

​> Qui la versione italiana del suo contributo

> Qui la versione in inglese


Dall’8 al 10 aprile si svolgerà a Bochum (Germania) l’assemblea generale dell’Unione dei teatri d’Europa, che ha cadenza biennale. Qui il programma completo dal titolo “The own and the foreign”, che avrà come tema centrale la società aperta e la recente “crisi migratoria”:

> Leggi il programma


Assegnato al drammaturgo nigeriano Femi Osofisan il premio dell’Associazione internazionale dei critici teatrali (IATC).

> Qui le motivazioni

Lo stato della crisi

In Bulgaria è stata presa a febbraio la decisione di chiudere 8 teatri nazionali, con la motivazione che si sarebbero esauriti i fondi per il loro mantenimento. Al momento, i teatri nazionali del paese est-europeo sono 52, un numero secondo il governo troppo elevato per la situazione attuale e che è frutto di politiche compiute durante congiunture economiche più favorevoli. Le compagnie interessate saranno dunque costrette a dichiarare la bancarotta, anche se è in atto una discussione su come gestire in modo alternativo la crisi. Inoltre, è stato annunciato un programma di sussidio basato sulla quantità di biglietti venduti rivolto agli enti teatrali, che però dovranno dimostrare previamente di essere meritevoli dell’accesso ai fondi.

> Per approfondire:
В Болгарии закрывают театры” (da Leonidluchkin, in russo)


In Israele è stato presentato dal ministro della cultura Miri Regev un controverso progetto di legge che subordinerebbe la concessione di finanziamenti agli istituti culturali a criteri di “fedeltà” verso lo Stato da parte di questi ultimi. Secondo il disegno di legge, infatti, il potere di decidere o meno l’elargizione dei finanziamenti passerebbe dal Ministero delle finanze nelle mani di Regev stessa (membro del partito di Netanyahu), la quale ha dichiarato che «gli istituti culturali coinvolti in attività sovversive contro lo Stato israeliano non riceveranno alcun sussidio».

> Per approfondire:
Israeli culture ministry presents controversial ‘loyalty’ draft law” (da i24news, in inglese)

Teatri nello spazio degli scontri

Termina temporaneamente l’avventura del Good Chance Theatre, il teatro-tenda allestito nel campo profughi di Calais che dal primo settembre scorso aveva ospitato performance per e da parte di rifugiati, laboratori di danza, teatro, musica e scrittura ed era servito anche da “microfono aperto” per discutere della situazione. La decisione da parte dei promotori Joe Murphy e Joe Robertson è stata presa in seguito allo smantellamento degli alloggi dei rifugiati operato dalle forze di polizia francesi, ritenendo che lo spazio «non può operare senza la sua comunità di riferimento». Si sta dunque valutando di spostare la struttura nella stessa Calais, dove verranno dislocati i profughi, o addirittura in un altro campo situato a Durnkirk, sempre nel nord della Francia.

> Per approfondire:
Good Chance Theatre in Calais dismantled despite exemption” (da The Stage, in inglese)


La sala Apacheta-Sala Estudio, spazio indipendente situato nella periferia di Buenos Aires(barrio Balvanera) gestito da Guillermo Cacace e Romina Padoan, viene recuperata dopo essere stata a rischio chiusura per lungo tempo, data la decisione di vendere l’immobile da parte del proprietario. Ma, grazie anche al contributo finanziario di amici, colleghi, familiari e frequentatori della sala (era stata lanciata una raccolta fondi a fine dicembre), è lo stesso direttore Cacace assieme alla direttrice delle luci Eli Sirlin ad acquisire lo spazio, potendo così pensare al rinnovamento e miglioramento delle attività che vi sono ospitate. Inoltre l’Istituto Teatrale Nazionale argentino ha dichiarato a sua volta il proprio appoggio ad Apacheta-Sala Estudio, promettendo un milione di pesos vista la «capacità della sala di essere diventata un punto di interesse anche in un contesto distaccato dal circuito teatrale indipendente come quello del quartiere Balvanera».

> Per approfondire:
Apacheta es ahora una sala recuperada” (da Página12, in spagnolo)

Media e diffusione

Sulla scia di quello che avviene in Inghilterra con il National Theater Live, sia la Russia che l’Australia hanno annunciato il loro programma di diffusione di performance teatrali via tv e nelle sale cinematografiche. Il progetto russo si chiama “ТеатрЖИВ” (“Teatro vivente”) e interesserà almeno all’inizio gli spazi del circuito moscovita, coinvolgendo a breve anche il Praktika di Ivan Vyrypaev, mentre quello australiano partirà in aprile con “Emerald City” del Griffin Theater Company.

> Per approfondire:
Australian national theatre live brings local drama to cinema” (da The Australian, in inglese, articolo a pagamento)
ТеатрЖИВ” (in russo)

L'autore

  • Francesco Brusa

    Giornalista e corrispondente, scrive di teatro per Altre Velocità e segue il progetto Planetarium - Osservatorio sul teatro e le nuove generazioni. Collabora inoltre con il think tank Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, occupandosi di reportage relativi all'area est-europea.

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