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AF - Altre Frequenze #02
Notiziario dell'ascolto
di Ilaria Cecchinato pubblicato in Radio, Speciali il 10 Ottobre 2021 0 commenti 7 minuti di lettura
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«La radio è il teatro della mente»
Steve Allen

Il buio può spaventare, specie se dal silenzio che lo caratterizza cominciano improvvisamente a farsi sentire suoni, rumori, battiti, gorgoglii, boati, rombi, gocciolii, sfregamenti, echi, fruscii… Presenze invisibili lo abitano e circondano lo spazio tutt’attorno, confondendoci perché non siamo abituati a vivere come ciechi. Come tornare a vedere? Che tipo di visioni ci aspettano, in questa nuova dimensione? Dicono che basti chiudere gli occhi e diventare parte del buio.

Go West, Go Nord, Go Sud

Spreaker

Siamo una sinapsi della mente di un docente di storia e geografia delle scuole superiori: partecipi di ogni suo pensiero, percepiamo il mondo attraverso il suo filtro. È bastato l’errore di una sua studentessa in un compito in classe a fargli perdere la bussola: l’alunna doveva tracciare la rotta degli schiavi, ma aveva indicato l’Europa in Africa. Sarà l’ossessione per questa mala interpretazione della mappa – e per certi versi del mondo – a destabilizzare la psiche del professore, fino a una vera e propria ossessione per questa ragazza, che non lascerà in pace fino a un ambiguo e tragico epilogo.
Go West Go Nord Go Sud (testo originale di Gianmarco Marabini e Carlotta Pansa, regia di Roberto Latini, produzione del GLA – Teatro Metastasio) dà voce al silenzio dei pensieri facendo entrare l’ascoltatore nella mente del protagonista, una sorta di Signor Humbert nabokoviano le cui ossessioni creano turbamento non tanto per gli accenti folli, quanto per la logica che tale pazzia contiene in sé e che, in qualche modo, ci appartiene almeno in potenza.
Con un testo capace di restituire i non detti del pensiero, il racconto degli eventi si fa ambiguo, incerto, singolare com’è la visione del protagonista. L’ascoltatore vedrà e sentirà attraverso la mente e la sensibilità di una personalità controversa e scomoda, di cui vestirà i panni, spesso suo malgrado.

Enjoy!

Durata puntata: 30’ circa (con intro di presentazione di circa 10’)

di Gianmarco Marabini e Carlotta Pansa
regia Roberto Latini
voci Francesco Rotelli, Paola Tintinelli
musica Gianluca Misiti

una produzione del Gruppo di Lavoro Artistico del Teatro Metastasio
registrazione e postproduzione Andrea Benassai
dal progetto L’arte invisibile. Radiodrammi, melo-radio e gallerie di varia umanità
a cura di Rodolfo Sacchettini in collaborazione con Rete Toscana Classica

Sparizioni

Spreaker

Isolati, distanti, senza possibilità di esplorare il mondo fuori: non è forse il momento perfetto per prendersi del tempo e muoversi nei meandri del mondo interiore? È questo l’assunto di partenza di Sparizioni, sette puntate a cura dei Muta Imago, in onda su Radio India durante il primo lockdown. Riccardo Fazi e Claudia Sorace abbattono le mura dentro le quali eravamo costretti mediante un gioco finzionale: conducono l’ascoltatore in un viaggio fra il deserto americano di Sonora e la Death Valley, un’esplorazione del vuoto e del suo senso per cercare di rispondere a una questione fondamentale: dove siamo spariti? Una domanda estesa all’umanità tutta, ma sulla quale Muta Imago discuterà insieme agli ospiti delle varie puntate (la performer Sara Leghissa, i compositori Alvin Curran e Filippo Perocco, la danzatrice Annamaria Ajmone, l’organizzatrice e giornalista Paola Granato, l’artista John Cascone, il divulgatore scientifico Carl Sagan – sebbene defunto –, gli artisti Francesca Grilli e Benno Steinegger). Le loro voci non paiono provenire da un altrove, ma da uno spazio-tempo che ci appartiene, un deserto che è proprio qui mentre ascoltiamo e che ci pone di fronte all’assenza e all’incorporeo. Come abitare questo vuoto? Come vederlo? Cosa vedere?
Una narrazione che si addentra nella più recondita dimensione inconscia mediante miraggi e immaginarie proiezioni sul passato e sul futuro, un sali-scendi continuo di pensieri intrecciati fra dissidenza, esplorazione del Sé ed evoluzioni individuali in incontro-scontro con il progresso collettivo e la conquista di libertà politiche e sociali. Un’esperienza sonora a tratti dagli effetti psichedelici, uno stimolo a dissolversi, perdersi, confondersi per esplorare le possibilità del nulla e tornare a creare.

Close your eyes and start exploring!

Durata puntate: 30’-40’

A cura di Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace)
Una produzione di Teatro India, progetto di Teatro di Roma.

RTT – Radio Tempi Tecnici

Spreaker

Per il teatro in tempi di pandemia la dimensione audio non è soltanto un terreno fertile per rinnovate performance sonore, ma anche un modo per ritrovare uno spazio dove tornare a raccontarsi, ragionare insieme, divulgare e condividere pensiero.
È il caso del canale RTT – Radio Tempi Tecnici, nato nel pieno della pandemia, a cura di Drama Teatro. Si tratta di una sorta di contenitore di vari format di audio-teatro, che spaziano dalle letture al microfono (Baba Yaga, Storie di Fiume), a commenti e approfondimenti musicali (Tegami, Fresnel), fino alle puntate più propriamente radiofoniche a cura di Gianluca Bolla, Fabrizio Orlandi e Pietro Tirella, i quali discutono insieme ai lavoratori dello spettacolo della riscoperta del suono e della voce per un teatro auditivo (Biffures; Ovunque voi siate – bagatelle radiofoniche con senso, dissenso e ospiti).
Un interessante progetto – in fase di costruzione strutturale – che sperimenta, con intelligenza e buoni contenuti, le possibilità di traslare le logiche e i linguaggi propriamente radiofonici, nella dimensione digitale del podcast.

Turn the podcast station on!

Durata: 15’ – 50’ (in base al format)

A cura di Drama Teatro, Gianluca Bolla, Fabrizio Orlandi, Pietro Tirella

The habitat

Spotify

Fra le più remote montagne hawaiane si può trovare… il pianeta Marte! O quantomeno un suo simile terrestre. Nel 2018 sei volontari fra medici, ingegneri e scienziati, hanno vissuto isolati per 365 giorni in una cupola il cui habitat imitava quello di Marte. L’obiettivo era aiutare la NASA a capire come potrebbe essere la vita sul pianeta rosso, iniziando a creare i presupposti per quando un giorno davvero l’uomo tenterà di colonizzare il pianeta extra-terrestre. L’esperimento ha attirato l’attenzione della giornalista Lynn Levy, che ha consegnato loro un registratore affinché potessero documentare, attraverso racconti orali e suoni, la vita in isolamento sul finto pianeta Marte.
Ne esce The habitat, una serie podcast in sette episodi in cui Lynn – in veste di narratrice – riporta l’esperienza dei sei volontari, delle loro scoperte e delle dinamiche relazionali che si vanno a instaurare in condizioni estreme. Alle nostre orecchie paiono a tratti personaggi di un’avventura fantascientifica, la cui correlazione con la realtà desta una piacevole sensazione perturbante. L’effetto è dato da un montaggio capace di mescolare in modo coerente la cronaca a posteriori con le voci “in diretta da Marte”, intervallando di tanto in tanto la narrazione con brevi momenti di approfondimento in merito al tema della puntata. A rendere l’ascolto accattivante è anche la modalità di racconto che utilizza gli elementi tipici della serialità, primo fra tutti il cliff-hanger. Un documentario capace di far propri gli strumenti della fiction e di adattarli agli obiettivi divulgativi e di cronaca che si pone, stimolando alla curiosità (e all’immaginazione) l’ascoltatore.

To Mars and back! Have a good journey!

Durata puntate: 20’-25’ (in lingua inglese)

Autrice e curatrice: Lynn Levy
Musica e montaggio: Haley Shaw
Produzione: Gimlet Media

Tutti gli audio-drammi e podcast presentati sono disponibili ai link sopra riportati e nelle principali piattaforme di audio e podcast.

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