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(foto di Tommaso Le Pera)
(foto di Tommaso Le Pera)

Una lucida follia. “La Reginetta di Leenane” di Martin McDonagh

di Michelangelo Suma

“Tutti nascono pazzi, ma solo alcuni rimangono tali per sempre”. Il drammaturgo irlandese Samuel Beckett avrebbe descritto con questa sua frase il soggetto della Reginetta di Leenane di Martin McDonagh, un dramma incentrato sul conflitto fra salute e malattia mentale, così come su quello fra figlia e madre. Lo spettacolo del regista Raphael Tobia Vogel, rappresentato al Teatro Verdi di Padova dal 12 al 14 dicembre 2025, porta in Italia per la prima volta in tournée l’opera di McDonagh.

La scena è ambientata in una cupa casa del villaggio irlandese di Leenane, in cui vivono la protagonista Maureen (Ambra Angiolini) e la sua autoritaria madre Mag (Ivana Monti). Maureen è controllata di continuo dalla madre, che le impedisce qualsiasi contatto con gli uomini, accusando la figlia di essere stata imprudente quando ebbe vent’anni prima delle relazioni sentimentali con due ragazzi. Mentre Maureen esce a fare la spesa, entra in casa un giovane del paese di nome Ray (Edoardo Rivoira), il quale invita Mag e sua figlia alla festa di suo zio, lasciando un messaggio scritto, che viene bruciato nella stufa dalla vecchia. Sebbene Mag dica a sua figlia che non era venuto nessuno, Maureen si accorge della bugia e decide di andare alla festa. La sera stessa Maureen torna a casa con il fratello di Ray Pato (Stefano Annoni), che la donna non vedeva da molto tempo; i due si baciano, passando la notte insieme. Il giorno seguente Mag, dopo essersi accorta della presenza dell’uomo, rimprovera la figlia, la quale si ribella alle prediche materne simulando un rapporto sessuale con Pato di fronte a lei. La vecchia, volendo rovinare la relazione fra i due, dice a Pato che sua figlia era stata rinchiusa in manicomio da ragazza. Pato sembra comunque non dare retta alle parole di Mag, promettendo a Maureen di scriverle presto prima di uscire dalla casa. Successivamente Pato affida a Ray una lettera da consegnare esclusivamente a Maureen, alla quale viene proposto di abbandonare l’Irlanda e di fuggire con lui a Boston. Ray però commette l’errore di dare la lettera a Mag, la quale la brucia immediatamente per impedire la partenza della figlia; intuendo l’ennesimo atteggiamento menzognero della madre, Maureen ottiene il contenuto del messaggio da Mag, dopo averla torturata bruciando la sua mano sinistra su una padella rovente. Maureen esce di casa e al suo rientro rivela di essere riuscita a raggiungere Pato all’ultimo, il quale le avrebbe giurato amore eterno, progettando il viaggio per il Massachussetts. Allo stesso tempo Maureen, scoprendo che sua madre è morta, si sente in colpa per il suo decesso, dichiarando la propria innocenza di fronte a un raggio di luce proveniente dalla porta. Molto tempo dopo Ray va a trovare Maureen, raccontandole del fidanzamento di Pato con un’altra donna. Dal loro dialogo si scopre che il racconto di Maureen era falso, dato che l’incontro con Pato alla stazione non era mai avvenuto. Nell’ultima sequenza Maureen assume gli stessi atteggiamenti strambi della madre, mentre pone una corona sulla propria testa, l’unica cosa di cui può fregiarsi, visto che il titolo di “Reginetta di Leenane” era lo stesso con cui Pato la soprannominava.

(foto di Tommaso Le Pera)

Lo spazio e la scenografia hanno un ruolo importante nel descrivere l’abitazione delle due donne come una casa vecchia e sporca in cui il lavandino viene usato come gabinetto e in cui l’oscurità divide ogni cosa dal mondo esterno; lo sfondo ritraente una verde scogliera irlandese viene in parte offuscato dalle travi di legno della casa. Sono inoltre presenti diversi rimandi al mondo cristiano-cattolico sia nella casa, in cui appaiono un ritratto di Cristo e uno di Papa Paolo VI, sia nella scena in cui Maureen si dichiara innocente di fronte ad un fascio di luce, chiara allegoria di Dio. La rappresentazione utilizza un tulle per il cambio delle scene e per la divisione cronologica dei giorni. L’apparato scenografico è arricchito sia dalle luci di regia, sia dal contrasto di colori fra il nero dell’interno casalingo e il verde dello sfondo della scogliera. Il linguaggio rude e popolare assume registri molto diversi, alcuni molto drammatici nelle reciproche minacce di morte fra le due donne, altri molto più ironici, questi ultimi caratterizzati da allegorie a sfondo sessuale e doppi sensi fallici, come quando Maureen in una scena lecca un biscotto con aria molto lasciva.

Il dramma rappresenta una visione dell’oppressione femminile legata al concetto di malattia mentale, dato che in passato la ribellione della donna contro l’autorità patriarcale era considerata un disturbo. Anche Mag etichetta ogni tentativo di indipendenza di Maureen come malattia, nonostante sia lei la vera pazza della casa a causa delle sue paranoie. Solo alla fine Maureen diventa effettivamente pazza atteggiandosi come la madre, rimanendo nello stesso manicomio in cui era cresciuta, un manicomio che Mag considerava un luogo sicuro chiamato casa. Lo spettacolo suscita sgomento nel pubblico per il suo esito paradossale, che chiama lo spettatore a mettere in discussione la fiducia riposta nella narrazione teatrale stessa, la quale potrebbe essere nel suo insieme un prodotto dell’immaginazione di Maureen, così come lo è il finale. Nelle rappresentazioni teatrali tradizionali esiste sempre un patto narrativo in cui il pubblico si affida alla coerenza del narratore per credere alla verosimiglianza della storia. In Reginetta di Leenane la rottura di tale accordo, invece di farla cadere in secondo piano, rende la vicenda reale e non più solo verosimile, reale come il quotidiano cui ci hanno abituato alcuni casi di cronaca in cui non sempre gli eventi assumono un ordine coerente e regolare.

L'autore

  • Michelangelo Suma

    Nato a Venezia nel 2005, collabora con le testate online “Il Punto Quotidiano” e “Finnegans”, con il periodico “Gente Veneta” e nel 2024 ha scritto recensioni per la Rassegna teatrale e musicale “Le città visibili”, svoltasi a Rimini

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