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Violenze al Teatro Due di Parma. Da che parte stiamo

di Altre Velocità

Altre Velocità, come associazione e redazione, sospende ogni forma di scrittura riguardante il Teatro Due di Parma. Lo facciamo come gesto di solidarietà verso le persone che hanno subito violenza e verso chi, oggi, rischia sulla propria pelle nel prendere parola e scioperare, tra cui allieve e allievi del corso di alta formazione teatrale, consapevoli della presenza di lavoratori e lavoratrici del Teatro che comunque patiscono gli effetti di questa situazione.

Altre Velocità lavora in Emilia-Romagna da anni nella formazione del pubblico, nel giornalismo e nella critica teatrale, in dialogo con istituzioni regionali e nazionali. Col nostro lavoro cerchiamo di alimentare quella che chiamiamo comunità teatrale, provando a incontrare tanti giovani nelle scuole, nei laboratori di giornalismo e naturalmente scrivendo e pubblicando notizie e testi critici.

Arriviamo a questa decisione anche sulla scorta della recente contestazione al nuovo bando di formazione “Casa degli Artisti”, che ci trova concordi, e in luce di proposte editoriali riguardanti la stagione della struttura. Continuare a occuparsi dell’offerta teatrale di Teatro Due come se nulla fosse accaduto significherebbe, di fatto, contribuire a normalizzare un contesto in cui violenze, molestie e abuso di potere sono stati riconosciuti da un tribunale e denunciati da chi era in formazione. Si tratterebbe di separare gli spettacoli dalle condizioni materiali e politiche in cui vengono prodotti.

La sentenza n. 474/2025 del Tribunale del Lavoro di Parma ha condannato il regista Walter Le Moli e la Fondazione Teatro Due per molestie e violenze sessuali ai danni di allieve del corso di alta formazione, indicando responsabilità precise nella mancata tutela e vigilanza.

Di fronte a questo, il comunicato del 6 dicembre 2025 della Fondazione si presenta come difesa dell’istituzione: il Teatro si dichiara parte lesa, riconduce la vicenda a condotte individuali, sceglie di non assumersi chiaramente nessuna responsabilità, non formula alcuna scusa formale alle vittime.

Dopo le dimissioni di Paola Donati, la direzione è stata affidata allo storico assistente del direttore condannato, senza alcuna reale discontinuità nelle figure di vertice. In seguito alla sentenza, la maggioranza delle allieve e degli allievi del corso “Casa degli Artisti” 2025/26 ha dichiarato sciopero e si è autosospesa, denunciando la frattura del patto di fiducia con la Direzione; anche di fronte a questo il Teatro Due non ha assunto pubblicamente questa scelta, non l’ha ascoltata, non l’ha riconosciuta.

Chi sciopera e prende posizione lo fa a costo della propria formazione, mettendo a rischio il suo futuro professionale. Scegliamo di schierarci dalla loro parte, non da quella della continuità produttiva e della difesa dell’immagine.

Per queste ragioni:

  • non parteciperemo come redazione e associazione a iniziative promosse o ospitate dal Teatro Due;
  • non pubblicheremo articoli, recensioni, interviste, approfondimenti sulle stagioni, gli spettacoli e le attività del Teatro Due;
  • continueremo invece a dare spazio alle parole delle persone che hanno subito violenza, delle allieve e degli allievi in sciopero, ai collettivi e alle realtà che stanno costruendo strumenti di contrasto alla violenza e di trasformazione dei rapporti di potere nel teatro (come hanno fatto in questi articoli Theatron 2.0 e Teatro e Critica)

Non ci interessa “salvare” un’istituzione se questo significa lasciare sole le persone che l’hanno attraversata subendo violenza. Ci interessa contribuire, nel nostro piccolo, a una comunità teatrale che non accetta più di mettere tra parentesi i corpi e le vite.

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