
Appunti, pensieri non ancora del tutto formalizzati, suggestioni, ipotesi di discussione a partire dagli spettacoli visti. Una forma aperta, non saggistica, un racconto per frammenti ospitato ogni due settimane, una scrittura quasi in presa diretta per provare a testimoniare la complessità e diversità delle proposte teatrali del presente.
Giocare la letteratura a fumetti. Storia del nuovo cognome di Fanny & Alexander
Storia del nuovo cognome di Fanny & Alexander, visto al Ravenna Festival il 29 maggio 2026, dilata i perimetri del teatro fino alla letteratura e al romanzo disegnato. Il gruppo da sempre lavora sugli intarsi disciplinari, mescolando le autorialità, collaborando con musicisti e sound designers o costruendo drammaturgie su base letteraria (ricordiamo la menzione all’innovazione drammaturgica del Premio Riccione a Chiara Lagani nel 2017, in particolare per la “trasmutazione” in teatro di testi provenienti dal romanzo, dal cinema, dalle arti visive). Storia del nuovo cognome è il secondo episodio de L’amica geniale a fumetti, ispirato ai romanzi di Elena Ferrante, opera disegnata pubblicata da Coconino Press (2026) e firmata a quattro mani da Lagani e da Mara Cerri.
Il libro scorre in un battito di ciglia, con i colori pastello della Napoli di Chiaia, i bianchi e neri del passato, i blu notte negli abissi di Ischia, il rosato delle gote con l’inquadratura del disegno che zoomma sui volti. Nel volume e nello spettacolo si racconta il periodo successivo al matrimonio di Lila, la cotta delle due amiche per Nino, il distacco di Elena e l’università a Pisa, fino al re-incontro nelle ultime pagine. Quello che il teatro fa accadere, con la regia di Luigi Noah De Angelis e la drammaturgia di Lagani, è un letterale, artigianale, fantasmagorico “cartone animato”: in scena ci sono Lagani e Fiorenza Menni, da subito Lenù e Lila ma anche attrici che giocano il racconto, ora levando ora aumentando “spessore” rappresentativo alle loro stesse presenze. Voci narranti dei personaggi e al contempo operatrici narrative, le due muovono delle card disegnate con le immagini di Cerri proiettate in tempo reale alle loro spalle, un peculiare cinema d’animazione live. Un disegno si sovrappone all’altro poi svanisce in una dissolvenza incrociata “fatta a mano” e che sulle mani talvolta indugia, riportandoci alla materialità della narrazione.
Qui il gioco si spinge davvero fuori dalle cornici letterarie: le pagine con corpi femminili deformati, quando assumono il cognome coniugale, ci permettono quasi di toccare le inquietudini di Lenù, che teme per il cambiamento della sua amica da sposata; così le due attrici dismettono la loro funzione da mediatrici per i disegni, guardandosi negli occhi su due sgabelli e confidandosi frammenti biografici, cenni a episodi segnati dalla violenza maschile. Ora stiamo vedendo e ascoltando Ferrante, Fanny & Alexander, Cerri, Lagani e Menni, una sovrapposizione di fonti, linguaggi, identità capace di metterle in secondo piano ma anche di completarle nell’incontro reciproco. Quando accade vien da pensare che quasi solo il teatro ci riesca.
Lorenzo Donati

Una croce sullo stomaco. Rigetto di Dino Lopardo
Dove si annida il dolore? Dove si propaga l’odio quando la mente ne è satura? Dino Lopardo con Rigetto, visto il 31 maggio a Primavera dei Teatri, mette in scena le metastasi dei traumi familiari tramite corpi viziati e tormentati: due sorelle, Anna e Clara, “figlie della stessa fame”, riflettono la propria insoddisfazione sul loro corpo, sul loro rapporto col cibo e lo fanno in modi speculari; bulimia l’una, abbuffate l’altra. Comune denominatore è un gigantesco frigo che separa il palco in due metà, relegando ai suoi lati le ragazze: scissione visiva e metafora dell’ostilità che le divide, è su questa struttura multiforme che si regge l’intero apparato scenotecnico. Essa passa, infatti, dall’essere il cesso sporco e fetido del bar dove Anna lavora all’essere il vecchio e meneghino frigorifero di Clara che le parla, l’assilla e la biasima per la condizione d’obesità in cui lei si trova.
Annarella, colei che è “nata principessa e cresciuta schiava”, rigetta con parole aspre e crude l’odio che la abita, un odio nato dalla mancanza di affetto genitoriale, dalla frustrazione sociale della classe lavoratrice di cui fa parte e così, allo stesso modo, rigetta bulimicamente il cibo di cui si nutre. Sua sorella è meno sboccata, quel medesimo odio non lo urla, lo ingoia, lo nasconde e lo trasforma in lavoro: impiegata nel feederism virtuale, chiede token ai suoi clienti in cambio di prestazioni gastro-sessuali. Coricata sul suo pouf color latte, Clara invoca la fine, la immagina, la desidera, “mangio tutto e poi muoio”. E così, accoccolata su di un fianco, viene cosparsa da Anna di insalata: petali di lattuga le cadono sul corpo, una degna sepoltura come nel rito tragico, mentre in sottofondo ridono le loro voci bambine.
Spudorata e tenera al contempo, la scrittura di Lopardo consegna al pubblico la croce che le due sorelle (brillantemente interpretate da Angela Ciaburri e Claudia A.Marsicano) portano sullo stomaco: Rigetto (sapientemente musicato da Mario Russo) è uno spettacolo che interpella, in particolar modo, la generazione dei dispersi, dei giovani disorientati che nulla possiedono se non la propria carne, dei giovani insoddisfatti, “figliastri del consumismo capitalistico”, che in quella stessa croce rivedono il proprio smarrimento.
Irene Ringozzi

Se la trasgressione è un trucco. Fuori Fuoco di Carlo Massari/C&C Company
Giano bifronte non riguarda solo il volto, ma tutto il corpo. La struttura che il coreografo e creatore trans-disciplinare Carlo Massari imprime alla performance Fuori fuoco, vista al festival Attraversamenti Multipli lo scorso 12 giugno al parco di Tor Fiscale a Roma, si sviluppa appunto lungo una linea visiva e temporale ancipite, dal doppio risvolto: una prima parte in cui il danzatore ci offre solo la schiena, e una seconda in cui è orientato verso di noi. Un’evoluzione semplice, che però segna il confine fra il giorno e la notte, fra due mondi e due ere: senza che possiamo vederlo in faccia, prima ci parla (e ci danza) Eliogabalo – imperatore romano che sovverte le tradizioni, e viene qui riletto come figura queer e fuori dalla norma, ucciso per aver svelato le potenzialità di essere liberi – e poi, mirandoci negli occhi e sempre più vicino al pubblico, ecco invece sentiamo la voce ruvida e smargiassa del presidente statunitense Donald Trump – a negare ogni suo coinvolgimento negli abusi che si sono scoperchiati col caso Epstein.
Lo spiegava bene già dieci anni fa Ida Dominijanni ne Il trucco a proposito di Berlusconi: il connubio fra sesso e potere non è solo un “accidente” legato alle personalità dei leader della destra populista, ma un preciso dispositivo per instaurare un “regime del godimento” basato non sulla ricerca del piacere ma sulla volontà di dominio, dove la debolezza si trucca da forza. Ecco allora che Fuori fuoco, con la sua impostazione “a doppio fondo”, evoca questa ambiguità. Nella provocatoria e sensuale messa in scena fatta di costumi luccicanti, di movimenti prima fascinosi e poi esuberanti e di una gestione delle luci che crea una seducente amalgama con il verde notturno del parco, lo spettacolo lascia che la danza si dispieghi sullo sfondo di un interrogativo che parla al presente, al suo continuo uso strumentale e quasi accelerazionistico del concetto di trasgressione. Forse, appunto, la coreografia non raccoglie le domande ma solo le accenta per contrasto, se ne serve da base per andare altrove. Epperò, è un altrove che dagli acquedotti rannicchiati nella periferia romana già punta al mondo.
Francesco Brusa

Gli spettacoli
Storia del nuovo cognome. L’amica geniale a fumetti – Volume 2, tratto dal secondo volume del graphic novel di Chiara Lagani e Mara Cerri (Coconino press), su L’amica geniale di Elena Ferrante (Edizioni E/O), con Chiara Lagani e Fiorenza Menni, voce di Nino Sarratore Andrea Mochi Sismondi, voce di Donato Sarratore Lorenzo Gleijeses, lyrics Emanuele Wiltsch Barberio, percussioni Cristiano De Fabritiis, disegni Mara Cerri, regia, scene, luci, video e musiche Luigi Noah De Angelis, drammaturgia e costumi Chiara Lagani, allestimento multimediale Voxel, cura del suono Vincenzo Scorza, supervisione tecnica Gianni Gamberini, Vincenzo Scorza, organizzazione e promozione Andrea Martelli, Marco Molduzzi, amministrazione Stefano Tomani;
Rigetto, regia, drammaturgia, scene e luci di Dino Lopardo, con Angela Ciaburri, Claudia A.Marsicano, aiuto regia di Valentina Medda, costumi di Annamaria Porcelli, ambienti sonori di Mario Russo, prodotto da Viola Produzioni – Centro di Produzione teatrale, con il supporto di Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt);
Fuori fuoco, creazione originale di e con Carlo Massari / C&C Company, prodotto da Associazione Culturale SPaCCa, con il supporto di BACH Art Cultural Hub, con il sostegno di MIC e Regione Emilia Romagna, in collaborazione con Margine Operativo / Attraversamenti Multipli;
L'autore
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Redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee.


