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(foto di Alessandro Villa)
(foto di Alessandro Villa)

Colpi di Scena, uno sguardo al teatro di figura

di Nella Califano

È molto presente il teatro di figura di qualità alla quattordicesima edizione di Colpi di Scena, la biennale di teatro per ragazzi e giovani, organizzato da Accademia Perduta/RomagnaTeatri e tenutosi quest’anno dal 23 al 26 giugno tra Forlì e Faenza.

Nell’edizione del 2024 avevamo assistito alla messinscena di Bella, bellissima! un lavoro firmato Nadia Milani, per la regia e la cura dell’animazione, e Beatrice Baruffini per la drammaturgia. Quest’anno le due artiste tornano con Notturna, insieme all’ottima Eleonora Mina e anche in questo caso si tratta di una produzione di Accademia Perduta/Romagna Teatri. Raccontano ancora una storia di streghe, o meglio, di donne etichettate come tali e marginalizzate a causa del mistero che emanano. Una vecchia troppo vecchia, troppo sola, dall’aspetto che ricorda troppo quello di una strega, diventa il capro espiatorio di un intero villaggio, che solo grazie al coraggio di una bambina, curiosa di conoscere da vicino la temutissima donna, si ravvederà e imparerà a costruire una comunità accogliente. Le incantevoli scene di Alessia Dinoi ci accompagnano in un’atmosfera fiabesca, sospesa, anche grazie all’utilizzo del bianco, che ricopre le case del villaggio dalle forme rotondeggianti, in netto contrasto con la dimora scura e spigolosa dell’anziana donna. La maschera della vecchia, indossata dall’attrice, abilissima nel tenere in mano tutti i fili della narrazione, è di grande espressività: malinconica, rassegnata eppure pacifica e distesa nonostante le rughe che la solcano, conferendole un’età indefinibile, come quelle dei vecchi alberi, grinzosi, ma saldi e imperturbabili. La bambina sembra rappresentare invece l’infanzia stessa, che priva di pregiudizi si lascia guidare dall’istinto e attraversa il bosco per comprendere e giudicare con i propri occhi. Una storia originale, dunque, che ricorda la fiaba popolare, per trattare un tema che ci riguarda molto da vicino, quello del sospetto e della marginalizzazione verso chi consideriamo diverso da noi.

(foto di Francesco Bruno)

Danilo Conti e Antonella Piroli, fondatori del gruppo TCP Tanti Cosi Progetti co-prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri, affrontano a loro volta un tema scottante, ma affidandosi a una fiaba di Andersen, della quale modificano con umorismo il titolo. Ne Il vestito nuovo dell’imperatopo viene criticato con intelligenza e ironia l’uso distorto dell’autorità e i protagonisti sono dei topi, che vediamo in forma di pupazzi manipolati con sapienza da Danilo Conti e Claudia Veronesi. I due animatori in qualche caso dialogano con i personaggi, aggiungendo allo spettacolo un ulteriore livello di comicità. Nel corso della performance non mancano riferimenti all’attualità, ciò dimostra l’intenzione di muoversi nel territorio della fiaba per l’urgenza di raccontare qualcosa del mondo contemporaneo. Molto significativo il momento in cui il re, ormai consapevole dei propri errori, afferma che per mettere in piedi un regno basato su nuovi valori siano necessarie giovani menti, proprio quelle dei topini artefici dello scherzo che lo ha ridicolizzato davanti ai suoi sudditi.

Un’altra indimenticabile storia è quella del pupazzo Morgan, che sogna di lavorare come attore televisivo, protagonista de Gli stupidi sogni di Morgan di Rita Castaldo e Matteo Sintucci, animatori e personaggi della storia. La performance è chiaramente destinata a un pubblico adulto, ma è interessante segnalare l’abilità dei due artisti nella costruzione di una narrazione intelligente, precisa, ironica e commovente in cui nulla è lasciato al caso, dalla drammaturgia alla colonna sonora, alla creazione del pupazzo. Emanuele Aldrovandi, invece, si affida al mito, mettendosi alla prova per la prima volta con il teatro delle ombre insieme alla compagnia Teatro Gioco Vita, da autore e regista, per lo spettacolo Contro il sole. Il mito di Dedalo e Icaro, con Andrea Coppone. Si tratta di una riscrittura in cui le due infanzie e poi le adolescenze del temuto Minotauro, figlio di Minosse, e di Icaro, figlio di Dedalo, si incontrano. Insieme sognano, si confessano le reciproche difficoltà, perché entrambi, in modi diversi, hanno disatteso le aspettative dei padri e si ribellano, a rischio della vita, per ricontattare la propria essenza. Interessante notare come anche in questo caso l’attore non solo passi naturalmente dall’essere narratore a interpretare tutti i personaggi della storia, ma in qualche caso entri in relazione con i protagonisti della vicenda, creando una sovrapposizione tra i diversi piani del racconto.

(foto di Mirella Verile)

Il teatro di figura si conferma un’arte dotata di una potenza straordinaria ed esiste una generosa fetta di giovani artisti e artiste che ne hanno fatto il proprio territorio di ricerca. Le possibilità immaginifiche che offre permettono di accedere a una dimensione spettacolare altra, costruita su più livelli, in cui la compresenza dei personaggi manipolati e di chi li anima si potrebbe forse paragonare al meccanismo del racconto orale o della lettura ad alta voce: il narratore scompare, per poi riemergere e ancora inabissarsi come un fiume carsico. E noi a seguire il flusso.

L'autore

  • Nella Califano

    Studiosa di teatro, formatrice e critica teatrale. Si è laureata con una tesi sulla narrazione della fiaba nel teatro per le nuove generazioni ed è specializzato sulla scena per ragazzi e ragazze.

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