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Ivrea Cinquanta – Mezzo secolo di Nuovo Teatro in Italia 1967 – 2017. Genova, 5-7 maggio


29/03/2017
Un teatro in mezzo ai campi: 8 aprile con le Ariette


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''La formazione del nuovo pubblico'': un convegno sabato 25 marzo ad Albenga


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La cultura nell'economia italiana: il 13 gennaio un convegno a Bologna


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Impertinente Festival: il teatro di figura a Parma, dal 7 all'11 dicembre


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Master in imprenditoria dello spettacolo, Bologna, anno accademico 2016-2017


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Infanzia e città a Pistoia, dal 24 settembre al 5 novembre 2016


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Dalla Cultura alla Scuola: ''Cosa abbiamo in Comune'', il 7 settembre a Bologna


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L'arte di una attrice. Ermanna Montanari di Laura Mariani

Ogni qualvolta ci interroghiamo sull'arte dell'attore, uno dei problemi più grandi che ci troviamo ad affrontare è come raccontare ad altri quel mistero a cui abbiamo assistito. Che si tratti della recensione di un'opera o della cronaca di una carriera, la consapevolezza che ci accompagna è di non poter leggere un fenomeno dal suo interno ma di poterlo invece interpretare, stabilendo una relazione sincera e diretta che trasformi la fruizione in esperienza.
Chi prenderà in mano Ermanna Montanari. Fare-disfare-rifare nel Teatro delle Albe, il libro di Laura Mariani pubblicato all'inizio del 2013 da Titivillus, non potrà non sentirsi al centro di questa relazione, dove la fruttuosa tensione di chi scrive scaturisce inevitabilmente dalla partecipazione a quel mistero proprio dell'attrice, soggetto-oggetto del testo.

Laura Mariani è una storica, una ricercatrice delle fonti e delle connessioni con il proprio oggetto di lavoro, allenata a tenere uno sguardo duplice su un primo piano fatto di movimenti e immagini nitide (quelle che l'artista mira a farci vedere di sè) e sullo sfondo, dove si appoggiano i residui del passaggio di qualcuno. Docente di Storia dell'attore e Drammaturgia al Dams di Bologna e già studiosa di attrici che hanno fatto la storia del teatro (Giacinta Pezzana, Eleonora Duse, Sarah Bernhart e l'intemperante Colette), Laura Mariani non affronta la figura di Ermanna Montanari come un tema da svolgere, un nome di cui raccontare in fila una vita, una ricerca e una collezione di opere, ma stringe un legame con lei.
Non si tratta qui di riflettere sulla parzialità o imparzialità di chi si accinge a restuire all'esterno una vita o un'esprienza, ma di ricordare che studiare una figura viva, che tutt'oggi opera nel suo campo significa pedinarla, non perderla di vista un attimo, chè in un attimo gli attori compiono quei miracoli di cui spesso ci sfugge il “come” oltre che il “quando”.

Il libro si pone molti problemi, tra i primi sfondare la cornice della compagnia del Teatro delle Albe di cui Ermanna Montanari è anima insieme a Marco Martinelli: come individuare il peculiare di un'attrice all'interno di opere che nascono da un'alchimia? Come raccontare il lavoro di invenzione, di immaginazione, di condivisione e di svelamento di quel bagaglio remoto da cui tutta la compagnia, dal regista-drammaturgo Martinelli fino agli attori più giovani, ha attinto?
La sfida che si propone la Mariani è più che avvincente, e si scioglie nell'immersione all'interno degli occhi della Montanari: guardare dove lei ha guardato (i luoghi, gli artisti, i libri), scoprire le origini della sua voce (il dialetto romagnolo e quindi l'esperienza di due diverse lingue), scavare al fondo dei suoi personaggi (dalla sacralità di Rosvita fino al doppio sesso di Arpagone) senza mai dimenticare la terra sulla quale ciascuno di questi percorsi approda.

Il libro intreccia dunque la vita e l'arte di un'attrice senza schemi, un'interprete della visione che oltre a incarnare personaggi è anche ideatrice di scene, di costumi e quindi di ritmi e colori. Dai più piccoli episodi narrati, fino allo scavo puntiglioso nelle grotte che conservano la materia che ha portato all'interpretazione di un'immagine (e in questo è magistrale il lavoro fatto nel libro attorno allo spettacolo Confine) le pagine sono un turbinio continuo di riflessioni attorno a Ermanna Montanari e alle parole che ne accompagnano la ricerca (“spazio”, “voce”, “abito”, “testo”, “coro”, ecc.) che neanche per un momento tradisce quella triade di parole che costruisce il suo titolo: fare-disfare-rifare, parole legate come se fossero un unico verbo, un'unica azione.

Il titolo restituisce quel movimento che si cela dentro lo scritto, un ricamo di parole ed eventi. Tra memorie, fotografie (corposo e in parte inedito è il dossier di immagini raccolto al centro dl libro), scritti originali di Ermanna Montanari (citati talvolta sin dall'inizio, ma raccolti e ordinati nella seconda parte nominata “Canzioniere”), interviste ed esperienze, il libro riordina domande e fa emergere fili nascosti tra i primi e gli ultimi spettacoli del Teatro delle Albe, dà consolazione a chi ha memoria breve e non ha potuto vedere tutte le creazioni di questa compagnia di lungo corso, raccontandole e mostrandole, e soprattutto consegna da subito al lettore la condivisione di un'avventura: la scoperta passo passo di chi sia e che cosa nasconda quel volto inciso nella copertina, metà luce e metà ombra, che si sfuoca senza perdere peso dentro una colata d'oro.


di Serena Terranova


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