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Che succede a Santarcangelo?

La decisione presa dal Consiglio di amministrazione e comunicata in una recente conferenza stampa è ormai nota: Santarcangelo 2012/2014 è diretto da Silvia Bottiroli; Cristina Ventrucci e Rodolfo Sacchettini sono i codirettori, Motus la compagnia residente.
Da Santarcangelo ci si aspetta sempre qualcosa in più. Uno spostamento, uno spaesamento, una rottura. Nella festa ormai lunga tutto l'anno dei festival teatrali italiani, possiamo provare a individuare due tipologie di rassegne credibili. Da una parte si può tentare di presentare il meglio della ricerca scenica europea, portando in Italia opere che difficilmente vedremmo nelle stagioni, oppure producendo artisti italiani e non in cui si crede. Per fare questo è necessario essere consapevoli di quanto sta avvenendo nella scena internazionale, capire quali scelte adottano i maggiori festival e magari scommettere su qualcosa di poco visto, avendo a disposizione un discreto budget. L'altra strada sta nel trasformare il festival in una domanda, così da presentare e discutere una possibile “idea di teatro”. In tale prospettiva diventa vitale non limitarsi alla confezione di un cartellone ma progettare momenti articolati, diffusi e multiprospettici di contatto fra artisti e pubblico, diventa vitale approfondire, incontrare, sperimentare forme, in altre parole pensare il teatro e non solo programmarlo. È indubbio che Santarcangelo sia stato, lungo la sua storia, il banco di prova per molteplici idee di teatro, come quella che avviene prima e dopo gli spettacoli, nel microcosmo del paese romagnolo. Nell'ultimo triennio era stato sperimentato un modello, anticipato e reso possibile dal “Potere senza potere” del 2008: come si sa, ogni anno un'artista è stato direttore, costruendo festival-opere in cui prima degli spettacoli venivano le idee di teatro messe alla prova, discusse con il pubblico, verificate o sconfessate. Il coordinamento critico-organizzativo ha avuto il compito di dare sostanza alle visioni degli artisti e di tessere quel “di più” che è stato respirato dal 2009 al 2011: seminari, laboratori, dopofestival, ascolti radiofonici. Il coordinamento è passato ora alla direzione, affiancato dall'inedita formula di una “compagnia residente” per i prossimi tre anni (Motus). Dare una nuova fisionomia a Santarcangelo, avendo in mente la sua storia e almeno gli ultimi tre anni, non è cosa da poco. Durante la conferenza stampa sono stati espressi gli intenti di direzione e compagnia residente, nei quali si leggono desideri di cambiamento e continuità. 
 
Si tratterà di un percorso collettivo: un gruppo di lavoro plurale, chiamato a far circolare quell'aria pubblica che è stata la cifra di questi ultimi anni. Gli uffici dovranno essere sempre aperti, e il festival la punta di emersione di una «scossa» che vuole essere costante durante l'anno. Il paese sarà chiamato a proporre temi che vuole approfondire, e il festival metterà in piedi una sorta di “università aperta” per la cittadinanza. Si inviteranno spettatori esemplari per raccontare la loro biografia, un modo per attraversare alcune opere, per condividere l'esperienza della visione. Si lavorerà per linee di ricerca, e non tematiche: la memoria e l'infanzia. Si stabiliranno rapporti con gli artisti su periodi lunghi, non solo limitati alle due settimane di luglio. Ascoltando i desideri di Bottiroli, Ventrucci, Sacchettini ci si augura che le tensioni diventino pratica in breve tempo, perché chiara è la sensazione che tali premesse siano occasione per ridare un senso alla parola festival. Ovviamente il compito che si sono dati direttrice e codirettori non è per nulla semplice: sarà necessario che tali desideri si rispecchino in progetti e spettacoli, e che da questi emergano una o più idee di teatro.
Indipendenti nella collaborazione, economicamente inseriti nel budget del festival ma al lavoro per aumentare risorse esterne (attraverso le collaborazioni con ERT, Amat e Marsiglia 2013 Capitale Europea della Cultura), i Motus intendono creare una o più “zone” interne al festival: artisti provenienti dai conflitti dell'area del Mediterraneo arriveranno a Santarcangelo per abitare un edificio concreto o metaforico, “liberando” azioni, pensieri, immaginazioni. Il pubblico è chiamato a condividere un'esperienza e non solo a vedere spettacoli, fino all'idea di poter dormire nella zona. «La zona sta al festival come i Motus stanno al sistema teatrale», dice Enrico Casagrande, sottolineando la tensione libertaria che muove la compagnia, nel tentativo di scardinare schemi organizzativi e gestionali. Un'affermazione del genere, che possiede il fascino dell'ambiguità, andrebbe probabilmente centrata e messa a frutto a vantaggio del festival tutto, che nei prossimi tre anni vorremmo rappresentasse in ogni sua parte un tentativo di invenzione non solo artistico, ma precisamente organizzativo e gestionale. Detto questo, anche la voce di Motus crea premesse che costruiscono immaginazioni di indubbio fascino, qualora divenissero preludio per esperienze in cui porsi domande di senso, e le “crisi” che si vogliono avvicinare uno sprone per metterci in discussione, per non salvarci.  
 
Fin qui si è parlato di un progetto di direzione a cui si affianca una compagnia residente, con il rischio non troppo lontano di assistere a percorsi che procedono in parallelo. Le potenzialità sono talmente alte che il prossimo Santarcangelo 2012/2014 potrà divenire quel luogo pubblico delle arti di cui il teatro italiano e la cultura in generale hanno bisogno. L'auspicio è che la nuova direzione e la compagnia residente, quindi, lavorino per rintracciare punti di connessione strutturali e critici, per dialogare, discutere e, nel rispetto dei reciproci percorsi, alimentarsi a vicenda.

di Lorenzo Donati
 

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