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INTERVISTE > Contemporanea 07: parola di Edoardo Donatini
Prato, 26 maggio 2007 – Teatro Metastasio ore 15:30
La città di Prato apre le porte alla quinta edizione di Contemporanea, festival sulle arti performative, che reinsuffla da dieci anni a questa parte il profondo legame tra la città dei filati e i suoi numerosi luoghi teatrali.
Il curatore del festival Edoardo Donatini, uomo di teatro dalla variegata formazione artistica, ci racconta questo evento che vuole superare l’accezione troppo ristretta di festival: da una parte perchè le coordinate spazio-temporali proprie di un evento festivaliero sono qui sottoposte ad altri ritmi, dall’altra perchè questa occasione di produzione e promozione aderisce a un progetto cui nel tempo si è rimasti fedeli. Già la sua articolazione in sezioni e comparti corrisponde a un grande disegno che per certi aspetti rimanda a quella che è la progettazione di uno spettacolo o di una grande opera che gli artisti sentono la necessità di interpretare.
Contemporanea oltre a voler investigare i temi che interessano l’oggi nelle diverse forme ed esperienze di performatività non rifugge operazioni volte a recuperare realtà e fatti teatrali, storicizzando certe aree calde del teatro italiano: il festival ha sempre posto attenzione agli sviluppi generazionali dei diversi gruppi e compagnie e questo non esula da questioni che un programmatore deve quotidianamente porsi. Le nuove generazioni costituiscono ogni volta una scommessa che si gioca a lungo termine.

Contemporanea ha consolidato negli anni una formula vincente...

Il festival ha stabilito una sua configurazione ispirandosi all’immagine e alla struttura di un alveare, inteso come percorso performativo in cui ogni artista è invitato, in uno spazio non teatrale e con una durata limitata, a elaborare ex-novo un lavoro in linea con la sua ricerca artistica. I due eventi che contraddistinguono Contemporanea 07 sono Alveare Off, dedicato a undici nuovi artisti all’interno dell’Officina Giovani, e Alveare C Arte per i quattro maggiori rappresentanti della Generazione ‘90, ospitati all’interno del Centro per l’Arte Contemporanea Pecci. Lo scopo è garantire all’artista la libertà di sperimentare un proprio bisogno creativo in assenza di vincoli di carattere produttivo e distributivo.

Quali opportunità offre il festival al pubblico?
Ogni giorno è più o meno un’avventura, per questo il pubblico è un elemento importantissimo, il terzo soggetto insieme al festival e all’artista. Gli spettatori ormai si fidano, sposano un progetto dove nell’arco di nove giorni 25 compagnie si alternano in 120 repliche generando un grande gioco che rende il pubblico un soggetto estremamente attivo: deve scegliere i suoi percorsi, capire un programma che è abbastanza articolato, scoprire come in una mappa un tragitto che si confà ai suoi gusti e necessità.

Per quanto riguarda invece la scelta di inserire una sezione sulla Generazione ’90, qual è stata l’idea-guida?
Penso che questa generazione debba avere il diritto di rappresentare una continuità nella ricerca e nella tradizione di questo paese, perché ha svolto un ruolo importante nell’innovazione del suo sistema e ha sperimentato anche una serie di meccanismi produttivi contrapposti alle idee e alle pratiche dominanti. Non credo di essere l’unico o uno dei pochi a sostenere queste ragioni; infatti i grandi festival e le grandi programmazioni europee hanno prodotto, ospitato e continuano a produrre e ospitare questa realtà teatrale italiana che trova più consenso e più credito in altri paesi che non nel nostro. Questa è la mia posizione in merito, così come lo era all’inizio degli anni ‘90 con Monografia d’artista dove ritenevo necessario far emergere certi soggetti. Allora mi ponevo il problema che tutta la generazione degli anni ‘60 e ‘70 era rimasta in qualche modo sganciata da quelli che erano i fermenti successivi e che non c’era stato un passaggio di testimone. Se questa è stata una necessità allora, porre oggi una questione sulla Generazione ‘90 svolge la stessa funzione a distanza di molti anni e il convegno curato da Massimo Marino con la partecipazione di noti critici italiani permetterà di sciogliere alcuni luoghi comuni.

Non pensi che il rigore artistico che contraddistingue questa generazione costituisca un limite?
Questa generazione, a differenza delle altre, si è posta in maniera molto critica rispetto ad un sistema: se negli anni Sessanta e Settanta c’è stata una corsa a trovare un riconoscimento che si traduceva nella concessione di spazi, teatri in gestione, centri eccetera, questa generazione si è posta in maniera apolitica e “a-sistema”, non volendo gestire né progetti stanziali, né teatri, né luoghi. Il fatto che un po’ tutti si siano adoperati per trovare dei luoghi privati pagando l’affitto o comprandoselo è un segno estremamente chiaro. Vogliono essere semplicemente dei produttori e non dei gestori di attività teatrale; vogliono essere degli artisti e non diventare manager, organizzatori e direttori artistici. Credo che in questi gruppi ci sia l’esigenza di avere un atteggiamento progettuale altro che non sia solo quello produttivo, ma non penso che tale rigore sia un limite, piuttosto un handicap in questo sistema teatrale: se la Raffaello Sanzio non avesse mantenuto il suo rigore e la sua linea, pagandone anche personalmente un prezzo, oggi saremo sprovvisti di esempi tra i più importanti della storia del teatro italiano. Proprio Castellucci, quando è stato invitato a svolgere il ruolo di direttore artistico alla Biennale, mi ha messo a parte delle difficoltà e complessità che poneva la programmazione in genere circa la selezione dei gruppi di nuova formazione e di artisti che fanno parte di quest’area, sia italiani che stranieri. Anche per lui si tratta di una grande scommessa e in questo mi fortifica rispetto al lavoro che sono chiamato a fare in un festival come Contemporanea.

Quali sono i rapporti tra il Teatro Metastasio e Contemporanea e quale il futuro del festival?
Contemporanea è il Teatro Metastasio, nel senso che è il soggetto che realizza il festival e che in tutti questi anni lo ha collocato all’interno delle sue strategie generali, mettendo a disposizione le sue risorse interne. Parallelamente Comune, Provincia e Regione partecipano con ulteriori finanziamenti. Quanto al suo futuro, attualmente si sta lavorando all’ipotesi di trasformare Contemporanea in un progetto non più biennale ma annuale, per cui si verranno a stabilire dei rapporti diversi nella struttura del progetto e nella programmazione generale di questo teatro. Ovviamente senza trascurare le volontà di convergenza progettuale che interessano la regione Toscana e la cosiddetta area vasta di Firenze-Prato-Pistoia.

di Silvia Mei
       

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