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Ancora tu? Altre Velocità in vent’anni di teatro

di Altre Velocità

Ripercorrere vent’anni di recensioni interventi visioni significa muoversi non solo nel tempo, ma anche nello spazio. Perché il teatro – al netto delle forme e dei linguaggi attraverso cui si manifesta al mondo – vive innanzitutto del suo essere radicato dentro un luogo e dentro un contesto, più o meno comunitario, più o meno istituzionale, più o meno perso e disperso nei villaggi metropolitani di una penisola costellata di sale e festival, anfratti sperimentali e paesaggi terzi che possono diventare scena.

Per questo, nel mettere in fila quelli che sono i venti più uno articoli – anno dopo anno e firma dopo firma, inseguendo un ordine cronologico che è in primo luogo racconto biografico – a commento di ogni testimonianza ci è sembrato naturale e importante (importante perché naturale), anche andando a ritroso nella ricerca di informazioni che in prima battuta forse non si erano palesate come fondamentali, indicare innanzitutto le località degli accadimenti in cui e da cui sono nate le scritture. Ne nasce un reticolo estemporaneo ma chissà significativo, da Bologna a Santarcangelo (due punti nevralgici dell’attività di Altre Velocità), a Milano Roma Napoli Venezia (centri di imprescindibile offerta e produzione), fino alle spiagge ioniche di Marina di Chiatona o alle colline maceratesi di San Ginesio. Oppure l’intermittenza pulviscolare dei festival, che vanno da Dro a Prato, passando per Forlì. Sono gli estremi di una geografia teatrale mobile, dove appunto lo spazio si riconnette al tempo – nel raccontare, assieme al transito da luogo a luogo, anche gli spostamenti di tendenza, il crescere e magari l’esaurirsi di esperienze “dei margini”, una superficie ambientale che non può mai veramente essere distinta dalla profondità delle parole.

Sono dunque vent’anni di scritture e di visioni raccolti a mo’ di fanzine, tentativi di misurare, attraverso il teatro, la “qualità dell’aria” che si respira attorno e di capire quanto di quell’aria – politica e sociale – attraversa le scene, le cento province e i mille idioletti teatrali della penisola. Oltre alle scritture, le immagini – che sono anch’esse scritture e ricognizioni concettuali a tutti gli effetti – che hanno provato a dar corpo grafico non tanto a spettacoli o offerte artistiche, quanto a modalità di sostare attorno al teatro e alle sue conseguenze (cui, come da parafrasi di un famoso film, occorre sempre prestare attenzione): Marco Smacchia, Rojan Bagheri, Mariachiara Di Giorgio, Brochendors Brothers; l’impaginazione, con un rigore che vuole però anche essere rilancio, è di Mariagloria Posani. Sono allora vent’anni anche, se non soprattutto, di incontri e collaborazioni, a partire dall’editoriale – che arriva, riproposto senza che si senta l’urgenza di aggiornarne l’inattualità, da una vicina-lontana estate del 2008 – di Goffredo Fofi (scomparso l’anno scorso): «Ci si comporta come se nulla fosse cambiato», dice nell’attacco del pezzo, a ricordare per la critica (e per il teatro) la necessità di autocritica, di «revisione, analisi e progetto». Stimoli da portarsi dietro, anche in un semplice sguardo retrospettivo – che è appunto calco di un qualcosa di vivo, di quella mutevole temporalità collettiva dell’accadimento teatrale, che al tempo stesso eccede e si nasconde nella filigrana dei discorsi.

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Vent’anni di scritture e di visioni, di tentativi di misurare, attraverso il teatro, la “qualità dell’aria” che si respira attorno e di capire quanto di quell’aria – politica e sociale – attraversa le scene, le cento province e i mille idioletti teatrali della penisola. Dal 2005 al 2025, festival dopo stagioni, firma su firma, una selezione “a suggestione cronologica” delle uscite di Altre Velocità. Frammenti e memoria di un discorso critico possibile, improvvisi bagliori, rilanci.

Indice degli articoli pubblicati

La strana estate del teatro (2008)
di Goffredo Fofi

Pool: benvenuti all’inferno (2005)
di Rodolfo Sacchettini

Eravamo marxisti, ci sentivamo marziani (2007)
di Serena Terranova

“Periodonero” di Cosmesi (2009)
di Lorenzo Donati

“Bestiale improvviso” di Santasangre (2010)
di Alessandro Cava

Memorie di un primo ascolto. “Una lettura del Woyzeck” di Claudio Morganti (2012)
di Francesca Bini

Biennale danza: breve cronaca di un percorso fugace, a tratti smarrito (2014)
di Lucia Oliva

Il cinismo generazionale della rivoluzione (2016)
di Vittorio Lauri

Quello che gli adulti non fanno. “Five easy pieces” di Milo Rau (2016)
di Giuseppe Di Lorenzo

Zombie ipotetici: note su “Va Pensiero” del Teatro delle Albe (2017)
di Francesco Brusa

Attrazione e repulsione nelle tecniche dell’Homo Amans. “Encore” di Terzopoulos (2017)
di Gianluca Poggi

Dispacci dal vuoto. “Sempre domenica” di Collettivo Controcanto (2018)
di Ilaria Cecchinato

Come cercare se stessi dentro un film. “Quasi niente” di Deflorian/Tagliarini (2019)
di Marzio Badalì

Nel cuore di un uomo. “Giobbe. Storia di un uomo semplice” (2019)
di Nella Califano

Elegia della piscina vuota. “Alberghi. Una tremenda ostinazione” di Clessidra Teatro (2019)
di Vittoria Majorana

“Apocalisse tascabile”, il nichilismo attivo della generazione disillusa (2021)
di Alex Giuzio

Alla larga da me. Compagnia Licia Lanera incontra due testi di Antonio Tarantino (2023)
di Damiano Pellegrino

“Avalanche”, il geometrico disordine della parola (2024)
di Anita Fontana

Ilva Football Club, la squadra che tiferemmo tutti (se potess vincere) (2025)
di Petra Cosentino Spadoni, Francesca Lupo

“Trilogia dell’assedio”. Capire, cambiare e cadere. È forse questo il destino? (2025)
di Francesco Cervellino

Pubblicazione cartacea a cura di Altre Velocità, distribuita in occasione dell’evento “Ancora tu? Vent’anni dopo“, realizzato col sostegno di Ministero della cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna. Progetto grafico di Mariagloria Posani, illustrazione di copertina di Marco Smacchia.

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