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NOCTILUCA SCINTILLAS_3 SETTEMBRE-15

#1 L’abisso è bello perché ci fa paura

di Altre Velocità

Un buio più totale interrotto dal solo movimento cinetico con una fibra ottica colorata. Così ieri a Gradisca d’Isonzo nella Sala Bergamas, la ricercatrice, coreografa e danzatrice Marta Bellu con il suo spettacolo Noctiluca Scintillans è riuscita a condurci fuori dalla sala teatrale per esplorare l’ecosistema marino. Lo spettacolo è iniziato con la rappresentazione del fenomeno di luminescenza proprio dell’alga Noctiluca Scintillans – da cui deriva il titolo – nel momento in cui percepisce una minaccia, specie se sulla superficie dell’acqua. La performance continua con una combinazione di luci e suoni, sia antropici che naturali, studiata nei minimi dettagli: i motori delle barche, il forte rumore delle onde di un mare mosso, o di animali come granchi o pesci.

Nell’arco di 40 minuti Marta Bellu ha ballato da sola nella sala scura, il suo corpo si intravvedeva appena e sembrava aver perso le sue membra umane. Ai margini della scena, il light designer e scenografo Andrea Sanson ha accompagnato la danzatrice in scena girandole intorno. La protagonista, muovendosi e contorcendosi, si è trasformata, assumendo forme ibride che ricordavano vari organismi marini: a testa in giù, usando i piedi come mani e le mani come piedi, sfruttando la sua flessibilità e ogni singolo centimetro del corpo per cambiare forma. Tra i momenti più suggestivi, l’imitazione della muta di un crostaceo: attraverso movimenti precisi e lenti, accompagnati da suoni scricchiolanti e umidi, sembrava davvero di assistere a una trasformazione, a un passaggio di stato, quasi a una rinascita. 

L’interpretazione delle varie scene non è sempre stata immediata, soprattutto se non si è a conoscenza il fenomeno della bioluminescenza. Forse, però, non era necessaria una comprensione totale e razionale, ma piuttosto una partecipazione emotiva, sensoriale, per lasciarsi attraversare dalle suggestioni. L’insieme di musiche, luci colorate, giochi di specchi e movimenti ha avuto un effetto quasi disturbante su di me. Quando la scena si è tinta di rosso, ho sentito una fitta di paura, come se qualcosa stesse per accadere, come se ci fosse un pericolo imminente. Non sono stata l’unica a sentire questo senso di inquietudine. Nei primi dieci minuti, una bambina ha addirittura lasciato la sala. A fare da contrasto a questo sentimento di allerta è stata invece la calma trasmessa dalle luci bianche, rassicuranti, come quando ci si immerge lentamente nelle profondità marine. Un’alternanza emotiva che mi ha tenuta sospesa, tra tensione e tranquillità.

La paura iniziale si mette quindi in dialogo con la bellezza dei sinuosi movimenti della performer, delle luci colorate e del pensiero piacevole che solitamente si ha del mare e dei suoi abitanti. Un’immersione in bilico tra un profondo abisso e una colorata barriera corallina. Lo spettacolo mi lascia allora una domanda sospesa: è bello questo abisso? O è bello proprio perché ci fa paura?

Sofia Nardon

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