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Via Negativa, Quello che il teatro non e'

Vie Scena Contemporanea >> 2007 >> Interviste

 
Con quali criteri scegli i tuoi attori e in che modo lavori con loro?
Dall’inizio del progetto ho messo in piedi una serie di Workshop aperti a tutti, all’interno dei quali trovo i miei performers. Per il mio percorso non mi sono imposto margini di età e non esigo particolari abilità: si può essere attori, danzatori, scrittori, qualsiasi cosa, l’importante e che si accetti il mio modo di lavorare. È fondamentale la motivazione e la passione altrimenti il lavoro diventa lungo e stressante. Per questo motivo lascio sempre le porte aperte a chiunque decide di abbandonare il progetto. Durante il processo creativo guardo a quello che la persona vuole darmi, al suo sentire personale. Per esempio per lo spettacolo Four Deaths, ho chiesto ai performers di mostrarmi la loro posizione riguardo all’Invidia, come vivono questo sentimento negativo e con quali modalità possono offrirlo autenticamente alla scena. Tutta la preparazione è molto difficile e impegnativa, è un processo lungo di ricerca in sé stessi. Io lavoro da solo con i miei attori, in modo semplice: innanzitutto non li dirigo come nel teatro tradizionale, non dico loro cosa devono fare ma pongo delle domande attinenti all’argomento che deve essere sviluppato e aspetto la “nascita” delle loro risposte sul palcoscenico. Non mi interessa l’indagine psicologica ma la creazione di un’azione scenica che sia “fisicamente” in comunicazione con lo spettatore, senza mediazioni intellettuali.

Lo spettacolo Four Deaths è il sesto di un ciclo di opere dedicate ai sette peccati capitali. Perché la scelta di questo tema?
Quando lavoravo nel teatro istituzionale ero annoiato e stanco di quel mondo. Sentivo che avrei dovuto cominciare a riflettere su qualcosa che potesse toccare chiunque, non solo le persone appassionate di teatro. E immediatamente ho pensato ai sette peccati capitali. Ogni persona in questo pianeta è coinvolta in un intimo conflitto con la tentazione e il vizio. Credo sia interessante affrontare le qualità negative dell’esistenza umana, perché tutti le conosciamo, agiscono tutti i giorni su di noi. Questa è anche una delle definizioni dell’umano in cui Via Negativa si riconosce, sono proprio le caratteristiche negative della nostra natura a renderci umani. Questo tema mi ha permesso di pensare il lavoro con i performer. I peccati capitali sono il nucleo di base, e non c’è sforzo intellettuale, è un’operazione estetica, teatrale, agita, che non mira a fare la morale.

 

Via Negativa sembra rimandare all’esperienza del maestro polacco Jerzi Grotowskj. Cosa vi collega a quell’esperienza?
Citiamo Grotowsky per ricordare un punto di riferimento imprescindibile per il teatro del novecento, ma non c’è nessun collegamento diretto. Via Negativa è un modo di pensare, si fonda su una teologia in negativo, come quando si definisce l’esistenza di Dio dicendo ciò che Dio non è. Così noi ragioniamo nel nostro processo creativo. Per prima cosa partiamo da quello che il teatro non è per noi: non è una costruzione, né costumi, né musica, né scenografia. Il teatro per noi è comunicazione, è contatto tra chi agisce e chi guarda. Via Negativa è un processo creativo, un modo di lavorare, e non è solo negazione, ma è anzi una logica di produzione. È teatro, non un’utopica ricerca dell’autentica essenza della scena.


Come si è evoluto il tuo linguaggio artistico all’interno di questo progetto, ormai al suo sesto anno?
Sono felice dei risultati, soprattutto rispetto al tentativo di combinare gli stili delle arti performative e le tecniche del teatro convenzionale. È difficile definire se si tratti di teatro o performance, ed è per questo che tento di sviluppare l’ibridazione di tecniche differenti. Perseguiamo l’idea di rianimare il teatro, perché il teatro è il posto dove cose meravigliose possono accadere ma è allo stesso tempo facile rimanere ingabbiati in forme cristallizzate. Noi dobbiamo tentare di rompere questa logica in un modo logico, dobbiamo aprire le porte e capire che tutti in realtà, artisti e pubblico, siamo persone di teatro.



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