Come ci insegna Einstein, il tempo è strettamente legato allo spazio (e noi aggiungiamo all’azione): l’uno non esiste senza gli altri due in una rappresentazione. Senza spazio il tempo è durata pura (musica), senza tempo lo spazio è quello della pittura o dell’architettura, senza tempo e senza spazio l’azione non si può svolgere. Tempo da prendere a morsi o accarezzare dolcemente. Inizio e fine. Sintesi o dilatazione. Simultaneo o differito. Previsione e imprevisto. Ciclico o unico. A volte lo spettatore ha la possibilità di fruire della rappresentazione da un punto non necessariamente coincidente con l'inizio. E’il caso della rappresentazione intesa come progetto unitario formato però da un ciclo di singoli spettacoli, di episodi: la Tragedia Endogonidia della Socìetas Raffaello Sanzio, Ada di Fanny & Alexander, Piccoli episodi di fascismo quotidiano e Rooms dei Motus. Cronologia o ribaltamento. Lo spettacolo Infinities, allestito da Luca Ronconi nel 2001, permetteva invece di ripetere la visione per il tempo desiderato, essendo uno spettacolo suddiviso in 5 sezioni (testi) che si svolgevano ognuna in una stanza diversa. Lo spettatore poteva così, al termine dell’itinerario, ricominciare da capo. Anche nella danza si ha qualcosa di simile con il progetto, iniziato nel 2002, di Roberto Castello (della Compagnia Aldes) Il migliore dei mondi possibili, che si compone di 10 sezioni tematiche autonome, 10 spettacoli autosufficienti ciascuno dei quali composto di piccoli frammenti, di piccole opere quasi autonome, che a seconda dell'argomento mutuano di volta in volta il loro linguaggio da fonti diverse: dalla danza, dalla performance art, dal teatro delle marionette, dall'happening, dal teatro. Oggettivo e soggettivo. Ci sono due tipi di esperienza temporale: una quantificabile ed esteriore, l’altra qualitativa e interiore. Il tempo oggettivo esteriore è il tempo matematico, il tempo dell’armatura drammaturgica con i suoi punti di passaggio obbligati (esposizione, crescita dell’azione, punto culminante, caduta).
Il tempo soggettivo interiore è proprio di ciascun spettatore, ma è anche legato alla cultura, alle abitudini e alle aspettative del pubblico. Eterno o storico. Secondo Italo Calvino “i classici sono tali se esercitano un'influenza particolare, sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria. Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso. E’ classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo, anche se di questo rumore non può fare a meno”.