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Autoironia

Contemporanea >> 2007 >> Recensioni

 

Linus: Charlie Brown, la vita è fatta così, va presa per il collo e sbattuta contro il muro.
Charlie Brown: Non basta se la sgrido?



Ironia è dire qualcosa intendendo il suo contrario. Autoironia è dunque contrariare se stessi. Ciò può essere molto divertente perché l’uomo, benché lo sappia benissimo, ancora non crede di essere un animale ridicolo. Oscar Wilde diceva che se l’uomo delle caverne avesse saputo ridere la storia avrebbe avuto un altro corso. Probabilmente è vero, si sarebbe salvato, scoprendo che, in fondo, è tutta una questione di punti di vista. Il teatro con i punti di vista ci gioca a ping pong dai tempi dell’antica Grecia, quando tutti andavano all’oracolo di Delfi per ascoltare i responsi di una sacerdotessa appassionata d’erbe aromatiche, così abile nel non farsi capire da scatenare le migliori tragedie dell’occidente. La Pizia, poveretta, era una donna ironica, ma quasi nessuno, ai tempi, lo capì. Se oggi ci poniamo il problema è perché abbiamo imparato che fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, in altre parole perché alla Pizia ormai nessuno crede più. Il fatto è che il vivace contemporaneo e i vivaci figli del suo tempo non sanno più a cosa credere e anche il teatro sembra essersi posto la questione, cominciando a farsi risate dei propri costrutti e facendone non troppo velate barzellette. È successo, in questi giorni, all’Alveare Off, la vivace voce dei vivaci figli del contemporaneo vivace, dove non sono mancati da Antonio Tagliarini a Teatro Sotterraneo e ad Ambra Senatore autoironiche citazioni e decostruzioni del quadro di riferimento. Ciò significa due cose: esiste un linguaggio acquisito, il linguaggio acquisito non basta più. Permettersi ora il gioco di codice è per lo sperimentale l’indicazione di una perdita di autorità. Che ciò sia perdita o arricchimento al momento non è dato sapere, né ci interessa emettere un giudizio. Quello che ci rende curiosi è invece il sentore di un’istanza di superamento. Siamo di fronte a un fenomeno che sta cercando novità nella novità e se non l’ha ancora trovata ha comunque scorto delle incrinature da esplorare. Ne emerge soprattutto una rinnovata relazione con il pubblico, che viene chiamato direttamente in causa, in un dialogo che vuole spezzare la quarta parete. “Io non ho preparato nulla, non so che fare”, “La prima scena non l’abbiamo preparata, quindi vedrete la seconda”, “Pensate con il vostro vicino a una soluzione concreta per cambiare il mondo…tempo scaduto”. Sono questi i piccoli accenni di una nuova prospettiva che mette in risalto un’inazione diffusa, che se non trova soluzione, comincia intanto con il riconoscersi in crisi. In attesa dei risvolti ci limitiamo ora a goderci finezza e arguzia della risata del momento, che ci rende allegri e speranzosi se non d’intelligenza quantomeno di buona salute.