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Gli ambienti di Stefano Pilia

Ipercorpo >> 2007 >> Musica

 

 

L'avvento delle nuove tecnologie ha portato, oltre alle macroscopiche trasformazioni che hanno investito la vita quotidiana della parte più privilegiata del pianeta, anche alcuni slittamenti nell'uso comune di alcuni termini  e del conseguente immaginario culturale che il loro utilizzo costruisce. Uno di questi piani sdruccioli è proprio quello che riguarda le abitudini associative e l'alone di senso che sta attorno alla parola tecnologia, in particolar modo quando viene riferita al campo musicale. Non è necessario essere addetti ai lavori o musicisti per rendersi conto che in questo ambito la parola tecnologia evoca immediatamente il digitale, con i suoi formati, gli strumenti, i dispositivi. Questo è ancor più vero restringendo il campo e pensando a uno scenario fatto di creazioni contemporanee che dialoga con i software audio più evoluti, che fa sudare i laptop sui dance floor, che costruisce sculture di bit.

In questo contesto diviene un dato da sottolineare che  stasera sul palco di Ipercorpo suonerà un artista abbracciato a una chitarra elettrica, il più tradizionale degli strumenti rock. Si tratta di Stefano Pilia, un musicista eclettico il cui nome risuona con sempre maggior frequenza sul territorio italiano, e non solo, grazie alla sua attività di polistrumentista e compositore elettroacustico che lo porta a spaziare in diversi ambiti, tra cui anche la collaborazione con Cosmesi.

Per il suo live il musicista lavora innestando la chitarra e la sua effettistica tradizionale con le interferenze provocate dall'uso di radio e di registratori a nastro, oramai vestigia di un'altra epoca sonora. Grazie a questi strumenti e agli amplificatori della chitarra, Pilia mira a costruire degli ambienti sonori sviluppati attraverso una dinamica improvvisativa che il musicista ascolta e lavora in tempo reale. In questo modo le improvvisazioni sono fondate su un ascolto tradizionale che non si appoggia alla dimensione visiva permessa dai software audio, e sono lasciate libere di attraversare il caso e la bassa fedeltà per dialogare con l'errore insito nell'utilizzo di apparecchi analogici. I loop chitarristici modificati grazie all'uso delle altre sorgenti sonore, o viceversa, diventano testimonianza di una ricerca che continua a fare i conti con l'elemento tecnologico, ma lo fa riutilizzando gli effetti tradizionali e trasformandoli in strumenti veri e propri.