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TEATRI 90 > Teatrino Clandestino

Teatrino Clandestino nasce a Bologna nell’ex Centro Sociale Occupato Fioravanti per volontà di Pietro Babina (regista, drammaturgo, ideatore e costruttore delle scenografie oltre che ideatore audio) e Fiorenza Menni (attrice, ideatrice dei costumi, assistente alla regia e allenatrice).


Il tempo morto. Drammaturgia e regia: Pietro Babina. Bologna, Centro Fratelli Rosselli, 12 novembre 1989.

A porte chiuse da Jean Paul Sartre. Drammaturgia e regia: Pietro Babina. Sala Polivalente Casola Valsenio (Ra), 5 aprile 1992.

M (Majakovskij). Drammaturgia e regia: Pietro Babina. Con: Manuel Marcuccio, Fiorenza Menni, Pietro Babina, Guendalina Zampagni. "In centro c'e spettacolo", piazetta Einaudi, Ravenna, 9 settembre 1992.

Sogno in tre quadri con cornice. Drammaturgia e regia: Pietro Babina. Con: Manuel Marcuccio, Fiorenza Menni, Pietro Babina, Guendalina Zampagni. Sala Senio Casola Valsenio (Ra) 19 febbraio 1993.

R.A.P. (Resuscitato Amleto Parla) da W. Shakespeare. Drammaturgia e regia: Pietro Babina. In scena: Fiorenza Menni, Manuel Marcuccio. Sala Senio Casola Valsenio (Ra) 18 febbraio 1994.

Cantico dei Cantici. Exposition vivante a cura di Fiorenza Menni, Pietro Babina, Luigi de Angelis, Chiara Lagani, Sara Circassia, Sonja Lasagna, Francesco Borghesi, Sara Guberti. Ravenna, Valtorto Autogestito, 9 ottobre 1994.

Senza titolo. Produzione: Fanny & Alexander, Teatrino Clandestino. Padova, Teatro Maddalene, marzo 1995.

Mondo (Mondo). di Teatrino Clandestino, Link e il poeta Giovanni Pascoli. Produzione: Teatrino Clandestino, Link Bologna. Festival Giardini, Tredozio, cortile della pieve di Ottignana 11 agosto1995.

Il ginepro (favola cimiteriale). A cura di: Manuel Marcuccio, Fiorenza Menni, Pietro Babina, Luigi de Angelis, Chiara Lagani, Sara Circassia, Francesco Borghesi e i bambini del laboratorio teatrale Il Ginepro. Produzione: I.V.A.N. Festival Giardini ,Tredozio, giardino di villa Fantini, 29 Luglio 1995.

L'idealista Magico. di Teatrino Clandestino, con: Pietro Babina, Fiorenza Menni, Manuel Marcuccio. Produzione: Teatrino Clandestino. Bologna, Link, 14 gennaio 1997. (ripreso nel 2006)


“Il bolognese Teatrino Clandestino nell’idealista magico chiude in un gabbia a lume di candela, tra dettagli da scoprire col binocolo, una pedante ma di fatto patafisica conferenza elettrostatica immaginariamente tenuta nell’Ottocento, con dimostrazioni autentiche e giallo incorporato”
Franco Quadri, La Repubblica, marzo 1997

“Il dubbio più radicale sulla rapprensentabilità del mondo arriva dal Teatrino Clandestino. Nello spettacolo precedente Mondo (Mondo) attraverso pascoli interrogava le possibilità della poesia (e della parola) di dire il mondo e il pensiero. Questa volta è la potenza di verità della scienza a essere messa in discussione: quegli scienziato non saranno mai in grado di definire e di spiegare la realtà, sono insieme idealisti e maghi.”
Oliviero Ponte di Pino, Il Manifesto, marzo 1997


“Tant’è che in scena accadono magie da prestigiatori e dietro tutto si individua appena accennato un triangolo amoroso di maniera con finale tragico. Metafora sulla creatività e sulla rappresentazione considerazione astratta sulla ricerca in tutti i campi, manifestazione di un neoidealismo anche quello, forse, generazionale. Soprattutto uno spettacolo che mostra la maturità di questa compagnia bolognese e pone in modo del tutto nuovo, rispetto alla tendenze attuali della ricerca, l’interrogativo sulle strutture narrative e formali dell’agire scenico.”
Antonio Audino, Il Sole 24 ore, agosto 1997

150.000.000Sinfonia Majakoskijana di Teatrino Clandestino e Fanny & Alexander. Direzione: Pietro Babina. "Ravenna festival", ex Almagià - Magazzini dello zolfo, 1 luglio 1997.


30 contro 30 . Regia di Pietro Babina. In scena: i ragazzi del laboratorio teatrale del Liceo Scientifico Ricci Curbastro di Lugo. Produzione: Teatrino Clandestino. Lugo (Ra), Liceo Scientifico Ricci Curbastro, data 10 marzo 1998.


Io . Retrospettiva del Teatrino Clandestino composta da Gigantografie: i ritratti dei personaggi, Un prontuario: i testi. Produzione: Teatrino Clandestino. Teatro Valle, Roma, 12 giugno 1998.


Tempesta (Melologo) di Teatrino Clandestino da Shakespeare. Regia, scene e musica: Pietro Babina. Capocomicato: Fiorenza Menni. Macchinista: Francesco Conte. Collaborazione tecnica: Francesco Borghesi. In scena: Manuel Marcuccio, Massimiliano Martines, Fiorenza Menni, Muna Mussie. Produzione: Teatrino Clandestino in collaborazione con Emilia Romagna Teatro. Modena, Teatro Storchi, 12 Febbraio 1998.


Si prega di non discutere di Casa di Bambola. Soggetto da "Casa di Bambola" di Henrik Ibsen. Drammaturgia: Fiorenza Menni, Pietro Babina. Regia e scene: Pietro Babina. Produzione: Teatrino Clandestino, Biennale di Venezia-Sezione Teatro, in collaborazione con Interzona. Verona, "Prototipo" (Biennale di Venezia-Sezione Teatro), ex Magazzini Generali – Interzona, 7 ottobre 1999.


Otello. Drammaturgia, regia e scene: Pietro Babina. Capocomicato: Fiorenza Menni. Modena, Teatro delle Passioni, 9 marzo 2000.


Hedda Gabler. Scritto e diretto da Pietro Babina. Teatro Teatro Tese, Biennale di Venezia, 11 settembre 2000.


“È un gioco di piani Hedda Gabler, lo spettacolo del Teatrino Clandestino presentato a Bologna […] Piani che fuggono, piani (in)visibili e piani (s)velati. Ma anche gioco di piani cinematografici e teatrali, piani musicali e piani parlati.”
Nicola Bruno, Flashgiovani.it


“…da questi incastri, rimandi, incroci, spiazzamenti risulta una lettura nitida, radicale nella sua apparente semplicità, del testo di Ibsen, oltre ogni stratificazione delle convenzioni rappresentative. La noia di Hedda, la mediocrità del marrito non amato, il fascino dello scrittore alcolizzato che con Hedda ha avuto un lontano rapporto di intimità, la devozione di Thea, la lubrica violenza e ansia di possesso dell’assessore Brack che cerca di insinuarsi nelle insoddisfazioni della protagonista, acquistano una vitalità immediata definendo un’inquietudine esistenziale profonda. (…)

"Con questo lavoro Pietro Babina, che firma anche la scenografia, continua sulla strada intrapresa con i precedenti Si prega di non discutere di Casa di Bambola e Otello. Percorre la forma drammatica con nuovi mezzi, smonta e ricompone testi classici, sottopone strutture consolidate a domande che sembrano portarle sul punto di rottura. L’intento, riuscito, è quello di verificare quei bei monumenti con le ragioni contemporanee, scatenando cortocircuiti capaci di portare alla luce il nucleo bruciante di quelle opere, quel fuoco che può accendere ancora la sensibilità degli spettatori d’oggi.”
Massimo Marino, TUTTOTEATRO, 14 agisto 2000


“Ma è dramma tutto interiore quello di Hedda Gabler che la regia di Pietro Babina spoglia anche visivamente di qualsiasi azione fisica, oltre che di qualsiasi richiamo naturalistico. […] Il divanetto su cui si consuma la sua noia è un elegante strumento di tortura, uno sgabello che l’obbliga a un’inutile ginnastica. Ben distante insomma, almeno all’apparenza, dall’ingenuo furore di quell’altra sognatrice che è la (sempre ibseniana) Nora di ‘Casa di Bambola’, capace persino di andarsene di casa.

Azione è la parola, o meglio la forma che essa assume nel dramma, il dialogo che l’imprigiona, favola mascherata da ragionamento, scandito dal rintocco delle musiche pianistiche dello stesso Babina, che solo per un attimo si perdono nella fuga onirica di altre immagini e della musica di Recoil. Resta alla fine l’immagine (bunueliana appunto) di quell’infinito camminare in gruppo lungo una strada deserta e senza orizzonte. In silenzio, senza più parole.”
Gianni Manzella, Il Manifesto, 16 agosto 2000

 

“Hedda Gabler, spettacolo maturo e di grande impatto visivo che ha debuttato al teatro Tese in seno alla Biennale teatro di Venezia, oggi a noi appare come il compimento visivo-concettuale del trittico composto dallo studio Si prega di non discutere di Casa di Bambola e dall’impulsivo Otello, non più, o non solo un esercizio di stile tra l’immagine riprodotta e la sua corrispondenza ‘reale ‘ nelle scene con attori in carne e ossa, ma un riuscitissimo e personale percorso d’arte dal carattere sempre in movimento di un acuto regista sostenuto dalla carismatica presenza di Fiorenza Menni, attrice alter ego di Babina.

Sulla costante dei sentimenti di Hedda prendono corpo le relazioni e le vicende incrociate dei protagonisti per poi frantumarsi inesorabilmente nelle solitudini di ognuno, trovando in ognuno la giusta dose di volgare inettitudine da rendere come scarto da sé all’altro; così il legame con un assente ed arido marito, o la dipendenza di lei dall’amico, mentre dal passato tornano gli incubi e le lettere che descrivono un Hedda che non è più. Un passaggio di pistole, una vita che si consuma nell’anonimato, il desiderio di fuga che sottende l’apparente quiete borghese sono scanditi dal tempo di una tesa e bella partitura musicale per pianoforte scritta dallo stesso regista, un’ossessione in note che restituisce alla drammaturgia un retrogusto da suspense cinematografica che ha l’andamento dell’eterno ritorno di una progressiva attesa”
Paolo Ruffini, PRIMAFILA, novembre 2000

 

“Teatrino Clandestino recita in un suo proprio senso su due piani. I protagonisti, presi in una prospettiva di fuga sono ridotti alla taglia e al mutismo di marionette. Essi non sono visibili che in trasparenza per strade di una città stilizzata, spazio fantasmatico, dove essi si muovono come una folla di insetti che sbatte contro il vetro. L’autentico, il palpabile si inscrive invece nella proiezione cinematografica in primo piano. (...) La tensione del dramma di Ibsen, puntualizzata da una colonna sonora a goccia d’acqua, non conosce alcuna caduta di tono in questo dispositivo immaginato dal Teatrino Clandestino.”
Alan Dreyfus, LIBERATION, 13 maggio 2001

Iliade. Teatrino Clandestino in coproduzione con Kunsten Festival Des Arts,Santarcangelo dei Teatri,Le-Maillon Theatre de Strasbourg, in collaborazione con Studio Arkì con il sostegno di Premio di Produzione Concorso Italia 2000/ETI, Comune di Bologna-Settore Cultura, Provincia di Bologna – Settore Cultura ,Regione Emilia Romagna, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Bruxelles, Theatre 140, Kunsten Festival des Arts, 7 maggio 2002.

“Una Iliade tecnologica, evocativa, immaginaria. […] Colpisce dello spettacolo soprattutto il desiderio, forte nell'intenzione del regista Pietro Babina, di non far violenza al testo omerico, di rispettarne l'origine orale, la potente orchestrazione immaginaria, e restituirla al pubblico in una forma che faccia evocare ad ognuno la propria Iliade. Resta il racconto, la recitazione, ma le tecniche usate per la messa in scena ne snaturano qualsiasi pretesa realistica. A cominciare dai suoni, potente strumento immaginifico, che accompagnano tutto lo spettacolo, creando motivi ricorrenti e zone d'ombra. O ricorrendo alle immagini cinematografiche: come quelle tratte dai peplum-movie, che oltre a moltiplicare i piani visivi, moltiplicano anche i piani espressivi, suggerendo una sovrapposizione fumettistica alla scena teatrale; o le immagini che accompagnano i duelli, che ne materializzano a livello visivo la turbolenza, la violenza, il movimento.
Sovrapposizioni che percorrono tutto lo spettacolo, attraverso l'utilizzo delle luci, dei veli, delle ombre: elementi, questi, tutti tesi a destrutturare l'unità di spazio, a fornire molteplici campi visivi, e, di conseguenza, molteplici suggestioni.”
Nicola Bruno, flashgiovani, 2002

 

“Un inizio folgorante, insolito e coinvolgente. Poi , lentamente, un accumulo di forme tradizionali. Sto parlando dello spettacolo Iliade, drammaturgia e regia di Pietro Babina, prodotto dal Teatrino Clandestino e presentato come un oggetto "antinaturalistico", "cinestetico", che "trascina lo spettatore in un viaggio sensoriale tra le ombre umane e divine del presente e del passato". Che sia antinaturalistico non ci sono dubbi. Che sia cinestetico suscita qualche incertezza. Che coinvolga lo spettatore in forti emozioni è vero per quell'inizio a cui ho fatto cenno.

[…]Due dispositivi rendono "sensibile" il rapporto tra attore e spazio scenico. Il primo consiste in una piccola pedana basculante, manovrata dall'attore che, muovendosi, genera suoni. Il secondo è dato da una telecamera che riprende l'attore duellante su una pedana e invia l'immagine ad un Apple Macintosh 7600, il software la elabora e rende sensibile una parte della superficie agita, generando un suono ogni volta che l'attore entra con la sua spada in quella determinata area. Si tratta di realizzazioni molto efficaci, mentre non vanno al di là della tradizione consolidata i richiami alla pittura vascolare, il gioco di ombre , i dettagli del corpo umano. La "sensazione di essere ad occhi chiusi, di leggere (l'opera) ad occhi abbassati", suggeriva e implicava un viaggio nelle profonde viscere del buio, forse alludeva alle forme di luce e non alla luce che illumina le forme, ma la "sensazione" si è materializzata nei visi in ombra degli attori. L'ombra dei loro visi non diventa l'ombra dello spettacolo, non diventa poesia.”
Alfio Petrini, Prima Fila n. 95

 


CICLO MADRE E ASSASSINA

Prima l'immagine poi il titolo con: Fiorenza Menni, Mauro Milone, Muna Mussie. scenografia Pietro Babina (ideazione), Giovanni Brunetto (realizzazione). costumi e decori Fiorenza Menni. musiche Pietro Babina. post produzione video: Pierpaolo Ferlaino. Bologna, Teatro San Leonardo, Netmage 03, 23 gennaio 2003.

“tra recitazione in live e immagini virtuali si attua un continuo sconfinamento di piani dove risulta impossibile riuscire a distinguere il reale dalla sua simulazione. Sia la dimensione video che quella in live concorrono a generare un’atmosfera rarefatta, in bilico tra uno stato di veglia e di incubo, al cui interno accade un’unica azione, bruta e violenta: una madre che uccide i propri figli.La casa dunque, luogo di mutamento, da rifugio diviene teatro di morte. […] Da un uso della video proiezione più “scenografico” l’evoluzione per Teatrino Clandestino sembra dirigersi sempre più verso la creazione di un “casting virtuale”. Tutto si lega ad una particolare idea di attore da sempre forte nella poetica della compagnia, ossia l’idea di attore fantasma, presenza scenica reale ed al tempo stesso evanescente, fatta di una fisicità leggera, sempre sul punto di smaterializzarsi.”
Francesca Pagliuca, Exibart.com


La Bestemmiatrice con Fiorenza Menni, Andrea Fidelio, Mauro Milone, Muna Mussie, Chiara Lagani, Maria Chiara Pizzi, Giacomo Pizzi. capocomicato: Fiorenza Menni. scenografia: Pietro Babina (ideazione), Giovanni Brunetto, Diego Garbini (realizzazione) costumi e decori: Fiorenza Menni. musiche: Pietro Babina. post produzione video: Pierpaolo Ferlaino. promozione-organizzazione:Marcella Montanari. logistica-ufficio stampa: Chiara Fava. amministrazione: Francesca Leonelli. assistente alla regia: Debora Pradarelli. scritto e diretto da Pietro Babina. una produzione: Teatrino Clandestino. Santarcangelo dei Teatri,11 luglio 2003.

Madre e Assassina Ideazione: Fiorenza Menni e Pietro Babina.Con Fiorenza Menni, Angela Presepi, Barbara Folchitto,Pietro Pilla. regia, drammaturgia e musiche: Pietro Babina. Capocomicato: Fiorenza Menni.curatore video: Pierpaolo Ferlaino. Modena, Teatro delle Passioni 10 febbraio 2004

“Partito da un tema tramandato dal mito di Medea e ritrovato nelle odierne cronache, Madre e Assassina si radica su due precedenti studi del Teatrino Clandestino: un video che coglieva il centro tematico dell’azione e un episodio scenico che a Santarcangelo vi aggiungeva delle ipotesi interpretative. Il risultato, oggi, completa il racconto e lo consegna a una perfezione visiva che esige un superamento del fatto teatrale […] ma al regista-autore Pietro Babina non interessa l’analisi del fatto in sé, quanto sottolineare il carattere di pura immagine fantasmatica e non creativa che il teatro riuscirebbe oggi a trasmetterci […]

Poi l’esplodere della violenza è un grosso effetto misterico, spezzato in un seguito di momenti, supplito al suo verificarsi da simboliche proiezioni con un surround che si fa agghiacciante somma di urla e colpi nella registrazione postuma: l’avvenimento rimane giustamente inesplicabile e tutt’al più materiale per l’intervista tv di una presentatrice luccicante di strass alla madre col grembiule insanguinato, uscita dalla sua vita senza sapere come rientrarvi, che chiede solo di non fare poesia del suo atto. Un’ impeccabile suggello a una straordinaria serata di atroci miraggi.”
Franco Quadri, La Repubblica, Lunedì 16 febbraio 2004

“Tutta la prima parte è un succedersi di apparizioni a sorpresa, immagini di assoluta perfezione formale che slittano dall'interno domestico a un giardino verdeggiante, alla corsa immobile di una grossa automobile. Fino a riflettersi di nuovo sullo schermo, nel primo piano della protagonista Fiorenza Menni dal bel volto antico che richiama l'ambientazione anni 50 dell'azione. C'è un deliberato parallelismo, istituito dall'autore e regista Pietro Babina, fra la madre che un mattino uccide i suoi due bambini e una ricerca artistica che uccide gli attori e li sostituisce con i loro fantasmi, corpi smaterializzati. Ma il gesto di Medea è lontano, piuttosto vengono in mente i Giganti della montagna pirandelliani, le visioni cinematografiche che si proiettano nella villa del mago Cotrone, i fantocci che si animano nella notte per dar vita ai sogni. […] Alla fine calano gli schermi, rovesciando ancora una volta l'ordine teatrale, e si rivela così la semplice attrezzeria dello spettacolo, i pochi trucchi che sono bastati per smuovere le nostre paure.”
Gianni Manzella, il manifesto, 22 Febbraio 2004

 

“l'epifania di un orrore che è l'esatta continuazione del quotidiano ma sotto altre vesti, dietro un'altra maschera. Con la madre e i bambini, nella storia ci sono il marito e padre, un'amica d'infanzia, un'intervistatrice Tv; ci sono interni borghesi, automobili in viaggio e flash back; c'è la colonna sonora che fa da coro greco e poi ci sei tu costretto a essere più voyeur del solito. «Perché piangi?», chiedono a un certo punto alla madre assassina. «Perché sono uscita dalla mia vita e non so come rientrarci», risponde.”
Di Gian Luca Favetto, diario, marzo/aprile 2004

 

“Dopo Iliade (2002) che aveva colpito per l'algido distacco con cui si presentava al pubblico, mostrandosi quasi come netto rifiuto verso ogni forma del presente, Madre e Assassina attraversa, ma solo di passaggio, la tragedia di Medea. E più che il mito, il lavoro pare richia­mare la crudezza di alcuni recenti fatti di cronaca, declinando dunque verso una condizio­ne quanto mai attuale, sia nei temi che in alcune suggestioni. È la storia di un infanticidio, ma anche del prima e del dopo.

[…]Ma più che la storia, che corre cronologicamente suddivisa nel prima, nel successivo atto omicida e nel post, interessa il complesso e affascinante lavoro sulla scena realizzato con grandissima cura dal regista Pietro Babina. Pare di essere al cinema, un lungo schermo oriz­zontale incornicia la scena fungendo sia da superficie vera e propria per la proiezione di immagini, sia da lente per osservare ciò che appare oltre lo schermo stesso. [...] Forse l'anello un po' debole è appunto il testo, la parola che accompagna incessante tutto il lavoro, senza mai realmente aggiungere nulla di così signi­ficativo, espressa poi in una forma di naturalismo un po' sfilacciato, dove non si capisce mai bene se è inserita volutamente dell'ironia o se invece questa si annidi in delle zone d'om­bra incontrollate.”
Rodolfo Sacchettini, Lo Straniero

 

“Tolti di mezzo gli attori, il regista proietta sulla scena le loro immagini tridimensionali, mentre gli interpreti in carne e ossa danno voce ai personaggi in un inquietante (e qua e là beffardo) dop­piaggio dal vivo e fuori sincrono. È que­sta la macchina scenica inventata dal Teatrino Clandestino per la sua Madre e assassina. Una sequenza di vividi fumi­ni in 3D che regala il piacere quasi infan­tile di ammirare una perfetta riuscita tecnica: trovata gustosa, che odora di attrazioni pre cinematografiche, di diorami e panoramas ottocenteschi.”
Nicola Zuccherini, Primafila 2000 mensile di teatro e di spettacolo, giugno 2004



PROGETTO MILGRAM


Il fantasma dentro la macchina. anteprima nazionale al Festival delle Colline Torinesi l’8 giugno 2005 .


L’alba di un torturatore. una coproduzione Teatrino Clandestino, Romaeuropa Festival, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione e Ferme du Buisson, Scene

“Raccontare un esperimento scientifico con linguaggio scientifico, e farne teatro, ossia un evento non risolutivo né risolto, era una scommessa ardimentosa. Nell’una e nell’altra versione del Progetto Milgram, nuda ed essenziale la prima, complessa e ambigua la seconda, seppur penalizzata da un eccesso di cornici, rimane la lucidità con la quale il Clandestino non ha eluso la questione di fondo: perché è così facile, e così seducente, fare del male? La risposta di Milgram è esplicita, ma solo il teatro, forse, poteva esprimerla senza accenti moralisti.

È facile perché è facile mentire. È facile incasellarsi in ruoli e gerarchie a una dimensione. Lo spettacolo sdoppiato offerto dal Teatrino impone una contaminazione di due possibili che teniamo per prudenza e viltà divaricati: da un lato il pathos, la commozione, dall’altro l’analisi, la comprensione. A sinistra l’esperimento, nel suo orrore, a destra la didascalia in tempo reale, la disamina. Lo sguardo in un senso si presuppone tutto simpatetico, nell’altro tutto distanziante. Ma la vera scommessa è farli funzionare insieme, spietatamente. E allora si comprende che la finzione, quella teatrale, attinge a una più alta verità, a un disvelamento provvidenziale, in tempi come questi, in cui la menzogna e la violenza del potere sono spacciate non più per via di persuasione occulta ma per forza di slogan e di dogma.”
Luigi Weber su Exibart.com 2005


“Ci si dice, uscendo, che si vorrebbe non averci capito qualcosa. E invece è tutto evidente, senza una zona d’ombra. Cioè senza possibilità di una rielaborazione profonda. Il senso dell’esperimento e il risultato, la cieca obbedienza all’autorità che può trasformare una comunissima persona nell’esecutore di un’atrocità. […] Come del resto implica la chiave televisiva utilizzata da Teatrino Clandestino, ed è un moloch che davvero non lasci scampo e dunque non resta che attendere come questo materiale di studio si tradurrà in evento teatrale.”
Gianni Manzella, il manifesto, 7 agosto 2005

Ossigeno di Ivan Vyrypaev. Traduzione Alena Shumakova adattamento Pietro Babina con Fiorenza Menni, Marco Cavalcoli capocomicato Fiorenza Menni, regia Pietro Babina musiche Pietro Babina.


“Ossigeno è un testo atipico, più vicino a uno stralunato poemetto rap che a una struttura drammatica tradizionale: la sua costruzione in dieci “capitoli” biblicamente incentrati su altrettanti peccati rimanda esplicitamente ai dieci comandamenti, ma anche alle canzoni di un ipotetico album, debitamente introdotto da una sorta di ideale dj. E al tema del ballo, della discoteca rimanda l’insistente metafora respiratoria dei polmoni come due danzatori che stanno in ogni uomo, «un danzatore a destra e uno a sinistra», che col loro movimento alimentano la disperata ansia di vita che attraversa l’intero copione. Sotto una veste letteraria fibrillante c’è insomma una scrittura dal taglio fortemente generazionale, che si traduce in uno sghembo autoritratto collettivo.

Al centro dell’azione ci sono due personaggi o pseudopersonaggi, un giovane di provincia e una giovane di città, Andrea e Andrea nella traduzione italiana, i quali – più che vivere un’esistenza autonoma – sembrano farsi soprattutto portavoce del pensiero visionario dell’autore, scandito in sequenze verbali circolari, ossessivamente ripetitive: sullo sfondo c’è anche una specie di trama in cui lui per amore di lei uccide cinicamente a badilate la moglie brutta e grassa, finendo coinvolto in un grottesco processo che neppure si capisce – e non è importante capire – come vada davvero a finire. Ciò che conta è piuttosto quella realtà allucinata di sesso mediocre ai confini dell’impotenza, di ebbrezze alcoliche e di ogni genere di droghe consumate o spacciate senza problemi.”
Renato Palazzi, Linus.net 2007




VIDEOGRAFIA


R.A.P. (Resuscitato Amleto Parla). Regia e montaggio: Pietro Babina. Interpreti: Fiorenza Menni e Manuel Marcuccio. Video 8, durata 7' , 1996.

Psyche. Regia montaggio e musica: Pietro Babina. Figura: Fiorenza Menni.Video 8 , durata 5', 1998.

Tempesta (Melologo). Regia e montaggio: Pietro Babina. Riprese: Andrea Masu gruppo video T.P.O. Bologna. Musiche: Pietro Babina. Post-produzione Francesco Borghesi. Interpreti: Fiorenza Menni, Manuel Marcuccio, Muna Mussie, Massimiliano Martines. video8, durata 8', 1999.

Si prega di non discutere di Casa di bambola. Drammaturgia: Fiorenza Menni, Pietro Babina. Regia e scene: Pietro Babina. Riprese e montaggio: Luigi Martinucci, Pietro Babina, Francesco Borghesi. Interpreti: Pietro Babina, Fiorenza Menni, Giorgio Porcheddu. DV durata 22' 1999.

Otello. Drammaturgia e regia: Pietro Babina. Riprese e montaggio: Francesco Borghesi Pietro Babina. Interpreti: Muna Mussie, Manuel Marcuccio, Fiorenza Menni, Giorgio Porcheddu. DV durata 75' 2000.

Prima l'immagine poi il titolo. Con: Fiorenza Menni, Maria Chiara Pizzi, Giacomo Pizzi. Scenografia Pietro Babina (ideazione). Costumi e decori: Fiorenza Menni. Musiche: Pietro Babina. Riprese: Pietro Babina, Pierpaolo Ferlaino. Post produzione video, DVD authoring: Pierpaolo Ferlaino. DV, durata 6', 2003.

2 Volte a Te. Un film scritto e diretto da Pietro Babina, con: Fiorenza Menni, Enrico Casagrande, e con: Rita Falcone, aiuto regista: Marco Migliavacca, direttore della fotografia: Gigi Martinucci, montaggio: Francesco Borghesi, Pietro Babina.

BIBLIOGRAFIA


Certi prototipi di teatro (Fanny & Alexander, Masque Teatro, Motus, Teatrino Clandestino). Storie, poetiche, politiche e sogni di quattro gruppi teatrali, a cura di Renata Molinari e Cristina Ventrucci, Milano, Ubulibri, 2000.

Nuova scena italiana. Il teatro dell'ultima generazione, a cura di Stefania Chinzari e Paolo Ruffini, Roma, Castelvecchi, 2000.

Italian landscapes/paesaggi italiani, a cura di Xing, Luca Sossella Editore, 2001 Roma.

Transitos y desplazamientos teatrales: de america latina a italia, Sara Rojo, Santiago (Chile), Editorial Cuarto Proprio, 2002.

EXIT. Nuove geografie della creatività italiana, a cura di Francesco Bonami (Teatro a cura di Cristina Ventrucci), Milano, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2002.

L’incertezza creativa. I percorsi sociali e comunicativi delle performance artistiche, Laura Gemini, Milano, FrancoAngeli, 2003.


Da ART'O rivista di cultura e politica delle arti sceniche:

- Scritture Sceniche: Hedda Gabler di Teatrino Clandestino, N. 7, ottobre 2000.
- Il cinema secondo Pietro Babina, N. 10, gennaio 2002.
- Immagine e immaginazione, intervista a Pietro Babina di Silvia Fanti, N. 12, autunno 2002.

   

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Non è successo niente, è ciò che stiamo diventando

25 settembre - 4 ottobre 2015
Contemporanea Festival 2015
Le arti della scena

Febbraio - aprile 2015
Nelle pieghe del Corpo
Virgilio Sieni, Bologna

ottobre 2014 - marzo 2015
Festival Focus Jelinek
Festival per città

9-25 ottobre 2014
Vie Festival 2014 Modena___Emilia
Arti sceniche internazionali

10 - 20 luglio 2014
Santarcangelo · 14
Festival internazionale del teatro in piazza

12 - 21 luglio 2013
Santarcangelo · 13
Festival Internazionale del Teatro in Piazza

aprile 2013
Pinocchio della non-scuola
Immagini a cura di Osservatorio Fotografico, note a margine su Pinocchio

5-13 ottobre 2012
Tempo Reale Festival
Ricerche musicali contemporanee

14 - 23 luglio 2012
SANTARCANGELO •12
Festival internazionale del teatro in piazza

Primavera 2012
Vie Scena Contemporanea Festival
Arti sceniche internazionali

Marzo 2012
BilBolbul 2012
fumetto, illustrazione, disegno

ottobre 2011
Vie Scena Contemporanea Festival
Teatro internazionale a Modena, Carpi, Vignola e limitrofi

Settembre 2011
Arca Puccini - Musica per combinazione
Rock indipendente italiano e internazionale